“Le due sponde del Mar Rosso” di Federico Donelli
- 26 Giugno 2019

“Le due sponde del Mar Rosso” di Federico Donelli

Recensione a: Federico Donelli, Le due sponde del Mar Rosso. La politica estera degli Stati mediorientali nel Corno d’Africa, Mondadori Università, Milano 2019, pp. 280, 19 euro (scheda libro)

Scritto da Carlotta Mingardi

4 minuti di lettura

.Dopo la Siria, lo Yemen. Dopo lo Yemen, il Corno d’Africa: stessi attori, diverse aree geografiche. Questa la traiettoria dei possibili conflitti futuri che traccia il lavoro di Federico Donelli, assegnista di ricerca presso l’università di Genova e visiting fellow presso il Center for Modern Turkish Studies della Istanbul Şehir University. Un saggio che analizza il movimento verso ovest delle aree di conflitto, dal Medio Oriente e Nord Africa ai paesi del Corno e le ripercussioni che il coinvolgimento degli attori mediorientali avrà su una regione già caratterizzata da tensioni interne, instabilità politica e processi di militarizzazione.

Con “Le due sponde del Mar Rosso. La politica estera degli Stati mediorientali nel Corno d’Africa” (Mondadori Università) Federico Donelli ci porta in una delle regioni più complesse del globo, caratterizzata da regimi autoritari, instabilità politica, presenza di organizzazioni terroristiche e protratte guerre civili. Una zona che da diversi anni attira l’attenzione di attori esterni alla regione, tra cui l’Italia, la Cina, gli USA e gli Emirati Arabi Uniti, che insieme ad altri stati esteri vi hanno stabilito alcune basi militari. Come questa parte di mondo possa trasformarsi nell’arena quasi designata del prossimo scontro fra le potenze mediorientali è oggetto dell’analisi di Donelli, che all’interno del volume vaglia dettagliatamente strategie, alleanze storiche e cambiamenti di percorso dei principali protagonisti del medio oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, Turchia e Iran), descrivendo le rispettive relazioni e influenze sugli equilibri dei paesi della regione.

L’assunto e la scuola teorica di riferimento sono esplicitati nei primi capitoli: mentre il fulcro dello sviluppo economico mondiale si sposta verso est (in primis verso l’India e la Cina), le zone di competizione passano dal Medio Oriente e Nord Africa al Corno d’Africa, accademicamente poco esplorato ma da anni oggetto di interesse per le potenze emergenti. Nella prima parte del volume, l’autore dedica un intero capitolo ad un excursus storico, che funge da necessaria introduzione al lavoro: ripercorriamo quindi il declino di un equilibrio globale caratterizzato dal primato statunitense nella politica internazionale, il sorgere di nuovi centri di potere politici ed economici in diverse zone del pianeta e le conseguenti implicazioni che questo nuovo assetto internazionale avrà per il continente africano.

 

Donelli e la mediorientalizzazione del Corno d’Africa

Donelli si concentra poi sull’approfondimento della teoria realista neoclassica: richiamandosi alla teoria dei complessi di sicurezza regionale, che l’autore utilizza secondo la definizione di Buzan, Wæver e de Wilde[1], Donelli identifica l’area del Corno d’Africa, e quindi di paesi come Gibuti, Etiopia, Eritrea, Sudan e Sud Sudan come quarto sub-complesso dell’area mediorientale in aggiunta a Levante, Golfo e Maghreb. Un cambio di prospettiva teorica, o se vogliamo un’espansione della precedente, che costituisce un nodo cruciale per lo sviluppo del volume e per la sua analisi dell’influenza degli equilibri/squilibri di potere mediorientali nella zona del Corno.

