Scritto da Lorenzo Cattani
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In questo capitolo, scritto da Massimiliano Crisci, viene analizzato il modo in cui le migrazioni interne hanno contribuito alle trasformazioni urbane della capitale. L’autore afferma che sono state importanti nel dare forma al processo di urbanizzazione di Roma, Crisci arriva ad affermare che “le migrazioni hanno contribuito a trasformare Roma dalla metropoli <<paesana>> dei papi, alla odierna metropoli multiculturale in via di realizzazione”. Ciò che più cattura l’attenzione su questo tema è che, nel corso del tempo, il saldo migratorio fortemente positivo di Roma non è stato la conseguenza di una altrettanto forte industrializzazione, come nel caso delle regioni settentrionali. Chi si trasferiva a Roma ha trovato lavoro tendenzialmente nell’edilizia, nella pubblica amministrazione o, più in generale, nel terziario impiegatizio. Va inoltre sottolineato come lo sviluppo urbano fosse dominato “dagli interessi dei costruttori e della rendita immobiliare”, impedendo un corretto incontro fra domanda e offerta di appartamenti, da cui il forte aumento di baracche e abitazioni autocostruite sia in zone centrali che periferiche. Questa situazione fu gestita dall’amministrazione locale con sgomberi e trasferimenti verso aree sempre più periferiche fino agli anni ’70 del XX secolo, quando grazie all’azione pubblica furono abbattute le baracche, ristrutturate le borgate, ricollocati in affitto a canone sociali gli ex abitanti, iniziative che furono portate avanti dal Pci fino all’inizio degli anni ’80.
Ciò che però preoccupa è che in questo periodo il saldo migratorio romano smette di crescere con la stessa forza di prima e, anzi, dagli anni ’80 in poi andrà in negativo e sarà solo dopo un decennio che riprenderà a salire in maniera significativa. Tuttavia, a questa diminuzione non si accompagna un uguale calo della “città illegale”: l’abusivismo edilizio era infatti aumentato con i forti flussi migratori in entrata ma dopo che questi iniziarono a contrarsi, l’abusivismo non seguì un simile percorso, continuando a crescere, esercitando attrattiva soprattutto per le famiglie con redditi medi e medio-bassi, che avevano maggiori difficoltà ad accedere al mercato “legale”. Negli anni duemila Roma torna a crescere grazie alle migrazioni, ma la cosa interessante è che questo aumento è più intenso negli anni successivi alla crisi economica. In conclusione si può dire che le migrazioni interne abbiano fortemente impattato lo sviluppo della città e che soprattutto abbiano sostituito il tradizionale rapporto centro-periferia con una rete di legami “tra realtà vicine e lontane che travalica spesso i confini amministrativi e statali. Una rete sempre più vasta di relazioni che ha nelle migrazioni […] una delle più evidenti manifestazioni che verosimilmente continuerà a rappresentare un elemento chiave del cambiamento di Roma anche nei prossimi decenni.
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