Il disegno del PNRR per università e ricerca. Intervista a Maria Cristina Messa
- 14 Dicembre 2021

Il disegno del PNRR per università e ricerca. Intervista a Maria Cristina Messa

Scritto da Giacomo Bottos

9 minuti di lettura

Il sistema della ricerca, insieme a quello dell’istruzione, è cruciale nel determinare le prospettive future del Paese, la sua capacità di stare sulla frontiera dell’innovazione, permettendogli affrontare sfide come la transizione ecologica e digitale e modernizzare il proprio sistema produttivo. La Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza contiene numerose misure per potenziare la filiera della ricerca, a partire da quella di base per giungere al trasferimento tecnologico. Su tali questioni abbiamo intervistato Maria Cristina Messa, Ministro dell’Università e della Ricerca.


Per iniziare questa conversazione possiamo ricordare che quello del finanziamento del sistema dell’università e della ricerca è stato per molti anni un tema critico per il nostro Paese. Ritiene che ci troviamo ora di fronte ad un’inversione di tendenza?

Maria Cristina Messa: Direi di sì, per una combinazione di fattori che hanno portato anche l’Italia a capire che, in questa fase di forti cambiamenti, per crescere e creare sviluppo c’è assoluto bisogno di investire sulla scienza. La legge di bilancio dimostra, mettendo risorse crescenti negli anni, che i giovani sono davvero il centro attorno al quale stiamo disegnando il futuro. Per l’università i fondi vengono messi a regime per consentire agli atenei una adeguata programmazione e stabilità delle attività, e verranno distribuiti in modo selettivo, prevedendo dei vincoli di destinazione per favorire, su tutto, un reclutamento che consenta di diminuire il divario nel rapporto docenti-studenti universitari che abbiamo in Italia rispetto alla media europea. Una valorizzazione di persone e competenze che coinvolge anche le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica. La ricerca diventa finalmente centrale per lo sviluppo del Paese, anche oltre il PNRR. Abbiamo previsto una crescita costante delle risorse proprio per consentire agli enti e ai ricercatori di assorbirle e sfruttarle nel miglior modo possibile e abbiamo istituito, due nuovi Fondi che dal 2025 arriveranno ad avere, insieme, mezzo miliardo di euro all’anno: il Fondo italiano per la scienza, nato per investire nella ricerca fondamentale, e il Fondo italiano per le scienze applicate per valorizzare anche la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale.

 

Quale ruolo è chiamato a svolgere il sistema dell’Università e della ricerca in un orizzonte di cambiamento del Paese?

Maria Cristina Messa: L’Italia è il Paese che dall’Unione Europea ha ricevuto più risorse attraverso il Recovery Plan per compiere un salto di qualità imprescindibile, soprattutto nei settori della transizione digitale ed ecologica. E questo salto lo guideranno le persone con le loro conoscenze e competenze, donne e uomini che il sistema universitario deve preparare proprio per le sfide che ci aspettano. Lo sforzo di rilancio del nostro Paese si sviluppa intorno a tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. In tutti e tre gli assi, i sistemi della formazione e della ricerca sono centrali per rispondere alla domanda di nuove professionalità e per dare risposte a problemi complessi. Il grande salto che dobbiamo compiere risiede nella capacità di avere una visione complessiva come Paese, di fare delle scelte come sistema dell’innovazione e della ricerca in merito ai temi e alle tecnologie su cui vogliamo investire, auspicando di diventarne leader a livello internazionale.

 

Quali sono a suo avviso le principali problematiche che presentano oggi il sistema dell’istruzione e quello della ricerca? In che misura il PNRR rappresenta un’opportunità per agire almeno in parte su questi limiti?

