America del Sud 2019: elezioni presidenziali in Argentina, Uruguay e Bolivia

Sud America

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Bolivia: la sfida di Evo

Sempre in ottobre, Evo Morales, il primo presidente indigeno del continente, corre per il quarto mandato consecutivo a capo dello Stato Plurinazionale di Bolivia. Sono senz’altro le elezioni più difficili per Morales e il suo Movimiento Al Socialismo. Nel 2016, Morales perse di poco un referendum che gli avrebbe permesso di ricandidarsi per un quarto mandato, tuttavia l’anno successivo il Tribunale supremo elettorale sentenziò che ricandidarsi era parte dei suoi “diritti umani”. Oltre cento persone hanno avviato uno sciopero della fame contro la sentenza del tribunale che considerano illegittima.

La Bolivia di Morales si è trasformata da economia liberale a economia mista[6]. Lo Stato svolge un ruolo molto importante nell’economia, controllando le risorse economiche e i profitti dell’industria delle materie prime. Con un referendum svolto nel 2004 la Bolivia ha nazionalizzato l’industria degli idrocarburi, i cui profitti sono stati reinvestiti per politiche di redistribuzione della ricchezza, in educazione e salute. I risultati di tale politica si riflettono nella riduzione dell’indice di Gini passato, tra il 2002 e il 2017, da 0,61 a 0,45 (CEPAL, 2018). Il modello macroeconomico è risultato positivo, come riconosciuto sia dalla Banca Mondiale sia dal FMI, con un tasso di crescita del PIL del 4.6% tra il 2006 e il 2014, un surplus fiscale, bassa inflazione, una bilancia commerciale in attivo e aumento di riserve internazionali.

Queste performance economiche hanno contributo alle tre vittorie di Morales, ma le prossime elezioni sembrano essere per la prima volta davvero contendibili. I sondaggi mostrano un logoramento del consenso per un presidente abituato a superare il 60%. Stavolta appare testa a testa con il suo principale avversario ed ex presidente Carlos Mesa, leader di Comunidad Ciudadana, il quale definisce la candidatura di Morales incostituzionale e illegittima. L’opposizione è divisa tra due candidati e potrebbe ricompattarsi al secondo turno. Proprio per questo Morales punta a chiudere la partita al primo turno, facendo leva sul consenso tradizionalmente tributatogli dalle aree rurali, i cui villaggi sta diffusamente visitando negli ultimi mesi di governo.

Il bivio latino-americano: Bolsonaro vs Amlo

La tornata elettorale nei tre paesi sembra dunque un nuovo bivio nella storia politica del continente: può rappresentare la chiusura definitiva del ciclo progressista latino-americano – come promesso da Bolsonaro alla platea di Davos – o invece costituire una battuta d’arresto nella serie di successi elettorali inanellati dalle forze conservatrici in tutto il mondo. E le candidature progressiste che dovessero prevalere, volgendo lo sguardo verso nord, troverebbero certamente un alleato prezioso nel nuovo governo di sinistra messicano, guidato da AMLO – Andrés Manuel López Obrador – in particolare per rafforzare i processi di integrazione regionale, a discapito di politiche nazionaliste.

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[6] Per un quadro sulla politica economica della Bolivia di Morales, si veda Arevalo Luna, G. (2016). Economics and politics of the bolivian model 2006-2014: preliminary assessmentApuntes Del CENES35(61), 147-174. doi.org/10.19053/22565779.4152


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Siciliano classe 1988, dottorando in Economia a La Sapienza. Ha studiato e vissuto in Francia, Italia e America Latina. L’economia di quest’area del mondo è anche oggetto della sua ricerca accademica. Allo studio ha affiancato un’intensa esperienza politica, prima nell’Onda studentesca e poi nei Giovani Democratici. Coltiva passioni per letteratura di viaggio, bicicletta e scrittura.

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