Make America cheap again. Un commento sulla riforma fiscale di Trump
- 27 Aprile 2017

Make America cheap again. Un commento sulla riforma fiscale di Trump

Scritto da Tommaso Brollo

4 minuti di lettura

Mercoledì 26 aprile, Washington. Il Segretario al Tesoro Stephen Mnuchin e l’aide de camp del presidente Trump, Gary D. Cohn, hanno presentato il piano della «più significativa riforma fiscale» dal 1986. Chiamarlo piano è generoso: ciò che è stato offerto al pubblico è in realtà una dichiarazione d’intenti poco più lunga di una pagina, un elenco puntato di belle speranze dell’Amministrazione repubblicana[1]. Da quanto si può capire, si tratta di un massiccio taglio alle imposte sulle persone fisiche e sulle società, nonché un radicale riordino della legislazione fiscale. Cohn: «We have a once-in-a-generation opportunity to do something big. President Trump has made tax reform a priority, and we have a Republican Congress that wants to get it done. This is something that Democrats should support too because it’s good for the American people». Quali sono i fondamenti di questo piano?

In primo luogo, le fasce dell’imposta sul reddito sono ridotte da sette a tre, corrispondenti alle tre aliquote 10%, 25% e 35%; ad oggi l’aliquota massima negli States è del 39.5%. Nessuna indicazione è stata data riguardo ai livelli di reddito che definiscono le tre nuove fasce. Inoltre, l’Amministrazione ha espresso la sua intenzione di raddoppiare l’esenzione a $24.000, di fatto introducendo un’aliquota zero per tutti i nuclei familiari il cui reddito è al di sotto di questo livello, ed eliminando la selva di deduzioni per singoli elementi (itemized deductions). L’esecutivo ha poi deciso di eliminare anche la tassa sull’eredità. Tutta questa congerie di interventi è completata dall’intenzione di abolire la maggior parte delle esenzioni sui redditi medio-alti.

Infine, l’ultimo intervento sulle imposte sulle persone fisiche riguarda l’abolizione dell’ATM, l’alternative minimum tax. Fondamentalmente, questa tassa ricalcola le imposte sul reddito secondo regole differenti sulle deduzioni permesse: preso il reddito individuale, aggiunte di nuovo le deduzioni e tolte alcune (poche) deduzioni permesse da questa normativa parallela, si ottiene l’alternative minimum taxable income (AMTI); dall’AMTI si sottrae la soglia di esenzione prevista dalla normativa AMT, si applicano le aliquote della tassazione ordinaria e si ottiene la tentative minimum tax (TMT); ora, se la TMT è più alta delle imposte dovute secondo il calcolo regolare per quell’anno, il contribuente corrisponde all’erario la prima (più alta) e non la seconda. Per completare il quadro, bisogna sottolineare che la soglia di esenzione AMT) è di $53.900 nel 2016, ben più alta che quella sulla tassazione ordinaria: ciò significa che se il reddito di un individuo è tale che, considerate le sue deduzioni, l’AMTI è di, mettiamo, $100.000, allora pagherà le tasse su un imponibile di $46.100; se invece guadagna $40.000, ovviamente non pagherà le tasse secondo l’AMT. Questo sistema alquanto bizantino era stato approvato dal Congresso nel 1969 per far sì che i più ricchi non potessero servirsi delle molteplici deduzioni e dei buchi presenti nel codice fiscale statunitense per evitare di pagare le imposte sul reddito. Di recente è stato indicizzato all’inflazione per evitare che una fascia crescente della classe media si trovasse invischiata in questo sistema parallelo[2].

Inoltre, la tassa sui proventi da capitale e dividendi (capital gains) torna al 20%, con l’abolizione dell’aumento del 3,8% deliberato dall’amministrazione democratica a copertura dell’Obamacare. Cohn giustifica così la misura: « That tax has been a direct hit on investment income and small business owners». Infine, la riforma prevede la riduzione della tassazione alle imprese dal 35 al 15%.

Nessun dato sulle coperture di questo piano è stato rilasciato. Secondo Mnuchin, questa manovra multimiliardaria dovrebbe pagarsi da sola, in parte con la riduzione delle deduzioni e la semplificazione del sistema, in parte come nuova crescita. Il Segretario del Tesoro ha aggiunto che le stime dell’impatto dell’operazione sul PIL sono attorno al 3% annuo: «The economic plan under Trump will grow the economy and will create massive amounts of revenues, trillions of dollars in additional revenues».

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: La  riforma fiscale

Pagina 2: La riforma fiscale e il sensazionalismo di Trump


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Tommaso Brollo

Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi di Milano. Si interessa principalmente di storia economica e del pensiero economico, ma non disdegna di spaziare all'attualità.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]