Maria Cristina Messa: Il filo rosso che attraversa, non solo il PNRR, ma ogni proposta di riforma del settore su cui stiamo lavorando dall’inizio del mandato di questo Governo, tiene insieme questi obiettivi: innalzare il livello di attrazione, competitività e innovazione dell’Italia, elevandone il livello formativo, la capacità di fare ricerca e di trasformare i risultati conseguiti in attività di interesse economico e sociale sostenibili e durature nel tempo, grazie a una forte e sana interazione tra pubblico e privato. Rispetto alla formazione, abbiamo lavorato per renderla, oltre che più attrattiva, equa e internazionale, sempre più funzionale alle transizioni individuate come prioritarie. Tutte le iniziative sono coerenti tra loro per rispondere alle sollecitazioni che da tempo provengono dal sistema nel suo complesso: occorre aumentare la flessibilità dei corsi di studio e dei percorsi interdisciplinari per risponde alle emergenti esigenze di competenza. Le iniziative puntano anche a superare le differenze di genere nella scelta dei corsi di studio, investendo su modalità nuove di orientamento che siano in grado di offrire tutte le opportunità dei percorsi STEM (science, technology, engineering and mathematics). Per rendere la ricerca sempre più collaborativa e competitiva con le filiere internazionali, un capitolo specifico su cui investire è il potenziamento delle infrastrutture di ricerca europee esistenti e il partenariato pubblico-privato. L’ingresso di nuovi ricercatori sarà fondamentale così come la flessibilità e la capacità di rendere più agevole la mobilità, anche temporanea.

 

Nel disegno del PNRR all’Istruzione e alla Ricerca è dedicata una Missione, la quarta. Qual è il ruolo di tale Missione nell’economia generale del Piano e quali sono le principali interazioni con le altre Missioni e con gli obiettivi generali e le priorità trasversali del Piano?

Maria Cristina Messa: La Missione 4 mira a rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, favorendo l’accesso all’università e potenziando i percorsi di dottorato e alta formazione, rendendo più rapido il passaggio al mondo del lavoro e rafforzando gli strumenti di orientamento nella scelta del percorso universitario. La Missione 4, inoltre, con gli investimenti e le riforme della Componente 2, punta a rafforzare e favorire la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese, a sostenere i processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, e potenziare le infrastrutture di ricerca, il capitale e le competenze di supporto all’innovazione. Tutto il PNRR, poi, si basa sulla necessità di adottare un approccio partecipativo e di condivisione e in questo la trasversalità delle azioni, l’interazione tra missioni diverse, il lavoro di squadra anche tra ministeri è fondamentale. In particolare, con i Ministeri per la Transizione Ecologica e per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale abbiamo lavorato per l’identificazione e la co-definizione di alcune tematiche intorno alle quali chiediamo di costruire progetti per i Partenariati estesi e i Centri nazionali. Con il Ministero dello Sviluppo Economico abbiamo diverse misure da attuare insieme, soprattutto pensando alla parte dedicata al trasferimento tecnologico e alla collaborazione pubblico-privato per la ricerca. Con il Ministero della Salute ci siamo impegnati per dare stabilità alle risorse e consentire una reale programmazione dell’accesso ai corsi di laurea in medicina e ai posti per le scuole di specializzazione. Con il Ministero del Lavoro e con quello della Pubblica Amministrazione siamo impegnati a migliorare la valorizzazione, anche economica, delle competenze di coloro che decidono di investire nella propria formazione. E con il Ministero dell’Istruzione abbiamo lavorato sulla valorizzazione del percorso degli Istituti tecnici superiori (ITS) e per migliorare l’orientamento.

 

Nella Componente 1 della Missione 4, oltre al potenziamento dell’intero sistema di istruzione a partire dagli asili nido, sono previste anche misure dedicate nello specifico all’università. Può illustrarcele? Qual è il disegno complessivo ad esse sotteso?

