“Risorgimento atlantico” di Alessandro Bonvini
- 03 Agosto 2022

“Risorgimento atlantico” di Alessandro Bonvini

Recensione a: Alessandro Bonvini, Risorgimento atlantico. I patrioti italiani e la lotta internazionale per le libertà, Laterza, Roma-Bari 2022, pp. 368, 25 euro (scheda libro)

Scritto da Christopher Calefati

4 minuti di lettura

Patrioti, guerrieri e avventurieri: l’Unificazione italiana fuori dall’Italia nel XIX secolo

Il rinnovamento degli studi sul Risorgimento ha comportato un nuovo inquadramento spazio-temporale dell’Unificazione italiana, all’interno del composito e intricato mondo dell’età delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni. La scoperta dell’Atlantico come spazio di mobilità e interlocuzione intellettuale è altresì al centro di nuove tendenze di ricerca che permettono un rinnovamento analitico degli spazi d’azione politica nel corso del XIX secolo. In questo importante solco interpretativo si inserisce Risorgimento atlantico di Alessandro Bonvini, il quale, attraverso un’ingente quantità di materiale documentario prelevato da numerose biblioteche e archivi europei e sudamericani, trasporta il lettore nel “viaggio” del patriottismo italiano nelle mobilitazioni atlantiche del XIX secolo.

Aderendo ai canoni del rinnovamento culturale della storiografia, nel testo è trasparente la compenetrazione tra micro-history e macro-history, in cui le vicende politico-biografiche dei protagonisti italiani del patriottismo atlantico intrecciano eventi di più ampio respiro sul piano internazionale. I temi dell’esilio politico e della mobilità ottocentesca sono altresì al centro di numerosi lavori di ricerca che interessano l’area Euroatlantica[1]. L’analisi offerta nel volume contribuisce considerevolmente a liberare l’Ottocento dal prisma interpretativo nazionale e/o eurocentrico, trasportandolo in una dimensione più larga che abbraccia contesti differenti, accomunati da progetti politici che contrappongono le novità liberali e repubblicane al tentativo reazionario degli imperi e delle monarchie, riassunto dagli studi di Jordi Canal con il termine «Internazionale bianca»[2]. In questo senso, il patriottismo italiano è notevolmente arricchito dall’intreccio con i fattori globali della lotta al dispotismo: ne deriva l’immagine di una «Italia globale», il cui sentimento nazionale è un prodotto diretto della modernità atlantica. Il carattere transnazionale del patriottismo è decisivo nella ricezione globale della narrazione di una patria oppressa dai despoti, ma mai doma e pronta, in ogni momento, a riprendere le armi.

La mobilità internazionale fa da sfondo all’andamento delle rivoluzioni ottocentesche nel Mondo Atlantico: gruppi di patrioti italiani, spesso in esilio, divengono protagonisti di vicende avventurose che portano molti di loro a integrarsi rapidamente nei contesti sociopolitici di approdo. Le Americhe sono una delle mete privilegiate dei patrioti, i quali veicolano il messaggio risorgimentale in nuovi territori, che attraversano inedite fasi politiche all’insegna del cambiamento. Il progressivo sfaldamento dello spazio monarchico borbonico internazionale facilita l’incatenamento della causa italiana alle guerre di liberazione sudamericane, capeggiate da caudillo e compositi fronti nazional-patriottici: i patrioti «considerarono il processo di emancipazione latino-americana come un’estensione della causa che essi perseguivano in Europa» (pp. 27-28). Le esperienze in prima linea degli italiani nelle lotte latino-americane determinano la strutturazione definitiva di un ideale di patriottismo universale e impegnato da opporre alle forme di assolutismo proposte dai governi della Restaurazione. Inoltre, il modus operandi risorgimentale trasporta la lotta clandestina e settaria nelle rivoluzioni atlantiche. L’autore mostra la capillare diffusione della Giovane Italia di Giuseppe Mazzini, soprattutto in seguito agli anni Trenta dell’Ottocento, nei più importanti centri politici delle Americhe. Infatti, numerose cellule sono fondate nelle capitali e nelle città da cui partono i moti di liberazione nazionale, con l’intento di dirigere e coordinare le mobilitazioni e le imprese delle brigate italiane. In questo senso, è possibile analizzare la partecipazione italiana alle rivoluzioni atlantiche sotto l’ottica della professionalizzazione della guerra. In molti sono attratti dalle cause di liberazione ibero-americane perché queste offrono un’opportunità di upgrade sociale all’interno dei neonati eserciti, più o meno strutturati. Possibilità di ottenere vantaggi economici e politici sono, dunque, un aspetto collaterale alla diffusione della causa italiana nel mondo atlantico del XIX secolo: attori ordinari e popolari trovano così un ulteriore canale di politicizzazione che li spinge sempre più verso le frange radicali della rivoluzione.

