“Tecnologie per il potere. Come usare i social network in politica” di Giovanni Ziccardi
- 20 Giugno 2019

“Tecnologie per il potere. Come usare i social network in politica” di Giovanni Ziccardi

Scritto da Roberto Mussinatto

8 minuti di lettura

Recensione a: Giovanni Ziccardi, Tecnologie per il potere. Come usare i social network, Raffaello Cortina Editore, Milano 2019, pp. 254, 16 euro (scheda libro).


Il libro Tecnologie per il potere. Come usare i social network in politica di Giovanni Ziccardi si propone, più che come un saggio di approfondimento, come un vero e proprio manuale per chi si voglia avvicinare all’argomento. L’opera è infatti improntata ad una diretta ricaduta pratica: in quasi tutti i capitoli sono presenti elenchi puntati molto efficaci che prescrivono concretissime linee di comportamento per il politico e il suo staff. Si potrebbe dire infatti che il testo sia diretto ad operatori del settore (politici locali, social media manager, staff elettorali) che vogliano accostarsi ad un tema che è sempre più centrale nello svolgimento del loro lavoro.

Tale centralità è sottolineata molto bene da Ziccardi nella prima parte del libro, dove è descritta l’evoluzione dell’informatica e del suo ruolo nella vita politica degli ultimi cinquant’anni. Si è passati infatti, dice Ziccardi, da un panorama, quello degli anni Sessanta per esempio, dove la comunicazione politica era dominata dai media tradizionali (stampa, radio e televisione) e dalla propaganda organizzata dei grandi partiti di massa (con sedi e circoli diffusi sul territorio e attivisti in gran numero), ad uno più fluido, dove la comunicazione politica è realizzata dal singolo esponente politico, e non dalla macchina di partito per lui, ed è totalmente disintermediata, perché condotta sui social network, aggirando dunque l’intermediazione dei media tradizionali. Ziccardi non vede in questo necessariamente un male, anche se nota come in realtà molti politici, soprattutto italiani, non sfruttino al meglio le possibilità dei nuovi mezzi di comunicazione. Ad esempio, quest’ultimi, invece di puntare su di una costante interazione coi loro simpatizzanti ed elettori, aprendosi al dibattito online, preferiscono dedicare le loro bacheche virtuali a contenuti statici e verticali, molto simili alle vecchie forme di comunicazione cartacee e che riproducono il consueto schema comunicativo “da uno a molti” tipico dei media tradizionali. Ancora, Ziccardi nota come queste nuove e ampie possibilità possano in realtà essere sfruttate per azioni ai limiti delle legalità e per combattere gli avversari in maniera scorretta.

Dopo queste considerazioni preliminari, Ziccardi entra nel merito della materia definendo alcuni punti problematici del rapporto fra social network e potere. Il primo punto è la trasformazione del rapporto fra media tradizionali e potere: i social hanno spostato il dibattito dai salotti televisivi al web, costringendo i media tradizionali a rincorrerli e trasformandoli in un vero e proprio megafono. Quelli che prima erano i cani da guardia del potere, ormai sono solo i suoi cani da riporto (pp. 51-52).

Il secondo punto è il cuore della propaganda politica: il raggiungimento degli elettori. Per far questo, i politici hanno a disposizione l’immensa mole di dati che ogni giorno i gestori dei social network raccolgo e immagazzinano, e che sono pronti a rivendere a terzi. Questi dati, offerti gratuitamente dagli utenti, permettono, se analizzati, di tracciare un profilo della personalità dei singoli utenti: sui social, dice Ziccardi, ciascuno si sente libero di esprimere se stesso senza troppi filtri, concedendo ai social network dati su buona parte degli aspetti della propria vita, dal like alla pagina del proprio programma televisivo preferito, al proprio numero di telefono, fino alla propria inclinazione politica. Tali dati, raccolti e analizzati, possono essere utilizzati non solo per targetizzare la comunicazione elettorale, diffondendo messaggi personalizzati per ciascuna tipologia di elettori, ma anche per predire il loro comportamento, soprattutto nei giorni più caldi prima delle elezioni, dando la possibilità di sollecitare l’elettorato su temi che possono deciderlo a votare per un determinato partito (pp. 53-57, 107).

Il terzo punto è la trasformazione del politico in influencer, con la conseguente estrema polarizzazione del dibattito pubblico: un politico parla senza intermediari con il suo “popolo”, ne influenza le idee perché ne diventa l’unica fonte di informazione. Attraverso i social, un politico può creare contenuti a getto continuo (post, dirette su Facebook e YouTube, tweet di commento a notizie appena battute dalle agenzie), creando un surplus di informazioni che ingloba l’elettore e genera una rapida obliterazione del passato: nel chiasso continuo, a nessuno verrà chiesto di rendere conto delle posizioni espresse un mese o una settimana prima, producendo un sistema che si autoconferma continuamente. Per l’elettore inglobato in questo flusso, il suo leader ha sempre ragione perché è sempre stato coerente[1].

Queste tre caratteristiche definiscono la fast politics, termine coniato da Guillaume Liegey per descrivere la politica modificata dai social media. Questi infatti, non solo hanno creato nuove possibilità di azione, ma anche nuove esigenze (come, ad esempio, quella di un continuo monitoraggio dell’opinione degli elettori), determinando l’aumento dei ritmi della discussione pubblica (pp. 85-86).

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Politici o influencer?

Pagina 2: Social network e potere

Pagina 3: Ziccardi e il lato oscuro della fast politics


[1] Sulla questione delle bolle virtuali, cfr. C. R. Sunstein, #republic. La democrazia nell’epoca dei social media, Bologna 2017.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Roberto Mussinatto

Nato nel 1996, studia Storia all'Università di Torino, dove si sta laureando con una tesi in Storia medievale. Si interessa di storia e politica, con particolare riguardo alla crisi della democrazia contemporanea.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]