La presidenza Mitterrand. La sinistra e i limiti nell’esercizio del potere

François Mitterrand

Il 10 maggio 1981 François Mitterrand viene eletto Presidente della Repubblica francese con il 51,8% e oltre quindici milioni di voti. È la prima volta che un socialista conquista il potere con le regole della Quinta Repubblica, un sistema che assegna alla figura del Presidente un ruolo eminente, con un forte indirizzo sull’esecutivo, ampi poteri nei confronti delle assemblee legislative e un solido controllo sul potere giudiziario.

Per conseguenza della grande investitura di responsabilità politica che il sistema presidenziale pone nelle mani del candidato eletto, François Mitterrand inizia il proprio mandato consapevole di essere depositario di aspettative e speranze secolari della sinistra francese, una sinistra ancora caratterizzata dallo spirito unitario tra socialisti e comunisti e dalle ancora forti venature classiste e anticapitaliste. Sin dalle prime apparizioni pubbliche, il nuovo Presidente intende fornire un’immagine precisa al proprio mandato, nel solco della storia del socialismo francese e della sua mitologia. Da qui deriva la decisione di omaggiare al Pantheon le tombe di Jean Jaurès (antico esponente socialista), Jean Moulin (eroe della Resistenza) e Victor Schoelcher (ideologo del movimento antischiavista)[1]. Socialismo, Resistenza e diritti dell’uomo incarnati in unica persona, il Presidente Mitterrand, che viene per questo ripreso da solo dalle televisioni e mostrato ai cittadini nell’estremo gesto di rendere omaggio ai suoi padri nobili. Una speranza collettiva si incarna nelle vesti del leader consacrato dal suffragio universale, l’utopia stessa della Sinistra che trova realizzazione per mezzo del singolo uomo al potere.

La presidenza Mitterrand

Mitterrand interpreta sin da subito l’ambiguità repubblicana del rapporto tra Presidente e Primo Ministro in senso subalterno per il secondo, ponendosi come autentico capo dell’Esecutivo. Nomina per questa carica Pierre Mauroy e scioglie l’Assemblea Nazionale a maggioranza conservatrice. Le fibrillazioni del mercato finanziario che seguono la vittoria socialista consigliano a Jacques Delors, esponente di spicco del PS e Ministro, una immediata svalutazione del Franco, bloccata tuttavia dal Presidente e rimandata a dopo le elezioni legislative, causando in questo modo un serio aggravamento del deficit: per Mitterrand la priorità è ottenere infatti una maggioranza ampia e fedele, senza mostrare debolezze, e questo puntualmente accade. Il PS ottiene la maggioranza assoluta dei seggi con il 37,4% dei voti. Il nuovo Consiglio dei Ministri è aperto, per decisione di Mitterrand e contro la volontà di una parte del PS, tra cui Michel Rocard e lo stesso Delors, anche ai comunisti. Il segretario del PCF Georges Marchais accetta l’ingresso nell’esecutivo di quattro esponenti del proprio partito per non deludere il sentimento unitario largamente presente nell’elettorato di sinistra, ottenendo i Ministeri delle Poste, della Sanità, della Formazione Professionale e dei Trasporti.

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: Mitterrand e la sinistra nel nuovo millennio


[1] S. Berstein; M. Winock, La République recommencée, Points, Paris 2008, pp. 533-544.


Crediti immagine: da Lothar Schaack, [CC-BY-SA 3.0], attraverso wikimedia.com


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26 anni, milanese, è laureato in storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano. Nel corso degli studi ha approfondito in particolare la storia del socialismo italiano. Membro della direzione regionale lombarda del Partito Democratico e segretario del Circolo Milano Futura, fa parte del gruppo di giovani ricercatori della FEPS (la fondazione di studi del PSE), del comitato scientifico della Scuola di Formazione Politica ALISEI e collabora con riviste e blog di analisi politica. Su twitter: @angeloturcomi

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