Le politiche territoriali dell’Unione Europea. Il caso delle strategie macroregionali
- 18 Luglio 2019

Le politiche territoriali dell’Unione Europea. Il caso delle strategie macroregionali

Scritto da Alessandro Ambrosino

15 minuti di lettura

Nel quadro del budget generale dell’Unione Europea, la politica regionale – o politica di coesione, per gli addetti ai lavori – costituisce circa il 33% della spesa totale[1]. Il suo obiettivo principale, così come è definito sin dall’Atto Unico Europeo del 1986, è ridurre le disuguaglianze fra i territori dell’Unione[2], promuovendone uno sviluppo più equilibrato e sostenibile[3]. Per lo scopo essa si serve di tre dei cinque Fondi SIE (Fondi Strutturali e di Investimento Europei)[4], i quali vengono programmati con il Quadro Finanziario Pluriennale. Nel periodo di programmazione 2014-2020 essi hanno assorbito circa 350 ml€, di cui 10 sono serviti a finanziare la cooperazione territoriale europea: il famoso programma noto anche come INTERREG che, tramite il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), dal 1990 punta alla costruzione delle collaborazioni transfrontaliere, transnazionali e interregionali tra Stati Membri confinanti[5].

Il quadro attuale, tuttavia, è il risultato di uno scenario che, nel corso degli ultimi vent’anni, si è fatto via via più complesso, complici le tensioni geopolitiche e soprattutto la grande recessione economica iniziata nel 2008, di cui una delle conseguenze è stata l’accelerazione delle disuguaglianze territoriali e sociali. L’euroscetticismo è andato acuendosi, mettendo in questione l’architettura stessa dell’Unione, mentre il divario tra centri di ricchezza e benessere e periferie poco attrattive e abbandonate è aumentato[6].

Di fronte a stravolgimenti di questa portata anche la politica di coesione ha sperimentato una stagione di profonda riflessione sugli strumenti e la metodologia da adottare. INTERREG, in particolare, ha iniziato a mostrare i “segni del tempo”, risultando troppo statico in un quadro di sensibile aumento delle disparità socioeconomiche. Per questa ragione, nel tentativo di “smuovere” l’intero impianto, nel 2009 l’allora commissaria per le politiche regionali Danuta Hübner incaricò Fabrizio Barca, all’epoca direttore del Ministero dell’economia e delle finanze italiano (MEF), di stilare un report di programmazione ed indirizzo per la coesione post-2013. Il rapporto, basato su analisi scientifiche e su una rigorosa valutazione d’impatto della politica stessa, offrì un contributo importantissimo al dibattito europeo sul tema, sottolineando l’urgente necessità dell’Unione di dotarsi di una politica regionale place-based, cioè attenta ai bisogni specifici di luoghi molto diversi fra loro, accentuando l’importanza dei risultati e adottando un tipo di gestione amministrativa moderna, flessibile e a più livelli[7].

Proprio sullo sfondo di questo radicale cambio di rotta, trovava riconoscimento formale in ambito UE la prima di una serie di nuove forme di collaborazione territoriale: le strategie macroregionali. Nate come iniziative dal basso delle regioni, esse valorizzano ulteriormente le iniziative di cooperazione transfrontaliera e transnazionale sopracitate, che da decenni vengono incoraggiate presso le istituzioni europee[8]. La prima di queste, la Macroregione del Baltico (EUSBRS) è stata varata nel 2009. Sono seguite la Macroregione del Danubio (EUSDR) nel 2011, la Macroregione Adriatico-Ionica (EUSAIR) nel 2014 e la Macroregione Alpina (EUSALP) nel 2015[9]. L’Italia è impegnata con le ultime due e nel 2019, per tramite della Regione Lombardia, ha assunto la leadership di EUSALP[10].

strategie macroregionali

Balza subito agli occhi come l’essenza stessa della macroregione sia legata alla condivisione di un territorio contiguo fra vari attori, i quali cercano di coordinarsi per affrontare sfide comuni e realizzare pochi ma concreti progetti[11]. Altrettanto interessante è osservare come questo approccio alla cooperazione tenti di far proprie molte delle indicazioni contenute nel rapporto Barca: dal miglioramento della governance multilivello alla mobilitazione di tutti i portatori di interesse (università, enti locali, associazioni) in ottica bottom-up fino alla valorizzazione del principio di sussidiarietà[12].

