“Sette ragioni per amare la filosofia” di Giuseppe Cambiano

GIUSEPPE CAMBIANO Sette ragioni per amare la filosofia

Recensione a: Giuseppe Cambiano, Sette ragioni per amare la filosofia, il Mulino, Bologna 2019, pp. 216, euro 15, (scheda libro).


È un vecchio vizio di chi si ritrova spesso a maneggiare libri, soprattutto saggi, quello di correre veloce, ancor prima di iniziare a leggere, in fondo al volume, a sbirciarne la bibliografia o l’elenco dei nomi citati.

Scorrendo l’Indice dei nomi del nuovo libro del professor Giuseppe Cambiano, Sette ragioni per amare la filosofia, edito da il Mulino e uscito da poche settimane nelle librerie, è inevitabile rimanere colpiti dall’assenza quasi totale di “filosofi”, o almeno di quegli autori che tradizionalmente vengono chiamati tali. Niente Cartesio né Hegel; non viene citato Aristotele né mai compare il nome di un Heidegger. È senza dubbio questa la caratteristica che, anche seguendo l’esposizione e l’argomentazione di Cambiano, professore emerito di Storia della filosofia antica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e già docente all’Università di Torino, colpisce il lettore: una introduzione alla filosofia e alle ragioni per cui appassionarsene è condotta innanzitutto attraverso frammenti di grande letteratura o di sceneggiature cinematografiche.

È passando da Philip Roth a Truffaut, da Matt Damon a García Márquez che vengono introdotte via via tematiche e problemi tipicamente filosofici. Anche nelle rare occasioni in cui vengono citati testi “canonici”, Cambiano preferisce riportarci un episodio che fece ridere l’apparentemente gelido Immanuel Kant – un indiano stupito dalla schiuma della birra di un inglese – o un aneddoto raccontato da John Locke. Il risultato un po’ straniante è che, laddove l’autore dipinge una prospettiva delle principali idee e problematiche del pensiero occidentale (ad esempio nel quarto capitolo), emerga una storia della filosofia costruita attraverso le contrapposizioni tra “alcuni…” ed “altri…”.

È evidente, nonché esplicitato da Cambiano stesso, quale sia l’intento di questo approccio originale. Le «sette ragioni» che compaiono fin dal titolo – che, brevemente, consistono nella capacità della filosofia di insegnare a 1) sollevare domande, 2) usare le parole, 3) ricercare risposte e costruire ragionamenti, 4) apprezzare il valore dei dissensi, 5) superare le barriere (innanzitutto degli specialismi), 6) capire altri tempi e 7) altri mondi – queste ragioni, dicevamo, sono chiarite, scrive l’autore nell’Introduzione, «attraverso eventi, comportamenti e affermazioni di personaggi di opere letterarie o cinematografiche, che rappresentano in maniera vivida come domande e risposte filosofiche possano avere rilevanza anche sul piano della vita quotidiana degli individui, sia nella sfera privata, sia in quella pubblica» (p. 9). Innanzitutto, quindi, mostrare che il pensiero filosofico non è qualcosa di solamente tecnico, riservato a degli specialisti, oppure qualcosa di iperuranico, lontano dall’esperienza personale. E del resto, che al cuore della filosofia stia la non-filosofia, un incontro, uno thauma, un’esperienza quotidiana, è un assunto che torna costantemente nella filosofia, da Platone fino a Deleuze.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Le «sette ragioni»

Pagina 2: Dal particolare all’universale

Pagina 3: Cambiano e la filosofia nella sfera pubblica


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Nato a Verona, studia Filosofia all'Università di Padova. Si interessa anche di attualità e il suo sogno è quello di far congiungere le due passioni. Appena può, viaggia.

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