Cina e Santa Sede tra religione e geopolitica. Intervista a Elisa Giunipero
- 27 Gennaio 2021

Cina e Santa Sede tra religione e geopolitica. Intervista a Elisa Giunipero

Scritto da Davide Regazzoni

6 minuti di lettura

Con il rinnovo dell’Accordo per la nomina dei vescovi, la Repubblica Popolare Cinese e la Santa Sede hanno deciso di proseguire il dialogo con l’obiettivo di ricucire quello strappo diplomatico che ha tenuto divisa la Chiesa e i fedeli cinesi per quasi settant’anni. L’intervista a Elisa Giunipero permette di fare luce sulla complessa situazione politica e religiosa cinese nei riguardi del cattolicesimo.

Elisa Giunipero è Professore associato di Storia della Cina contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttrice dell’Istituto Confucio presso lo stesso ateneo. Nel 2014 è stata visiting scholar presso l’Università Fudan (Shanghai). Tra le sue segnaliamo: “Chiesa cattolica e Cina comunista” (Morcelliana 2007). Ha curato, tra gli altri, i volumi “Un cristiano alla corte dei Ming. Xu Guangqi e il dialogo interculturale tra Cina e Occidente” (Guerini 2013), “Uomini e religioni sulla via della seta” (Guerini 2017), “Cina e World History” (Guerini 2017) e con Agostino Giovagnoli “L’Accordo tra Santa Sede e Cina. I cattolici cinesi tra passato e futuro” (Urbaniana University Press 2019).


Il 22 ottobre 2020 è stato rinnovato per altri due anni l’Accordo provvisorio tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi. La situazione della Chiesa e dei cattolici cinesi ha riscontrato qualche miglioramento?

Elisa Giunipero: L’Accordo del 2018 – come lei ha giustamente detto – riguarda la nomina e consacrazione dei vescovi cattolici nella RPC e il coinvolgimento del Papa in essa e non riguarda l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra le due parti. L’Accordo affronta quindi un nodo cruciale e va al cuore del problema storico della divisione dei fedeli cattolici in Cina in due comunità (e non in due Chiese – come spesso viene impropriamente affermato), che dipende principalmente dal riconoscimento dei vescovi. Dopo l’Accordo, di cui la Santa Sede ha sottolineato il valore ecclesiale e pastorale, prima che politico-diplomatico, per la prima volta dal 1949 tutti i nuovi vescovi cattolici cinesi sono inseriti nella piena comunione ecclesiale: credo che questa possa essere considerata la più significativa novità introdotta dall’Accordo.

A oltre due anni dalla prima firma avvenuta nel 2018, i principali risultati concreti dell’Accordo possono essere così sintetizzati:

  • Due vescovi della RPC hanno partecipato, nell’ottobre 2018, al Sinodo dei vescovi sui giovani, per la prima volta dal 1949 potendo recarsi a Roma, incontrare il Papa e gli altri vescovi.
  • Negli ultimi due anni si sono moltiplicati i viaggi all’estero di vescovi cinesi, che hanno potuto recarsi in Italia o altrove in Europa e negli Stati Uniti. Ad esempio, il vescovo di Pechino, monsignor Li Shan, è stato autorizzato per la prima volta a lasciare la Cina e ha potuto incontrare pubblicamente il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a Milano, durante un convegno internazionale all’Università Cattolica nel maggio 2019.
  • Dalla firma dell’Accordo, in Cina si sono svolte cinque ordinazioni episcopali, senza incidenti, sulla base della nuova procedura: durante la cerimonia è stato ufficialmente sottolineato che “il candidato è stato approvato dal Papa”.
  • Nello stesso percorso verso il superamento della divisione tra cattolici “patriottici” e “clandestini”, sei vescovi in precedenza ordinati segretamente e quindi “clandestini” sono stati pubblicamente riconosciuti dalle autorità cinesi.

 

Il rinnovo dell’accordo ha sollevato critiche da parte di alcune figure e ambienti del mondo cattolico, dal cardinale Zen a monsignor Viganò. Da parte cinese, invece, sia per quanto riguarda i credenti sia con riferimento al Partito, come è stata accolta la notizia? 

Elisa Giunipero: Nel mondo cattolico non sono arrivate solo critiche, in molti ambienti ecclesiali questo accordo è stato salutato come una svolta positiva ed è stato notato che la firma di un’intesa con la Santa Sede può segnalare la disponibilità delle autorità di Pechino a riconoscere l’autorità del Papa nelle questioni che riguardano la Chiesa cattolica. Da parte cinese, specularmente, le reazioni sia da parte dei credenti sia all’interno del Partito sono state sia positive sia negative. Solo i prossimi anni e il successo o meno dell’accordo nella realizzazione di nomine e consacrazioni episcopali dimostrerà la sua utilità e convincerà o meno l’opinione pubblica nei diversi paesi.

 

Alla luce della volontà di Pechino di continuare per altri due anni l’accordo, si possono vedere prospettive di miglioramento per la libertà di culto in Cina?

Elisa Giunipero: L’Accordo, il cui testo non è stato reso pubblico, riguarda un aspetto specifico che è quello delle nomine episcopali. Non credo che possa portare immediatamente ad un miglioramento delle condizioni di vita delle comunità religiose ma certamente può contribuire a tenere accesi i riflettori e aperto un canale importante di dialogo con il governo di Pechino su questi temi. Inoltre il cardinale Parolin, nel 2018, presentando l’Accordo, ha affermato che, nelle intenzioni della Santa Sede, deve servire “anche per il consolidamento di un orizzonte internazionale di pace, in questo momento in cui stiamo sperimentando tante tensioni a livello mondiale”.