L’incontro di numerosi protagonisti ed esperienze differenti, soprattutto in seguito al biennio 1848-49, alimenta la dimensione transnazionale della questione italiana, attraverso la formazione di una vera e propria Internazionale repubblicana che acquista, nel corso degli anni Cinquanta dell’Ottocento, un ruolo primario nella creazione dei novelli governi rivoluzionari sudamericani. Nelle pagine di Alessandro Bonvini è possibile scorgere una mappatura completa di comitati, legioni e bande armate create dai patrioti italiani per sfidare il legittimismo internazionale attraverso un abbattimento ideologico dei confini nazionali e la cooperazione democratica-liberale con cospiratori provenienti da contesti differenti. La dilatazione degli spazi della mobilitazione diviene un elemento fondamentale nel proselitismo del Risorgimento fuori dall’Italia: un’ingente quantità di stranieri ingrossa le file delle brigate italiane nelle avventure americane ed europee, riversandosi successivamente nella Penisola durante la fase determinante dell’Unificazione, nel 1860-61. La mobilitazione culturale, dunque, rappresenta un’ulteriore colonna portante del patriottismo italiano, il quale sfrutta abilmente ogni spazio mediatico per acquisire simpatie internazionali che si traducono in aiuti concreti alla causa nazionale. In effetti, l’ultima parte del volume è dedicata al garibaldinismo come fenomeno globale ed eredità indiscutibile del Risorgimento nei rivolgimenti politici. Il fronte repubblicano, non ridimensionato dalla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, riversa le proprie energie nelle camicie rosse di Giuseppe Garibaldi, la cui portata mediatica permette di conquistare ampi strati di élite e popolo – come mostrato, altresì, nei recenti studi condotti da Lucy Riall[3]. Gli interventi in Grecia e a Cuba sul finire dell’Ottocento mostrano la pervasività degli ideali garibaldini, alimentati da gruppi di giovani rivoluzionari che donano la propria vita alle cause nazional-repubblicane.

Il lavoro di ricerca propone la nozione di un universalismo patriottico che si presenta come forza globale propulsiva dei mutamenti del mondo atlantico. Gli stessi patrioti avevano compreso l’importanza della creazione di network rivoluzionari che avrebbero garantito la sopravvivenza della causa unitaria italiana. In effetti, il volume attraversa tre generazioni di attori politici che, tra le maglie del tentativo reazionario delle monarchie, divengono una vera e propria avanguardia ideologica per le lotte alle libertà moderne e per la formazione di uno scenario progressista globale che ha nell’Atlantico il suo fulcro principale.


[1] Catherine Brice (a cura di), Exiles and the Circulation of Political Practices, Cambridge Scholar Publishing, Cambridge 2020; Elena Bacchin, Italofilia. Opinione pubblica britannica e Risorgimento italiano 1847-1864, Carocci, Roma 2014; Michele Magri, «Malheureux Proscrits». Lo sguardo sugli emigrati politici italiani nella Francia della Monarchia di Luglio, in «Contemporanea», 2021, pp. 1-26; Delphine Diaz, En exil. Les réfugiés en Europe de la fin du XVIII siècle à nos jours, Gallimard, Parigi 2021; Alvaro Paris, Popular Royalism in the Spanish Atlantic. War, Militias and Political Participation (1808-1826), in «Contemporanea», 3/2021, pp. 381-411.

[2] Jordi Canal, Il carlismo. Storia di una tradizione controrivoluzionaria nelle Spagna contemporanea, Guerini e Associati, Milano 2011.

[3] Lucy Riall, Garibaldi. L’invenzione di un eroe, Laterza, Roma-Bari 2007/2011.

Scritto da
Christopher Calefati

Christopher Calefati è dottorando di ricerca in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Pavia, in cotutela con il Centre De Recherche en Histoire Européenne Comparée dell’Université Paris-Est. Si occupa di violenza politica, cultura visuale e dissenso alternativo nel Mezzogiorno d’Italia tra 1848 e seconda Restaurazione. Inoltre, ha studiato il fenomeno degli usi e abusi della storia nei circuiti crossmediali di massa, con particolare riferimento al neoborbonismo. Tra le ultime pubblicazioni ci sono: C. Calefati, La lingua affilata. Repertori di ingiuria politica e il caso delle Puglie del 1848-49, in «Rassegna Storica del Risorgimento», 1-2, 2019, pp. 75-90; C. Calefati, A. Fiorio, F. Palmieri, Storia e fake news: il caso del neoborbonismo, in «Ricerche di Storia Politica», 1, 2020, pp. 59-70; C. Calefati, A. Fiorio, F. Palmieri, Brigantiland. Social media, circuiti commerciali, intrattenimento, in «Meridiana», n. 99, 2021.

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