“La rivoluzione gentile” di Jeremy Corbyn

Jeremy Corbyn

Recensione a: Jeremy Corbyn, La rivoluzione gentile, a cura di Domenico Cerabona Ferrari, Castelvecchi, Roma 2016, 96 pp., 12,5 euro (Scheda libro)


L’ascesa di Jeremy Corbyn alla guida del Labour Party britannico è stato certamente uno degli eventi più significativi nel variopinto mondo della sinistra europea degli ultimi anni.

Deputato di lunghissimo corso, entrato a Westminster nel 1983, esponente della corrente interna del partito più spostata a sinistra (nello slang politico del Labour “i socialisti”), relegato da sempre al ruolo di backbencher, Corbyn ha rappresentato per la sinistra europea un fatto nuovo perché è stato capace di rovesciare una lunga egemonia nel partito che più di ogni altro, nel Vecchio Continente, ha simboleggiato la svolta centrista dei partiti socialisti1.

La portata del fenomeno Corbyn giustifica quindi del tutto il lavoro del curatore della pubblicazione, Domenico Cerabona Ferrari. Il libro è uno strumento davvero utile per avvicinarsi al “personaggio Corbyn”: significativo a questo proposito è già il titolo del libro, edito da Castelvecchi: la rivoluzione gentile. “Rivoluzionario” Corbyn lo è certamente se con il termine si intende una persona ed una linea politica estremamente diversa dal passato prossimo del Labour Party (ma forse non solo dal passato prossimo), mentre con il termine gentile si mette giustamente in evidenza un tratto personale del tutto peculiare per il quale sono determinanti l’età del nuovo leader laburista ed un passato coerente e cristallino come pochi altri possono vantare. Il mix tra queste due caratteristiche ha determinato un appeal altissimo ed imprevisto, che si è sostanziato in un ampio numero di nuovi aderenti e una vittoria netta senza discussione. Corbyn vince con percentuali bulgare tra gli iscritti registrati ed i supporter ma raccoglie il 49% dei consensi anche tra gli iscritti storici del partito.

L’opera curata da Cerabona è integrata da un’ampia introduzione dove sono elencate tutte le principali novità portate dalla leadership corbynista, nonché una approfondita analisi dei fattori ambientali e della strategia post elezione del nuovo leader.

Tra le varie questioni cui l’autore richiama l’attenzione c’è la nascita del contenitore del corbynismo, l’associazione Momentum, che rappresenta il reciproco di ciò che Progress ha rappresentato e rappresenta per il blairismo. Un segnale, tra gli altri, dell’intenzione della nuova leadership laburista di organizzare un sostegno non solo su una persona ma su una nuova linea, provando ad organizzare le energie espresse durante la campagna per renderle durature. Anche perché i fronti aperti per Corbyn sono tutt’altro che limitati al Partito Conservatore. Il Labour è un partito che ha fortemente introiettato i cambiamenti (anch’essi rivoluzionari all’epoca) della stagione Blair-Brown e che, soprattutto nel potentissimo gruppo parlamentare, è del tutto determinato a far valere le proprie ragioni anche rispetto alla leadership. Insomma quella di Corbyn si preannuncia una battaglia molto lunga, non solo con i Tory2. Ma del resto se un progetto politico ha una sua forza deve anche trovare il modo di realizzare sintesi che, salvaguardando il succo del proprio impianto, consentano alle diverse sensibilità di poter stare dentro.

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Indice dell’articolo

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Nato nel 1984 a Roma. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza. Ha studiato sopratutto i sistemi politici istituzionali anglosassoni ed i partiti politici europei ed americani.

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