 

Come vengono visti i cattolici all’interno della società cinese odierna rispetto al passato maoista e all’epoca di Deng Xiaoping? Il contesto culturale cinese odierno offre maggiori possibilità al cattolicesimo di radicarsi nel tessuto sociale?

Elisa Giunipero: Dal punto di vista della politica religiosa la presidenza di Xi Jinping ha introdotto e sta introducendo novità e restrizioni. A dispetto di una percezione diffusa nell’opinione pubblica dei paesi occidentali, la RPC non ha avuto un percorso lineare dopo il 1978. Dopo la svolta impressa da Deng Xiaoping, al termine della Rivoluzione culturale, e la creazione del cosiddetto “socialismo di mercato”, il Paese non è andato incontro ad una progressiva apertura verso l’Occidente ma a trasformazioni enormi e rapidissime che hanno conosciuto momenti alterni: l’era di Xi ha inaugurato una fase diversa dal passato in cui il potere politico si è ulteriormente centralizzato e personalizzato.

Oggi i cattolici in Cina sono presenti in tante parti del Paese, non sono associati a particolari rivendicazioni etniche o politiche e sono ben inseriti nella società. Spesso negli ultimi anni hanno contribuito in modo significativo con aiuti umanitari e azioni di cura e assistenza ai poveri.

 

Come ha scritto nel capitolo “Sinizzazione” e politica Religiosa nella Cina di Xi Jinping nel libro curato da lei e da Agostino Giovagnoli L’Accordo tra Santa Sede e Cina, la parola sinizzazione (中国化), ovvero la volontà di rendere le religioni straniere più cinesi, pronunciata da Xi Jinping durante la Conferenza nazionale sul lavoro religioso nel 2016 è un termine che indica solo una volontà di maggiore controllo politico sulla religione oppure ha influito e influisce in un qualche modo sul rituale o su specificità dottrinali, con conseguenze di possibili spaccature?

Elisa Giunipero: Il concetto di “sinizzazione”, tanto nel termine cinese, quanto nelle sue traduzioni in varie lingue occidentali è generico e può essere inteso con varie accezioni: culturale, etnica o politica. Oggi in Cina il termine “sinizzazione” riferito alle religioni non è definito con precisione e lascia spazio a interpretazioni diverse, ma l’indirizzo della dirigenza politica sembra orientato verso una decisa richiesta alle comunità religiose di adeguarsi rigorosamente alle direttive espresse dal PCC, non soltanto rispettando le leggi, ma partecipando attivamente alla costruzione della società socialista e alla realizzazione del “Sogno cinese”. Credo quindi che debba essere intesa soprattutto come “sinizzazione politica”.

 

Questo accordo prevede nel lungo termine la graduale riunificazione della “chiesa patriottica” e della “chiesa sotterranea”, divise fin dal 1957 a causa della costituzione dell’Apcc, l’Associazione patriottica cattolica cinese. In questi due anni dalla firma dell’Accordo il ruolo assunto dall’Apcc si è visto ridimensionato?

Elisa Giunipero: Sicuramente la presenza e il ruolo dell’Apcc, un organismo politico che è nato per controllare la Chiesa, resta un problema. Evidentemente l’Accordo non ha tra i suoi scopi quello di affrontare questo tema, ma le sue conseguenze restringono il ruolo dell’Apcc. Nella storia degli ultimi settant’anni, l’importanza dell’Apcc come ponte tra la Chiesa e il governo cinese si è rafforzata per l’assenza di rapporti diretti tra la Santa Sede e Pechino. Nel prossimo futuro, qualora si avesse in Cina, come in ogni altro Paese, una conferenza episcopale riconosciuta è ipotizzabile che il ruolo dell’Apcc cambi ancora.

 

Secondo una recente dichiarazione, il pontefice ha affermato che il popolo degli uiguri è un popolo perseguitato: come si contestualizza questa affermazione avvenuta a pochi mesi dalla riconferma dell’Accordo?

Elisa Giunipero: Questa affermazione di papa Francesco è contenuta nel suo recente libro Ritorniamo a sognare in cui elenca alcuni popoli perseguitati, senza però dedicare una riflessione approfondita alla loro situazione specifica. Dimostra comunque la grande libertà con cui il Pontefice si esprime anche su questioni scomode, in difesa della dignità di tutti gli esseri umani.

 

Che influenza può avere il risultato delle elezioni americane e la vittoria di Biden sulla politica Vaticana nei confronti della Cina?

Elisa Giunipero: L’amministrazione Trump aveva espresso violente critiche alla Santa Sede per questo Accordo, soprattutto durante la visita del Segretario di Stato Pompeo a Roma, all’inizio dell’ottobre scorso, poco prima del rinnovo. Con Biden cambieranno auspicabilmente i toni usati ma è probabile che lo scontro tra USA e Cina proseguirà. Credo tuttavia che, nonostante il cambiamento nell’amministrazione statunitense, la Santa Sede proseguirà i propri sforzi di dialogo con Pechino: sono sforzi che vengono da lontano e sicuramente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano già lavorato nella stessa direzione, per stabilire questa intesa, nell’interesse dei cattolici cinesi.

 

Quale pensa sarà il futuro di questo Accordo?

Elisa Giunipero: Penso che la Cina oggi abbia interesse a rispettare questo Accordo e, nella misura in cui le ordinazioni episcopali si moltiplicheranno, dimostrando che l’Accordo funziona, e le trattative tra le due parti continueranno come è stato per gli ultimi anni, è probabile che l’Accordo verrà confermato, superando la sua natura provvisoria.

Scritto da
Davide Regazzoni

Nato nel 1996, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze storiche e orientalistiche all’Università di Bologna. I suoi interessi principali riguardano i rapporti politici, religiosi e culturali tra Chiesa Cattolica e Cina sia in epoca medioevale che contemporanea.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]