Accordo iraniano: il discorso di Rouhani in italiano

Rouhani

La dichiarazione di Trump è arrivata improvvisa, come sempre cogliendo di sorpresa giornalisti e addetti ai lavori: l’8 maggio, 4 giorni prima della data prevista, ha annunciato il varo di nuove sanzioni contro l’Iran e l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo del JCPOA (acronimo per Joint Comprehensive Plan of Action), ovvero l’accordo sul nucleare iraniano siglato da Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Cina con il quale l’Iran si è impegnato a fermare il proprio programma nucleare e ad eliminare le proprie scorte di uranio arricchito autorizzando stringenti controlli da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Per capire quali scenari si apriranno ora bisognerà guardare alla posizione che assumerà l’Europa: se continuerà a sostenere l’accordo o si allineerà sulla linea di Trump. In ogni caso non c’è alcun dubbio che lo Stato che più di ogni altro risentirà di questa decisione sarà proprio l’Iran, un Paese di cui si parla molto nei media ma che resta spesso poco conosciuto nella sua realtà effettiva. Al di là delle immagini che lo rappresentano come potenza regionale nelle guerre per procura del Medio Oriente, oppure come regime oppressore che ignora i diritti civili, l’Iran è un Paese di grande complessità: una nazione di 80 milioni di abitanti che si trova di fronte a sfide enormi: un alto livello di disoccupazione, la scarsità di risorse idriche, una moneta soggetta a fortissime fluttuazioni di valore. Il Barjām, come è chiamato l’accordo sul nucleare in lingua persiana, non ha rappresentato per l’Iran solo l’uscita dal ruolo di paria che ricopriva nella società internazionale specialmente dopo gli anni di Ahmadinejad, ma anche un’occasione, con la fine delle sanzioni, per rilanciare l’economia interna, aumentare le esportazioni e migliorare la qualità della vita dei propri cittadini con l’arrivo dall’Europa di migliori medicinali e tecnologie all’avanguardia.

L’obiettivo di questo articolo è quello di favorire la comprensione dei risvolti interni all’Iran della decisione di Trump, osservando dall’interno il clima con cui la Repubblica Islamica si è preparata ad accogliere la notizia. La figura più attiva in questo senso è stata ovviamente il presidente della Repubblica Hassan Rouhani, uno dei negoziatori dell’accordo. Due giorni prima della decisione di Trump, il 6 maggio, Rouhani ha tenuto a Mashhad un importante discorso. Di fronte al consiglio amministrativo e alle élite della regione del Khorasan-e Rezavi, bastione dei conservatori che si opponevano all’accordo, Rouhani ha difeso la bontà del Barjām e, soprattutto, ha delineato la strategia dell’Iran di fronte alle possibili mosse statunitensi. Si propongono di seguito, come documento per aiutare il lettore a comprendere la situazione attuale, alcuni stralci del discorso, tradotti dal persiano e commentati dall’autore di questo articolo.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il complesso ruolo dell’Iran

Pagina 2: Rouhani e la difesa dell’accordo sul nucleare

Pagina 3: L’uscita degli Stati Uniti e le reazioni iraniane


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Nato a Lecco nel 1996, studente di arabo e persiano, ha passato gli ultimi 3 anni tra Iran, Egitto, Libano, Kurdistan (iraniano) e il Veneto. Ha seguito corsi presso l'Università Ferdowsi di Mashhad, Iran. È studente del terzo anno presso l'Università Ca Foscari di Venezia.

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