Israele a 70 anni dal 1948

Israele 1948

Dal conflitto per l’indipendenza dello Stato di Israele, che scoppiò tra il 14 e 15 maggio del 1948 dopo l’invasione degli Stati arabi vicini, sono trascorsi ben 70 anni. Sebbene sia passato ormai molto tempo e più volte si sia tentato di trovare una soluzione ai numerosi nodi lasciati aperti da quegli eventi, le cicatrici rimangono ben visibili ancora oggi. Le divisioni tra la maggioranza degli ebrei israeliani e la comunità araba, che costituisce all’incirca un quinto della popolazione totale del paese, sembrano ogni anno essere sempre più pronunciate.

Un’ampia dimostrazione di questo si è registrata proprio nel corso dell’ultima ricorrenza del giorno dell’indipendenza, fissata lo scorso 18 aprile. In risposta ai festeggiamenti dell’anniversario che si sono svolti nelle maggiori città israeliane, infatti, è stata indetta una “Marcia del Ritorno” nel centro costiero di Atlit, cui hanno partecipato molti membri della minoranza araba presente in Israele. Alla manifestazione era presente anche il deputato della Knesset Ayman Odeh, presidente della cosiddetta Lista Comune, partito di rappresentanza della comunità araba d’Israele. Le sue dichiarazioni, rilasciate alla testata Al-Monitor, sintetizzano in maniera abbastanza efficace il cuore del problema attorno alle festività da poco celebrate.

In sostanza, quello che per la maggior parte degli israeliani costituisce un giorno di festa, per la minoranza araba risulterebbe “un’autentica tragedia nazionale, una catastrofe”. Non a caso, gli avvenimenti del 1948-49 vengono riassunti dalla popolazione araba con il termine naqba: “catastrofe”, appunto.

Interessante è notare il dibattito storico-politico che si è creato riguardo le diverse narrazioni delle vicende legate alla guerra d’indipendenza israeliana e gli effetti a lungo termine che ne sono poi seguiti. Vero e proprio spartiacque per tutto il Medio Oriente, il conflitto è stato spesso rappresentato come una lotta essenzialmente impari, dove a fronteggiarsi erano il piccolo Stato appena nato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e gli eserciti (preponderanti per numero di effettivi) degli Stati arabi circostanti: Egitto, Regno di Giordania, Siria, Libano e Iraq. Il tutto, nato dal consolidamento della presenza ebraica in Palestina e dal rifiuto, da parte della comunità araba-palestinese, della risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del novembre 1947, la quale prevedeva la formazione di uno Stato ebraico e di uno a maggioranza palestinese legati da un’unione economica, nonché di un regime di controllo internazionale per la città di Gerusalemme, da sempre oggetto di contesa tra i due schieramenti.

Nonostante queste prescrizioni, tuttavia, la diplomazia sionista fu tra le prime ad accettare il risultato dei lavori dell’ONU, valutando il tutto come una inequivocabile legittimazione del nuovo Stato ebraico, per cui combatteva ormai da anni. Il progetto del movimento sionista, avviato sin dagli ultimi anni del secolo precedente quando aveva favorito l’ingresso in Palestina dei migranti ebrei provenienti da tutta Europa (andando anche contro le limitazioni imposte dal governo mandatario britannico negli anni Venti e Trenta), vedeva finalmente il suo coronamento, con tanto di appoggio della comunità internazionale.

D’altro canto, questo processo provocò anche l’emergere di un nazionalismo di matrice arabo-palestinese, che mal sopportava l’espansione della componente ebraica e la sua acquisizione di terreni a scapito dei locali, i quali tendevano ad identificarsi come i soli e legittimi occupanti della regione. A maggior ragione quando tra i progetti dei nuovi arrivati si insinuò l’idea di costruire uno Stato a maggioranza ebraica. Di qui il rifiuto più assoluto dei palestinesi nei confronti della risoluzione, sotto la guida del gran muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Husseini.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Israele e la guerra del 1948

Pagina 2: La controversia degli storici

Pagina 3: Israele e la questione dei rifugiati palestinesi

Pagina 4: Conclusioni


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Classe 1992, ha da poco conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Da sempre interessato a tematiche di politica ed economia internazionale, in particolare al Medio Oriente.

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