“La Russia nel Mediterraneo” di Pietro Figuera

Figuera

Recensione a: Pietro Figuera, La Russia nel Mediterraneo. Ambizioni, limiti, opportunità, Aracne editrice, Roma 2016, pp. 192, euro 13,00 (scheda libro).


«La Russia per secoli è stata attratta dal Mediterraneo per ragioni militari, economiche e culturali, e con alterne vicende ha cercato di influirvi. Le rivolte arabe del 2011 hanno offerto a Mosca una concreta opportunità di riposizionarsi nell’area, anche grazie alla confusa lettura che in Occidente si è fatta di tali eventi. Così, oltre che oggetto di proiezione regionale, il mare nostrum per i russi è diventato un’ottima carta da giocare nelle trattative in corso su scala globale. L’attivismo russo, benché quasi inedito e per certi versi destabilizzante, può tradursi in un irripetibile opportunità diplomatica per tutti gli attori coinvolti nel Great Game mediorientale, Occidente compreso».

Fin qui la sintesi di accompagnamento pubblicitaria della casa editrice, che, pur nella su obbligata brevità, dice già molto. Quello che non dice è che siamo assistendo ad una rivalutazione della Geopolitica, la scienza che unisce lo studio delle masse continentali, insulari e marittime a quello dell’indole, delle attitudini, delle reazioni, del modo di pensare e delle tendenze delle popolazioni. In altre parole la Geopolitica, intesa come sintesi di territorio e cultura (hardware e software, oggi saremmo tentati di dire) – sebbene a lungo negletta in questo dopoguerra perché accusata di aver favorito l’espansionismo pangermanico ed il nazismo – sta ritornando ad essere un utile strumento di analisi previsionale dei fatti del mondo. In questo, ed il libro di Figuera, stampato nel 2016, lo dimostra, l’analisi geopolitica difficilmente sbaglia sull’effettivo realizzarsi degli eventi. Semmai, lascia incertezze sui tempi e sui modi del loro sviluppo. La continuità delle strade battute dalla politica russa, evidente anche dopo il 2016 e quindi facilmente estrapolabile per il futuro, ne è dimostrazione a chiare lettere. Stiamo parlando, è bene ricordarlo, di certezza di tendenze, non di certezza di successo.

Nessuna meraviglia, in quanto l’asse della spinta geopolitica della massa continentale russa verso il Mediterraneo è sempre stata un’invariante nel corso dei secoli. Ci avevano provato Ivan il Terribile, lo zar Pietro, la grande Caterina, lo zar Nicola e, non ultimo (ora ce ne accorgiamo) il temutissimo Stalin. Nulla di ideologico, quindi: si tratta di una forza centrifuga non contrastabile, sempre riemergente come un fiume carsico, e per questo costantemente temibile. Le ideologie passano, le forze endogene delle masse continentali rimangono, magari latenti, e periodicamente tentano lo sfogo. Come ci dice l’Autore, l’occasione questa volta è stata fornita dalla pessima riuscita delle cosiddette “primavere arabe” del 2011 e dalla maldestra gestione delle stesse da parte degli stessi Paesi arabi e dell’Occidente. Lo zar Putin, che della Grande Madre russa si sforza di impersonare l’anima, non si fermerà. Non ritorneremo certo ai tempi delle due Sovmedron sovietiche fronteggiate da due flotte Usa nel Mediterraneo, ma il lavoro attento dell’attuale politica estera russa verso i mari caldi certamente si svolge con l’intento (nemmeno troppo mascherato) di riempire ogni vuoto.

Ricordiamo che tutto ciò che sta accadendo in questi ultimi anni, e che ancora accadrà, è ampiamente prevedibile. Per comprenderlo nella sua interezza e restare osservatori attenti di quelli che ancora devono essere gli sviluppi, il libro di Figuera è senz’altro un’ottima chiave di lettura.


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Ufficiale pilota, è stato in posizione di vertice sia nell’Aeronautica Militare che allo Stato Maggiore della Difesa. Ha volato su tutte le serie di intercettori supersonici F.104 Starfighter e su diversi altri velivoli da combattimento, trasporto, alianti ed elicotteri. Durante Desert Storm, è stato distaccato dall’inizio alla fine della guerra presso il comando della Coalizione, svolgendo nel contempo attività di volo nel teatro operativo del Kuwait. Presso gli enti centrali, è stato a lungo responsabile del settore dottrine, piani, operazioni, addestramento e sicurezza del volo. Lasciata l’uniforme azzurra, per dieci anni è stato presidente e CEO di un’azienda privata che si occupa di spazio e tecnologie avanzate. Come pubblicista, collabora a numerosi quotidiani e riviste, occupandosi prevalentemente di relazioni internazionali, politica militare e Medioriente. Fa parte del Comitato dei Garanti dell’istituto Affari Internazionali.

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