Scopriamo ora i grandi protagonisti del volume: dapprima i paesi del Corno d’Africa, Etiopia, Eritrea, Somalia, Sudan e Sud Sudan, dei quali vengono analizzate le sfide, la storia recente, gli equilibri interni e regionali e le relazioni con le potenze emergenti. In seguito troviamo i principali attori mediorientali, Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi, Qatar e Turchia. È soprattutto sulle dinamiche interne, regionali e internazionali di questi ultimi che l’autore si sofferma, presentandoci un’analisi ripartita su due assi temporali, divisi dalla cesura delle cosiddette primavere arabe del 2011. Utilizzando l’approccio teorico presentato all’inizio del volume, spaziamo lungo tre livelli interconnessi, fondamentali ed interdipendenti per la costruzione del processo decisionale degli stati in esame: l’ambiente globale, interstatale e transnazionale. Seguendo l’impostazione propria degli stati mediorientali, dove la politica estera viene da un lato intesa come estensione degli obiettivi di sicurezza nazionale e dall’altro mostra ampia permeabilità fra il livello interno ed internazionale, l’analisi si sposta sugli equilibri precedenti, caratterizzati dalla significativa influenza statunitense e si sofferma sugli stravolgimenti che le sollevazioni popolari del 2011 hanno comportato per i paesi della regione. Un tema fondamentale di questa sezione riguarda l’accresciuto ruolo della Fratellanza Musulmana e dell’Islam politico, nel supporto del quale Donelli identifica una delle cause della rottura dell’asse emiratino in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo e della creazione del nuovo asse Qatar-Turchia.

Queste considerazioni ci conducono nel vivo del processo di “mediorientalizzazione” del Corno d’Africa, che Donelli definisce come la progressiva «internalizzazione […] delle dinamiche conflittuali peculiari degli equilibri di potere del Medio Oriente [nel Corno d’Africa], col il rischio che possa diventare, dopo la Siria e lo Yemen, il prossimo terreno di scontro» (pp.6). Riunendo quindi i protagonisti, finora analizzati singolarmente, l’autore osserva come il coinvolgimento crescente degli attori mediorientali nella regione, se da un lato sembri essere stato centrale per la conciliazione fra Etiopia ed Eritrea, potrebbe però esportare nell’area del Corno tendenze di competizione proprie degli attori mediorientali, generando ulteriori conflitti in un’area geografica già complessa.

A chiudere il sistema di cerchi concentrici viene introdotto il ruolo delle potenze emergenti nell’ordine internazionale: della Cina, da un paio di decenni attiva sul continente africano, con la sua politica di generale non intervento negli affari interni dei paesi con cui commercia, ma anche della Russia, già attore di ritorno significativo nel conflitto siriano. Capire come i diversi livelli si intreccino, si influenzino e a che tipo di conseguenze potranno portare è la grande sfida di Federico Donelli, che pagina dopo pagina aggiunge diverse tessere al puzzle, fornendoci un’interpretazione non scontata della ridefinizione degli equilibri regionali, delle svolte nei processi di pace locali e delle prospettive per gli anni a venire.

“Le due Sponde del Mar Rosso” propone, in conclusione, una chiave di lettura che svolga un ruolo da ponte fra gli area studies e gli studi di politica internazionale: un supporto per orientarsi all’interno di una realtà multipolare ed interconnessa, i cui equilibri continueranno ad influenzare le priorità nazionali; ma soprattutto, un’analisi che fornisce nuovi necessari strumenti per la comprensione di un’area geografica fondamentale nella quale si concentreranno le future sfide globali.


[1] «Gruppi di stati nei quali i processi di securitizzazione e de-securitizzazione-o entrambi- sono talmente interconnessi tra loro che i rispettivi problemi di sicurezza nazionale non possono essere ragionevolmente analizzati o risolti separatamente l’uno dall’altro.» Donelli, Federico. Le due sponde del Mar Rosso. La politica estera degli stati mediorientali nel Corno d’Africa, Mondadori Università, Firenze, 2019.

Scritto da
Carlotta Mingardi

Ha conseguito la laurea specialistica in relazioni internazionali all'Università Ca' Foscari di Venezia e il Master in Politiche del Medio Oriente alla School of Oriental and African Studies di Londra. Attualmente è dottoranda in Scienze Politiche e Sociali presso l'Università di Bologna.

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