Per una nuova storia dal basso

Storia dal basso

In occasione della prima traduzione francese di Customs in common1 sulle «Annales» è comparso un saggio di Simona Cerutti dal significativo titolo di «Who is below?» («chi è il basso?», con riferimento alla formula thompsoniana dell’history from below, la storia dal basso)2. L’analisi – che verte sulle parole chiave del grande storico inglese – cerca di attualizzare la proposta storiografica di Thompson, il quale – come è noto – evitò durante tutta la sua attività di dare definizioni precise o sistematizzazioni dei suoi concetti base. Da questa traccia emergono spunti, nonché vere e proprie scoperte: fra queste l’inspiegabile (a detta della stessa autrice, coinvolta all’epoca nel processo di traduzione) resa italiana di below con classi popolari3.

L’analisi di Cerutti si snoda lungo i concetti più importanti dello storico inglese, mettendoli in tensione con studi più recenti prevalentemente incentrati sull’età moderna: economia morale, plebe, esperienza, agency/azione vengono così sottoposti ai colpi di una serratissima validazione. Non è questa la sede per sintetizzare integralmente le tesi della storica torinese – e forse una traduzione italiana (ed inglese) di questo importante saggio potrebbe avere una grande utilità. Nondimeno daremo brevemente conto delle sue conclusioni.

La proposta dell’autrice è sostanzialmente quella di affrancare la «storia dal basso» dal suo legame primigenio con la cultura popolare. Cerutti nota infatti come alla prova dei fatti sia praticamente impossibile stabilire una linea di confine fra cultura popolare e cultura delle élite, soprattutto in quelle società moderne in cui erano le azioni a definire i gruppi sociali e non viceversa. L’economia morale diviene quindi una visione politica che – pur storicamente individuabile – non può essere attribuita ad uno specifico gruppo sociale. Essa è “attivata” da attori diversi, che si possono trovare in un momento in una posizione di consumatori e in un altro in una posizione di venditori. La storia dal basso – emancipata così da gruppi sociali che appaiono più come una proiezione anacronistica che come una realtà – diventa la storia delle culture alternative, di quegli istituti e di quelle concezioni sconfitte nel processo storico. L’alterità di tali culture non è quindi correlata ad una particolare posizione sociale, quanto piuttosto ad una tappa nella loro delegittimazione.

Simona Cerutti esemplifica rimandando ai suoi studi sulla competizione di due diversi sistemi giuridici (giustizia statale e giustizia sommaria) nel Piemonte del XVII secolo: nonostante ad una prima analisi la giustizia sommaria (effettivamente “sconfitta” nei primi del Settecento) potesse essere interpretata come un’espressione di una cultura popolare in competizione con una forma giuridica legata alle élite, un maggiore approfondimento ha rivelato come entrambe le forme presentassero caratteri sociali misti – e che la pretesa di “popolarità”, così come in altri casi, fosse stata attribuita più in funzione della sua sconfitta che di un’effettiva realtà. La storia dal basso dovrebbe quindi “riconvertirsi” ad uno studio di queste culture alternative e sconfitte, spesso dimenticate a causa della loro disfatta.

Come è evidente il saggio di Simona Cerutti non si limita quindi ad una semplice verifica della validità delle categorie interpretative di Thompson, ma procede alla definizione di un nuovo oggetto di studio. La solidità delle argomentazioni sulle aporie dei concetti chiave thompsoniani serve così a porre le basi di una proposta storiografica che si distingue in modo notevole dall’impostazione dello storico inglese. Non è certo intenzione di chi scrive aprire una critica filologica basata sugli scritti di Thompson. La particolare struttura del procedere dello storico inglese renderebbe poi alquanto complesso ogni operazione di questo tipo: anche ci fosse l’intento di difendere un’ortodossia, sarebbe alquanto problematico riuscire a distillarne una dall’autore di Povertà della teoria. La prospettiva che traccia la storica torinese è poi – oltre che legittima – particolarmente interessante. Quello che vorrei invece qui abbozzare è la possibilità di un rilancio di una storia dal basso che tenga conto delle critiche espresse dalla professoressa Cerutti.

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26 anni. Dottorando in storia all'Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Redattore di TRed e presidente dell'Associazione Fornaci Rosse di Vicenza. Su Twitter è @StePoggi.

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