Maria Cristina Messa: All’interno della Componente 1, il Ministero dell’Università e della Ricerca è titolare degli investimenti per circa 2 miliardi di euro, volti a facilitare l’accesso all’istruzione universitaria, con nuove borse di studio, opportunità per i giovani ricercatori e con l’estensione dei dottorati di ricerca. Nello specifico, quasi 1 miliardo di euro è destinato ad aumentare il numero di alloggi per studenti universitari, passando entro il 2026 dagli attuali 40.000 a oltre 100.000. Cinquecento milioni, invece, sono dedicati alle borse di studio, sia per aumentarne, in media, il valore annuo sia per ampliare la platea di giovani beneficiari. Poco meno di mezzo miliardo, 432 milioni nello specifico, li investiamo per estendere il numero e le opportunità di carriera di dottorati di ricerca, dottorati innovativi per la Pubblica Amministrazione e per il patrimonio culturale. Alle azioni di orientamento attivo sono destinati 250 milioni, per facilitare e incoraggiare il passaggio dalla scuola secondaria superiore all’università e, allo stesso tempo, ad affrontare gli abbandoni universitari negli anni successivi. Infine, 500 milioni sono previsti per il progetto che mira a migliorare le competenze di insegnamento, comprese quelle digitali, dei docenti nelle università e degli insegnanti nelle scuole.

 

La Componente 2 della Missione 4 è dedicata a rafforzare la ricerca e favorire la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese, sostenere i processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico e potenziare le infrastrutture di ricerca, il capitale e le competenze di supporto all’innovazione. Si agisce, cioè, sull’intera filiera della ricerca e dell’innovazione. Quali sono, nel complesso, gli obiettivi di questo insieme di interventi?

Maria Cristina Messa: All’interno della Componente «dalla ricerca all’impresa», la maggior parte dei circa 9 miliardi gestiti dal Ministero dell’Università e della Ricerca è destinata alle iniziative di sistema, per fare in modo che la ricerca in Italia abbia un vero impatto sulla quotidianità delle comunità, sulla competitività del Paese e che coinvolga le strutture già presenti nel nostro territorio, aiutandole a crescere. Crescere sia in termini di capitale umano che in termini di infrastrutture di ricerca e di capacità di influire sull’economia e sul benessere dei cittadini. Per finanziare le iniziative di sistema, abbiamo oltre 6 miliardi di euro destinati, all’esito di bandi competitivi, a circa 60 grandi progettualità per creare o rafforzare Partenariati estesi, Centri nazionali di ricerca e sviluppo, Ecosistemi dell’innovazione e la realizzazione di un sistema integrato di Infrastrutture di ricerca e Infrastrutture di innovazione. L’obiettivo principale è di stimolare reti, consorzi che mettano a sistema l’esistente, creare massa critica e presentare l’Italia come Paese competitivo a livello internazionale. Sono tutti progetti per cui si chiede la collaborazione tra università, enti di ricerca e altri soggetti sia pubblici che privati.

 

Può illustrarci quale ruolo possono svolgere i partenariati, i «campioni nazionali di R&S», gli «ecosistemi dell’innovazione» e i «leader territoriali di R&S»? Quali interventi sono previsti? Ci sono ambiti di ricerca che si vogliono particolarmente promuovere?

Maria Cristina Messa: L’investimento di 1,61 miliardi di euro per i Partenariati estesi alle università, ai centri di ricerca, alle aziende per il finanziamento di progetti di ricerca di base mira a finanziare almeno 10 programmi di ricerca e innovazione da realizzare individuando le tematiche tra quelle indicate nelle linee guida definite dal Ministero con il coinvolgimento del Supervisory Board, appositamente istituito. Per il rafforzamento delle strutture di ricerca per la creazione di 5 Centri nazionali ci sono 1,6 miliardi di euro. Saranno dedicati alla ricerca di frontiera relativa ad ambiti tecnologici. Gli Ecosistemi dell’innovazione, per cui sono previsti 1,3 miliardi di euro per finanziarne massimo 12, sono luoghi di contaminazione e collaborazione tra università, centri di ricerca, società e istituzioni locali che hanno finalità di formazione di alto livello, innovazione e ricerca applicata definite sulla base delle vocazioni territoriali. Abbiamo, infine, 1,58 miliardi per la realizzazione di un sistema integrato di Infrastrutture di ricerca e Infrastrutture tecnologiche di innovazione, che saranno fino a 30, con lo scopo di facilitare l’osmosi tra la conoscenza scientifica generata in infrastrutture di ricerca di alta qualità e il settore economico, favorendo l’innovazione.

