“Moneta e Impero” di Marcello de Cecco

de Cecco

Recensione a: Marcello de Cecco, Moneta e Impero. Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914, a cura di A. Gigliobianco, Donzelli Editore, Roma 2016, 284 pp., 32 euro (Scheda libro)


Auri flamma nulla iniuria permixtionis albescat,
argenti color gratia candoris arrideat,
aeris rubor in nativa qualitate permaneat.

Nam si unum laedere legibus putatur esse damnandum,
quid ille mereri poterit,
qui in tanta hominum numerositate peccaverit?

(Cassiodorus, Variae, 7.32)

L’impresa cui mi accingo, recensire un classico – e che classico – è assai ardua. L’opus magnum del 1974 di Marcello de Cecco Moneta e Impero, è un mostro sacro per ogni cultore della disciplina economica in generale e della sfera monetaria in particolare. È opportuno cominciare riconoscendo ad Alfredo Gigliobianco il merito di averci riconsegnato quest’opera nell’edizione forse più completa che sia mai stata data alle stampe, in lingua italiana o inglese. La nuova edizione è stata preparata con cura certosina: la traduzione è rivista e corretta ove imprecisioni nel lessico economico rendevano quella risalente di difficile comprensione; i passi delle diverse edizioni sono integrati ed armonizzati; il tutto è corredato dalle tre prefazioni alle edizioni precedenti, da un indice dei nomi e da un saggio di de Cecco, La restaurazione del sistema finanziario internazionale fra le due guerre, apparso nel 1993, che completa idealmente lo studio del sistema monetario internazionale prebellico.  L’usuale finezza editoriale della Donzelli presenta il lavoro in un’ottima veste tipografica.

Perché Moneta e Impero è un classico? Come sottolinea Gigliobianco nell’introduzione al volume, la chiave dell’insegnamento ultimo di de Cecco sta nella parola “Impero”, intesa nel suo senso etimologico più profondo, quello di imperium: «La moneta (anche quella metallica) esiste in quanto poggia su un potere, e ogni regime monetario creato nella storia ha servito gli interessi di un gruppo dominante, nazionale o internazionale, che quel potere ha esercitato». L’originalità dell’opera si trova quindi nel suo ricondurre un’istituzione umana, la moneta, agli interessi concorrenti o confliggenti dei gruppi che aspiravano a controllarla, e quindi a riportare l’analisi economica nell’ambito della politica. La metodologia di De Cecco è imperniata su questa ricerca instancabile dei conflitti, delle divergenze, dei vincitori e vinti di ogni scelta politica o di ogni sistema istituzionale, che emergono facendo ricorso primario all’analisi storica, ma anche ai modelli dinamici dell’economia, in particolare a List e Keynes, e all’economia industriale.

De Cecco inizia la sua analisi del sistema aureo internazionale con una rilettura di Smith e Ricardo alla luce del concetto dei rendimenti crescenti di scala. Per Smith e Ricardo la ripartizione delle specializzazioni secondo il relativo vantaggio comparato è considerata tra paesi simili e solo in prospettiva statica: «In poche parole, dobbiamo escludere gli elementi che sono stati i grandi protagonisti della storia economica moderna: le grandi invenzioni, le disparità dei livelli di sviluppo che hanno permesso le colonizzazioni, le immense migrazioni di popoli verso il nuovo e il nuovissimo continente, le grandiose esportazioni di capitale d’investimento nei paesi nuovi»[1]. Di diverso tenore il modello interpretativo di Frederich List [2], imperniato sulla possibilità dei rendimenti crescenti della manifattura rispetto all’agricoltura. Nella visione listiana i paesi in ritardo sull’industrializzazione devono adottare misure protezioniste per colmare la distanza dalla Gran Bretagna, e senza passare dalla rivoluzione borghese, che richiederebbe un periodo di gestazione troppo lungo e di lungo moderato protezionismo [3]. Peraltro, come nota de Cecco, il patriottismo di Smith e Ricardo è evidente: «il liberoscambismo di Smith è il risultato della comunanza di interessi di imprenditori e proprietari terrieri […] e che l’analisi liberoscambista di Ricardo testimonia il conflitto di interessi tra aristocrazia terriera e classe imprenditoriale liberoscambista» [4].

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Introduzione

Pagina 2: De Cecco e la crisi del gold standard

Pagina 3: La fine di un sistema


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Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Frequenta l’ultimo anno della laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all’Università Bocconi, dopo aver conseguito la laurea triennale a Trento. Si interessa perlopiù di storia economica e del pensiero economico.

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