“La grande convergenza. Tecnologia informatica, web e nuova globalizzazione” di Richard Baldwin
- 30 Settembre 2018

“La grande convergenza. Tecnologia informatica, web e nuova globalizzazione” di Richard Baldwin

Scritto da Luca Picotti

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Nuova globalizzazione e conclusioni

Cosa c’è di veramente nuovo nella nuova globalizzazione? In primo luogo, il vantaggio comparato è de-nazionalizzato. «Ad esempio, le automobili prodotte in Germania concorrevano [nel contesto della vecchia globalizzazione] con quelle prodotte in Giappone. Nel contesto della nuova globalizzazione, la competizione va invece immaginata come se avvenisse fra catene transnazionali della produzione, che chiamiamo “catene globali di valore”»(p.150). Inoltre, con il trasferimento di tecnologie all’estero da parte delle imprese al fine di rafforzare la concorrenza internazionale, non è detto che sia la nazione di dette imprese a trarne vantaggio. In secondo luogo, con la riorganizzazione internazionale della produzione, il valore si sposta verso i servizi. Infine, vi sono, rispetto alla vecchia globalizzazione, nuovi vincitori e nuovi perdenti, come si evince dalla metafora delle squadre di calcio accennata qui sopra: in particolare, come anche dimostrato dalle ricerche dell’economista Branko Milanovic, a perdere sono i ceti medi dei paesi sviluppati, sconfitti dalla concorrenza a basso costo e dalle delocalizzazioni.

«L’arte del progresso consiste nel preservare l’ordine di fronte al cambiamento e nel preservare il cambiamento di fronte all’ordine». Questa massima del filosofo Alfred Whitehead riassume, secondo Richard Baldwin, le sfide che la globalizzazione pone ai governi di tutto il mondo. L’Autore sostiene si debba ripensare la politica della competitività, oltre che la politica industriale, commerciale e sociale, per adeguarsi alla nuova globalizzazione. Il punto fondamentale del discorso dell’economista risiede nell’esortazione a guardare la globalizzazione non come un fenomeno unitario, ma considerando le sue specifiche sfumature storiche: in sostanza, la nuova globalizzazione è radicalmente diversa dalla vecchia e un potenziale futuro calo dei costi della circolazione di persone potrebbe cambiarne ulteriormente il volto.

Proprio per questo motivo è necessaria l’analisi delle trasformazioni che stiamo vivendo; come afferma il futurologo John Naisbitt, «il modo più attendibile per prevedere il futuro consiste nel cercare di capire il presente».

Il libro di Richard Baldwin ha il merito di trattare un tema vasto e complicato come quello della globalizzazione con lucidità e rigore accademico. Vi sono però alcune criticità da segnalare, o quantomeno alcuni aspetti da problematizzare: innanzitutto, rischia di essere fuorviante la periodizzazione 10.000 a.C.-1820 come fase di immobilismo nella storia economica, dal momento che, ad esempio, già ai tempi dell’Impero romano gran parte del grano consumato nella capitale non era coltivato nella penisola (per non parlare dei commerci in Asia, a cui l’Autore tra l’altro accenna). Inoltre, pare affetta da un eccessivo automatismo l’idea che l’abbassamento dei costi di informazione abbiamo improvvisamente avviato l’industrializzazione dei paesi in via di sviluppo – per quanto un nesso inevitabilmente ci sia, si pensi al “furto” di proprietà intellettuale in Cina.[3] La prospettiva dell’Autore, in sostanza, sembra alle volte troppo “occidentalista” e ingessata allo schema interpretativo – che pure è suggestivo – dell’«estinzione a cascata dei tre vincoli».

Al netto di questi aspetti, il libro rimane un volume prezioso per capire il presente.

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[3] Ma allo stesso tempo la Cina ha protetto diversi settori strategici dalla competizione occidentale.


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Scritto da
Luca Picotti

Nato a Udine nel 1997, studia giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trieste ed è redattore della rivista. Scrive soprattutto di teoria politica, trasformazioni socioeconomiche e processi di globalizzazione.

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