 

In che modo si mira a potenziare il sistema di trasferimento tecnologico? Come è possibile accrescere il contenuto tecnologico del nostro sistema produttivo?

Maria Cristina Messa: Il sistema di trasferimento tecnologico italiano ha sofferto di criticità strutturali e organizzative che hanno impedito un adeguato trasferimento della ricerca e la sua valorizzazione. Oggi, non solo con la Missione 4, ma anche con misure di incentivazione fiscale incluse nel Piano Transizione 4.0, possiamo cambiare il passo per aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane, prevedendo, di conseguenza, il potenziamento della ricerca di base e applicata e la promozione del trasferimento tecnologico. Azioni sinergiche con la misura di 350 milioni gestita dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal Ministero delle Sviluppo Economico, proprio per rafforzare la propensione all’innovazione del mondo produttivo, incoraggiando un uso sistemico dei risultati della ricerca e favorendo la creazione di reti di collaborazioni internazionali. Nel PNRR c’è, poi, l’investimento specifico a supporto di startup e venture capital attivi nella transizione ecologica che mira a coprire l’intera filiera del processo di ricerca e innovazione, dalla ricerca di base al trasferimento tecnologico.

 

A quali iniziative pensate per accrescere la cooperazione scientifica e favorire l’internazionalizzazione della ricerca?

Maria Cristina Messa: Se penso alla cooperazione scientifica, il primo livello su cui dobbiamo concentrare l’attenzione è quello europeo. Da tempo stiamo discutendo della piena realizzazione di uno «Spazio europeo della ricerca», un obiettivo ambizioso da costruire nei prossimi dieci anni. Per realizzare un vero «Spazio europeo della ricerca» dovremmo riuscire ad accelerare confronto e proposte su alcuni elementi essenziali, tra cui la mobilità dei ricercatori, della conoscenza scientifica e delle infrastrutture di ricerca. In Italia, con le norme in materia di reclutamento, dottorato di ricerca e personale delle università e degli enti pubblici di ricerca, stiamo lavorando proprio per dare garanzie e certezze nei percorsi di carriera, e circolazione dei ricercatori.

 

Per quanto riguarda l’attuazione del Piano quali sono le azioni già attuate e quale sarà la scansione delle prossime iniziative? Il meccanismo di governance si sta rivelando idoneo ad un’efficace realizzazione di quanto previsto?

Maria Cristina Messa: Vorrei che fosse chiaro un punto imprescindibile: se vogliamo cambiare davvero passo, dobbiamo considerare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non solo una fonte di finanziamento con dei compiti da portare a termine ma il vero strumento per la ripartenza e la ricostruzione del Paese. Quindi è sicuramente corretto tenere bene a mente il fatto che le risorse che arriveranno sono un prestito che dobbiamo restituire, ma ancora più importante è progettare l’uso di questi fondi affinché si attivino processi virtuosi in grado di sostenere nel tempo gli investimenti che andremo a promuovere. Rispetto alle misure di competenza del Ministero dell’Università e della Ricerca, oltre alle riforme previste e attuate per il 2021 sulle lauree abilitanti, i dottorati, le borse di studio e gli alloggi per gli studenti, i primi a partire sono proprio i bandi per la ricerca di filiera perché chiediamo a università, enti e imprese di creare fondazioni o consorzi che, fino a oggi, non siamo mai stati in grado di attivare.

 

In conclusione, qual è l’immagine complessiva del sistema di università e ricerca che vi auspicate di poter raggiungere attraverso l’insieme delle azioni previste?

Maria Cristina Messa: Un sistema dinamico, innovativo e tecnologicamente avanzato, che metta al centro le persone e le loro competenze, un sistema che accompagni studenti, ricercatori e docenti a costruire un Paese migliore.

Scritto da
Giacomo Bottos

Direttore di «Pandora Rivista». Ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto su diverse riviste cartacee e online.

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