Le conseguenze economiche della diseguaglianza

diseguaglianze

Un report economico molto interessante, prodotto dalla casa di investimenti PIMCO (http://www.pimco.lu/EN/Insights/Pages/Productivity-A-Surprise-Upside-Risk-to-the-Global-Economy.aspx), contempla l’aggiunta di un nuovo sotto scenario nel quadro dell’analisi macro economica svolta dalla società. Un elemento fondamentale della ricerca economica svolta dalle case di investimento consiste infatti nel delineare un certo numero di scenari possibili (ad esempio: scoppio di una crisi in Cina, piano di stimoli fiscali e crescita negli USA, iper inflazione, divisione della zona euro ecc.); ad ognuno di questi scenari viene poi assegnata una probabilità e infine, in base al quadro d’insieme così elaborato, vengono consigliate determinate scelte di investimento.

Il nuovo scenario in questione prevede un aumento della produttività da qui al 2020 del 4%, un fattore che potrebbe apparire non decisivo ma che in realtà non sarebbe affatto trascurabile. Già di per sé significativa è l’aggiunta di uno scenario “positivo”, in un contesto da molto tempo caratterizzato da un generale pessimismo. L’aumento della produttività viene giustificato in parte mettendo in conto un’applicazione più capillare di tecnologie già esistenti e in parte ipotizzando un ulteriore progresso tecnologico nei prossimi anni. In entrambi i casi la causa ultima dell’aumento della produttività è la tecnologia. Ma lo scenario si spinge anche a ipotizzare le conseguenze di questo aumento, che vengono descritte in due sotto-scenari: il primo prevede che alcuni lavori siano sostituiti da robot e che le nuove tecnologie in genere rendano meno necessario il lavoro umano come fattore di produzione. In questo scenario il PIL aumenta solo marginalmente, in quanto l’aumento della produttività non è impiegato per aumentare la produzione ma per ridurre l’utilizzo di manodopera e i costi. Questo aumenta i profitti delle imprese ma d’altra parte incrementa la cosiddetta disoccupazione tecnologica ed i lavori saltuari e precari; al contempo crescono le diseguaglianze. Nel secondo sotto-scenario, invece, la società si adatta ai nuovi cambiamenti, il mondo del lavoro reagisce rapidamente attraverso uno spostamento verso mansioni più intellettuali minimizzando così il problema della perdita di posti di lavoro.

Il sotto-scenario di disoccupazione tecnologica è forse più plausibile e presenta spunti di riflessioni interessanti. Benché la misura del PIL venga tuttora considerata di importanza fondamentale, si trascura spesso di riflettere su come l’incremento del PIL non implichi necessariamente un parallelo aumento del benessere. Il PIL misura un flusso di nuova ricchezza, ma lascia del tutto impregiudicato come questa nuova ricchezza e quella già esistente vengano redistribuite. La distribuzione della ricchezza, come emerge anche da precedenti articoli pubblicati su Pandora (ad es. https://www.pandorarivista.it/articoli/commento-rapporto-oxfam/), è un processo di natura politica che non ha nulla di automatico e che negli ultimi anni ha avuto pressoché invariabilmente come esito un aumento delle diseguaglianze. Come mai?

Sicuramente questo fenomeno ha una relazione, di causa ed effetto al tempo stesso, con la crisi della sinistra di stampo socialdemocratico in Occidente. I lavoratori di reddito medio basso, le classi medie minacciate e i disoccupati si rivolgono in misura sempre crescente, già da molto tempo ma ancora di più nel periodo successivo alla crisi del 2008, a offerte politiche di destra, che sempre di più assumono i caratteri “liberal-protezionisti” descritti in una serie di articoli pubblicati su questo sito. Se da un lato si tratta di proposte che sembrano venire incontro alle paure e alle incertezze di un elettorato preoccupato dall’indebolimento del proprio status economico e da altre minacce vere o presunte (immigrazione, criminalità, terrorismo ecc.), dall’altro le politiche concretamente proposte sono del tutto inadeguate a fornire una risposta strutturale a questa condizione di incertezza contribuendo, anzi, a perpetrarla e ad aggravarla.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Un nuovo scenario economico

Pagina 2: Politiche economiche e diseguaglianza

Pagina 3: Crisi, tecnologia e diseguaglianza


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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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