“Borbonia felix” di Renata De Lorenzo
- 28 Agosto 2017

“Borbonia felix” di Renata De Lorenzo

Scritto da Fabio Milazzo

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Borbonia felixmonarchia impossibile?

Per tutti questi elementi, quella dei Borboni, nel corso dell’Ottocento, fu una monarchia impossibile (pp.35-49), sempre più soffocata dalle chiusure di un sovrano, Ferdinando II, che «ha cercato di identificarsi col primo ministro in un regime personale» (p.35) sempre più angusto, accentrato e conflittuale. Ma anche incapace di elaborare nuove forme di «legittimità di tipo nazionale-rappresentativo» (p.39) in una congiuntura che vede il sempre più rapido tramonto della «legittimazione dinastica tradizionale di diritto divino» (p.39). Anche il rapporto con la Chiesa, nonostante il riavvicinamento successivo al Concordato del 1818, si svolge all’insegna di un precario equilibrio tra «regime assoluto e giurisdizionalista e cordialità di rapporti col papato» (p.44), ciò determina un ulteriore fattore di instabilità alle frontiere del Regno.

Se però questi confini sono solo in una certa misura sicuri, è a Sud che la situazione è particolarmente tesa. I rapporti con la Sicilia sono sempre peggiori e le istanze indipendentiste dell’Isola sempre più marcate. Il conflitto, acuitosi nel decennio 1806-1815, si accentuò durante i moti del 1820-1821 quando «a Napoli venne adottata la carta di Cadice del 1821, a Palermo quella data nello stesso anno da Ferdinando I durante la dimora siciliana, con aspirazioni separatiste […]» (p.45). Tutto ciò contribuì alla radicalizzazione della frattura e alla rapida emergenza del corredo simbolico della Nazione Siciliana da opporre a quella Napoletana. Come riconosciuto ormai dalla storiografia, in questa scissione sempre più marcata va individuato uno dei fattori del rapido successo garibaldino nell’Isola.

Tutto questo mette seriamente in discussione l’idea di un Sud da contrapporre al Nord dei Savoia. Più corretto è cercare di individuare le molteplici linee di tensione, ognuna espressione di certi interessi e di determinati rapporti di potere che, caso per caso, sostennero: I) il progetto di un’Italia unita che ebbe nell’azione di Garibaldi il fattore di accelerazione; II) una Sicilia indipendente; III) un Regno delle Due Sicilie a guida Borbonica. Le ipostatizzazioni dialettiche Nord-Sud, soprattutto quando sono declinate in chiave politica, obliano proprio questa molteplicità di posizioni in campo, di interessi divergenti che rimandano al multiforme fronte di una società lacerata trasversalmente e non innanzitutto, come vuole la finzione ideologica, sul piano geografico. Di ciò è significativo esempio il ritratto dei tre fratelli Ulloa, Pietro, Antonio e Girolamo, il cui destino politico ci proietta «su emblematici livelli di partecipazione, consenso e di sofferenza nella percezione della patria prima e dopo il 1860» (p.74). Pietro, in particolare, dopo l’appoggio al regime costituzionale nel 1821, diventa uno «zelante esecutore della reazione borbonica» (p. 75) nel 1848 e da allora appoggia «pienamente la politica antiliberale del re» (p.75). Nel 1860 è tra i più attivi difensori dell’autorità del re, contro il regime costituzionale e a vantaggio dell’assolutismo. La sua figura è paradigmatica, in tal senso, proprio di quella molteplicità di punti di vista che si sviluppano e si alternano nel tempo, anche come espressione delle medesime individualità.

Renata De Lorenzo, docente di Storia Contemporanea e Storia dell’Ottocento presso l’Università Federico II di Napoli, punta su queste contraddizioni per evidenziare quanto a un certo punto abbiano interagito disponendo le condizioni per il collasso del Sud Italia borbonico. Fattori diversi quali la debolezza e la chiusura della dinastia borbonica, lo scollamento sempre più marcato rispetto alle potenze maggiormente coinvolte nell’area mediterranea, la situazione geopolitica internazionale, la congiuntura economica, la molteplicità di interessi che convergono verso la realtà che appare offrire maggiore stabilità, tutto questo ha determinato il sovrapporsi di un «insieme di circostanze che con  rapidità inconsueta modificano i punti di riferimento dei protagonisti e degli stati coinvolti» (p.102). Da qui il precipitare degli eventi che «non contano solo in sé, ma per il loro rapportarsi a dimensioni e processi di medio e lungo periodo» (p.102).

Del processo unitario, in una certa misura, se ne avvantaggiarono attori diversi, speculatori e soggettività politiche inedite, innanzitutto. Il risultato di questa situazione è però un parziale fallimento dovuto al fatto che «i gruppi dirigenti non riescono a declinare liberalismo e nazione insieme e il futuro viene costruito su paradigmi compromissori» (p.175). Da qui il ritardo sempre maggiore verso un Nord che conosce la propria via verso lo sviluppo industriale e, parallelamente, l’emergere di una Questione Meridionale che attraversa tutta la storia nazionale. È il risultato di ciò che l’Autrice ha il coraggio di chiamare con il proprio nome, guerra, che come tale ha dei vincitori e dei vinti ma soprattutto un «cambiamento» e «una nuova percezione del mondo» (p.177). In tal senso «la nazione napoletana – cui De Lorenzo espressamente si rivolge in conclusione – può riproporsi mantenendo le sue specificità, ma deve prendere atto del cambiamento che caratterizza il tramonto degli Stati dopo una guerra» (p. 177), solo così può «recuperare appartenenza, storia, radici culturali, valori, ma sentendosi italiani» (p.177).

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[1] Cfr. il dossier in aggiornamento della Sissco dal titolo Una giornata per le vittime del Risorgimento?, http://www.sissco.it/articoli/dossier-una-giornata-per-le-vittime-del-risorgimento/ [Ultima visita 12/08/2017]

[2] Sulla “giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”, Sissco, http://www.sissco.it/articoli/sulla-giornata-della-memoria-per-le-vittime-meridionali-dellunita-ditalia/ [Ultima visita 12/08/2017]

[3] Cfr. V.Daniele-P.Malanima, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia, in “Rivista di politica economica”, 97, 2007, pp. 267-340 e V.Daniele-P.Malanima, Il divario Nord-Sud in Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011.

[4] Cfr. V.Daniele-P.Malanima, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia… cit., p.274-278.

[5] Cfr. E. Felice, Perché il Sud è rimasto indietro, il Mulino, Bologna 2013, pp.33-34.

[6] Ivi, p.33.


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Scritto da
Fabio Milazzo

Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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