Questo articolo cerca di dare una panoramica delle strategie macroregionali, interpretandole alla luce della governance multilivello, la quale ne rappresenta il dato costitutivo essenziale. Dopo aver brevemente delineato il concetto, descriveremo le principali caratteristiche di istituzione e struttura delle strategie. Seguirà un breve quadro delle priorità italiane per EUSAIR ed EUSALP. La parte conclusiva dell’articolo offrirà spunti di riflessione generali per una valutazione complessiva dell’iniziativa, sottolineandone criticità e vantaggi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’origine delle strategie macroregionali

Pagina 2: La governance multilivello e le strategie macroregionali

Pagina 3: l’Italia e le strategie macroregionali

Pagina 4: Riflessioni critiche sulle strategie macroregionali


[1] https://ec.europa.eu/regional_policy_it.pdf

[2] Nell’ambito dell’Unione Europea gli Stati sono ripartiti in Nomenclature di Unità Territoriali Statistiche (NUTS). La politica di coesione si applica sui livelli NUTS 2 e NUTS 3, corrispondenti, nel caso italiano, alle regioni e alle provincie. Il livello NUTS 1 indica ripartizioni territoriali di grandi dimensioni come i Länder tedeschi o le macroregiuni romene.

[3] https://ec.europa.eu/regional_policy/it/faq/#2

[4] Sono 5: il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), il FSE (Fondo Sociale Europeo), il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP): https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/funding-opportunities/funding-programmes/overview-funding-programmes/european-structural-and-investment-funds_it

[5] http://www.ansa.it/2019/03/13/la-cooperazione-transfrontaliera-in-europa

[6] Cfr. G. Cusimano, L. Mercatanti, La strategia europea delle macroregioni. Opportunità e criticità, in: «AGEI GEotema» n. 57, (2018), p.  9, A. Rodríguez-Pose, The Revenge of the Places That Don’t Matter (and What to Do about It), in: «Cambridge Journal of Regions, Economy and Society» vol. 11, n. 1 (2018), pp. 189–209 e J. Stiglitz, Un’economia truccata in «Le Scienze», n. 606, febbraio 2019, pp. 39-43.

[7] Fabrizio Barca, «AN AGENDA FOR A REFORMED COHESION POLICY A Place-Based Approach to Meeting European Union Challenges and Expectations», Report Indipendente (Commissione Europea DG REGIO, 2009).

[8] L. D’Ettorre, Le strategie macroregionali dell’Unione, in: «federalismi.it», n. 20 (2018), p.3.

[9] Ad oggi l’unico volume comprensivo del tema e dei maggiori risultati di ricerca è: S. Gänzle, K. Kern (a cura di), A “Macro-Regional” Europe in the Making. Theoreitcal Approaches and Empirical Evidence, Palgrave Studies in European Union Politics, 8, London, Palgrave Macmillan, 2016.

[10] Ulteriori informazioni, come anche il testo completo del programma 2019 si trovano sul sito ufficiale della presidenza italiana di EUSALP.

[11]Cfr. L. Cavestri, Macroregioni: le opportunità UE da cogliere, in: «Il sole 24Ore», 11 gennaio 2018. Si veda inoltre la definizione ufficiale della Commissione Europea: European Commission, Report from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions Concerning the Added Value of Macro-regional Strategies, COM 468 final, Brussels, 27 June 2013.

[12] Bianchi, cit.,


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Scritto da
Alessandro Ambrosino

(1992) Originario del Friuli si è Laureato in storia e in Relazioni Internazionali all'università di Bologna. Ammesso al PhD in International History del Graduate Institute di Ginevra. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Dopo aver lavorato a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia a Bruxelles, ha svolto il tirocinio UE presso il Comitato delle Regioni.

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