Make America cheap again. Un commento sulla riforma fiscale di Trump

riforma fiscale

Mercoledì 26 aprile, Washington. Il Segretario al Tesoro Stephen Mnuchin e l’aide de camp del presidente Trump, Gary D. Cohn, hanno presentato il piano della «più significativa riforma fiscale» dal 1986. Chiamarlo piano è generoso: ciò che è stato offerto al pubblico è in realtà una dichiarazione d’intenti poco più lunga di una pagina, un elenco puntato di belle speranze dell’Amministrazione repubblicana[1]. Da quanto si può capire, si tratta di un massiccio taglio alle imposte sulle persone fisiche e sulle società, nonché un radicale riordino della legislazione fiscale. Cohn: «We have a once-in-a-generation opportunity to do something big. President Trump has made tax reform a priority, and we have a Republican Congress that wants to get it done. This is something that Democrats should support too because it’s good for the American people». Quali sono i fondamenti di questo piano?

In primo luogo, le fasce dell’imposta sul reddito sono ridotte da sette a tre, corrispondenti alle tre aliquote 10%, 25% e 35%; ad oggi l’aliquota massima negli States è del 39.5%. Nessuna indicazione è stata data riguardo ai livelli di reddito che definiscono le tre nuove fasce. Inoltre, l’Amministrazione ha espresso la sua intenzione di raddoppiare l’esenzione a $24.000, di fatto introducendo un’aliquota zero per tutti i nuclei familiari il cui reddito è al di sotto di questo livello, ed eliminando la selva di deduzioni per singoli elementi (itemized deductions). L’esecutivo ha poi deciso di eliminare anche la tassa sull’eredità. Tutta questa congerie di interventi è completata dall’intenzione di abolire la maggior parte delle esenzioni sui redditi medio-alti.

Infine, l’ultimo intervento sulle imposte sulle persone fisiche riguarda l’abolizione dell’ATM, l’alternative minimum tax. Fondamentalmente, questa tassa ricalcola le imposte sul reddito secondo regole differenti sulle deduzioni permesse: preso il reddito individuale, aggiunte di nuovo le deduzioni e tolte alcune (poche) deduzioni permesse da questa normativa parallela, si ottiene l’alternative minimum taxable income (AMTI); dall’AMTI si sottrae la soglia di esenzione prevista dalla normativa AMT, si applicano le aliquote della tassazione ordinaria e si ottiene la tentative minimum tax (TMT); ora, se la TMT è più alta delle imposte dovute secondo il calcolo regolare per quell’anno, il contribuente corrisponde all’erario la prima (più alta) e non la seconda. Per completare il quadro, bisogna sottolineare che la soglia di esenzione AMT) è di $53.900 nel 2016, ben più alta che quella sulla tassazione ordinaria: ciò significa che se il reddito di un individuo è tale che, considerate le sue deduzioni, l’AMTI è di, mettiamo, $100.000, allora pagherà le tasse su un imponibile di $46.100; se invece guadagna $40.000, ovviamente non pagherà le tasse secondo l’AMT. Questo sistema alquanto bizantino era stato approvato dal Congresso nel 1969 per far sì che i più ricchi non potessero servirsi delle molteplici deduzioni e dei buchi presenti nel codice fiscale statunitense per evitare di pagare le imposte sul reddito. Di recente è stato indicizzato all’inflazione per evitare che una fascia crescente della classe media si trovasse invischiata in questo sistema parallelo[2].

Inoltre, la tassa sui proventi da capitale e dividendi (capital gains) torna al 20%, con l’abolizione dell’aumento del 3,8% deliberato dall’amministrazione democratica a copertura dell’Obamacare. Cohn giustifica così la misura: « That tax has been a direct hit on investment income and small business owners». Infine, la riforma prevede la riduzione della tassazione alle imprese dal 35 al 15%.

Nessun dato sulle coperture di questo piano è stato rilasciato. Secondo Mnuchin, questa manovra multimiliardaria dovrebbe pagarsi da sola, in parte con la riduzione delle deduzioni e la semplificazione del sistema, in parte come nuova crescita. Il Segretario del Tesoro ha aggiunto che le stime dell’impatto dell’operazione sul PIL sono attorno al 3% annuo: «The economic plan under Trump will grow the economy and will create massive amounts of revenues, trillions of dollars in additional revenues».

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Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi di Milano. Si interessa principalmente di storia economica e del pensiero economico, ma non disdegna di spaziare all'attualità.

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