“Alla ricerca della banca perduta” di Marco Onado
- 06 Giugno 2017

“Alla ricerca della banca perduta” di Marco Onado

Scritto da Gianluca Piovani

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La crisi del 2008 e il sistema finanziario

La bolla gonfiata dagli eccessi del settore finanziario è infine scoppiata nel 2008. D’altra parte ci si è rapidamente resi conto dell’impossibilità di far pagare la crisi a chi l’aveva causata: le banche erano diventate troppo grandi per fallire (too big to fail) mentre d’altra parte i loro manager avevano già incassato lauti stipendi e, sebbene la loro condotta fosse moralmente riprovevole, non avevano giuridicamente commesso reati ma solo massimizzato nel breve termine i profitti delle società di cui erano a capo. In conclusione è stato quindi necessario ricorrere ad aiuti di stato più o meno mascherati per sostenere il sistema finanziario globale in crisi. Tali aiuti sono in parte provenuti dai governi nazionali, pesando così sui debiti pubblici, ed in parte dalle banche centrali che si sono caricate di responsabilità enormi (che invece sarebbero dovute essere politiche) per salvare il sistema dal tracollo.

Sfortunatamente, a seguito dei salvataggi bancari, gli stati non hanno avuto sufficienti risorse per intraprendere anche politiche di sostegno alla domanda che permettessero finalmente l’uscita dalla crisi. In sostanza i denari disponibili sono stati usati per salvare le banche mentre al contrario i consumatori venivano lasciati a loro stessi e negli USA l’espropriazione delle case acquistate con mutui insostenibili diveniva un fenomeno di massa. Passato il momento di emergenza è stato facile rispolverare le vecchie teorie liberiste per mostrare come gli stati siano in effetti degli spendaccioni inefficienti il cui intervento non ha portato a niente se non ad accumulare enormi debiti durante la crisi. Il passo conseguente è stato riprendere ad insistere sulle liberalizzazioni e deregolamentazioni che sono infatti parte del programma elettorale non solo dell’amministrazione Trump.

Il libro si chiude tracciando alcuni possibili interventi da adottare per riportare il sistema finanziario al servizio dell’economia reale. Tra questi l’imposizione di una tassazione sulle transazioni finanziarie, il divieto di sottoscrivere CDS (credit default swap) nel caso non si possegga anche il sottostante, il ritorno al passato con il ripristino della separazione tra banche tradizionali e di investimento, il ripensamento dei modelli di rating interni di Basilea accusati di lasciare decidere al regolato stesso le regole cui sottoporsi. Le proposte sono interessanti e vale la pena riflettervi; tuttavia, come lo stesso Onado riconosce, in ambiente accademico non è ancora iniziato un vero e proprio radicale ripensamento del sistema finanziario. La soluzione alla crisi sono stati interventi ad hoc degli stati poi nuovamente ritiratisi per lasciare campo libero ai privati. Le esperienze di altri stati con crisi bancarie, come ad esempio i paesi scandinavi e l’Islanda, mostrano come la nazionalizzazione delle banche possa invece avere effetti positivi per riformare il settore. In altre parole ripianare i buchi creati dalla finanza senza poi intervenire direttamente in qualità di stato e fare invece affidamento a una regolamentazione ancora troppo soft e comunque derivata da una matrice teorica liberista non è sufficiente.

Nel complesso l’opera di Onado offre una visione comprensiva e chiara delle dinamiche del sistema finanziario dagli anni Ottanta fino al presente. La sistematicità dell’analisi è evidente e molto apprezzabile e l’argomentazione è precisa ed ordinata. La visione che emerge non è particolarmente ottimista, ma certamente si tratta di un testo importante per comprendere la configurazione attuale delle banche e dei sistemi finanziari e il loro ruolo nell’economia globale.


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Scritto da
Gianluca Piovani

Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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