Storia ebraica e memoria ebraica nel pensiero di Yosef H. Yerushalmi

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Il percorso intellettuale di Yosef Hayim Yerushalmi trova nell’agile volume Zakhor. Storia ebraica e memoria ebraica una tappa di spessore, in grado di rendere di fatto ragione della natura dei problemi fondamentali della ricerca storiografica condotta dall’autore ma ─ più in generale ─ di alcune questioni di senso che sovente la produzione scientifica storiografica non è in grado di esplicitare.

Benché fin dal titolo del testo risulti infatti possibile intuire il contesto culturale in cui l’autore situa la propria indagine, credo sia utile sottolineare come il lavoro di Yerushalmi non sia semplicemente da intendersi quale una ricognizione intorno al peculiare modo in cui gli ebrei hanno inteso, attraverso i secoli, il legame tra storia e memoria, quanto piuttosto come il tentativo di mostrare un paradigma diverso da quello greco prima e cristiano poi: lo studio della “storia ebraica e memoria ebraica” costituisce così l’occasione per pensare in maniera radicalmente diversa le stesse parole “storia”, “storiografia”, “memoria”.

Una testimonianza di questa peculiare natura del volume ritengo possa essere rintracciata proprio nella vicenda editoriale di Zakhor, che pure ha una propria rilevanza. Nel prologo alla prima edizione del testo (1982), Yerushalmi racconta di aver tenuto a Gerusalemme nel 1977 una conferenza in università sulla storiografia ebraica; appena tornato in America, scrive un articolo scientifico nuovamente dedicato al tema della storiografia ebraica[1]; nel 1980 tiene un seminario all’Università di Washington dal titolo «Storia ebraica e memoria ebraica»: come si evince, la gestazione del testo è lunga e non armonica.

Pubblicato infine nel 1982, Yerushalmi ha modo di discutere ampiamente del proprio lavoro in un convegno parigino dal titolo «Mémoire et Histoire»[2]: mi pare questo sia un punto di interesse notevole per quanto detto in precedenza. Scrive infatti Yerushalmi:

«Sebbene avessi lavorato in totale isolamento, al mio arrivo a Parigi, nel dicembre del 1984, per un convegno su «Mémoire et Histoire», ho scoperto di non essere il solo a preoccuparmi dei problemi della memoria collettiva e della scrittura della storia; il fatto era che, apparentemente, io ero stato il primo a sollevare drasticamente e pubblicamente alcune questioni»[3].

Il lavoro di Yerushalmi gode dunque di una vocazione evidentemente più ampia del solo contesto ebraico: non cogliere questa esigenza di senso significa perciò fraintendere i risultati ottenuti dall’autore.

Chiarito quindi quale sia il fulcro problematico del testo qui preso in esame, ritengo di poter procedere nell’analisi qui proposta.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il percorso intellettuale di Yosef Hayim Yerushalmi

Pagina 2: Storia e storiografia nelle riflessioni di Yosef Hayim Yerushalmi

Pagina 3: Memoria e tempo sacro


[1] Il titolo completo del saggio è Clio and the Jews: Reflections on Jewish Historiography in the Sixteenth Century. Cfr. Yerushalmi, J., Zakhor. Jewish History and Jewish memory, University of Washington Press, Seattle-London, 1996; trad it Zakhor. Storia ebraica e memoria ebraica, Giuntina, Firenze, 2011, p. 31.

[2] Lo spiega nella prefazione all’edizione di Zakhor del 1989; cfr. Ivi, p. 27.

[3] Ibidem.


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Studente di Filosofia presso l’Università di Pavia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo. Allo studio della filosofia, accompagna l’interesse per l’ermeneutica biblica, la teoria del pensiero rivoluzionario e la storia del socialismo italiano con particolare riferimento all’opera di Giacomo Matteotti.

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