Coesione e partecipazione: il Patto come modello di governance. Intervista a Patrizio Bianchi
- 28 Dicembre 2021

Coesione e partecipazione: il Patto come modello di governance. Intervista a Patrizio Bianchi

Scritto da Giacomo Bottos

4 minuti di lettura

Il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima promosso dalla Regione Emilia-Romagna aggiorna e rielabora un modello di successo già sperimentato con il Patto per il Lavoro approvato nel 2015, alla cui nascita l’attuale Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, allora Assessore regionale alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro, ha dato un contributo fondamentale. In questa intervista il Ministro Bianchi, con cui avevamo già avuto l’occasione di confrontarci nel numero 3/2020 dedicato al tema delle Piattaforme e nel numero 2/2021 dedicato al PNRR, approfondisce il valore del modello del Patto in un contesto di governance multilivello, nel quale il ruolo dei territori e delle Regioni, nonché la capacità di attivare le energie e la partecipazione dei diversi attori e soggetti, assume un ruolo fondamentale. Viene poi anche preso in esame il tema della centralità di saperi e competenze nell’attivazione di un nuovo percorso di sviluppo e il modello dei tecnopoli.


Nel quadro dello sforzo di trasformazione che il Paese sta mettendo in atto nel contesto di Next Generation EU quali compiti spettano ai diversi livelli istituzionali e in particolare alle Regioni? 

Patrizio Bianchi: Le Regioni e gli enti locali svolgono un ruolo fondamentale: senza il coinvolgimento dei territori non saremo in grado di rilanciare il Paese. Questa è una sfida che dobbiamo affrontare insieme, con la partecipazione e il lavoro di tutti attraverso un dialogo costante e la pianificazione di strategie comuni per valorizzare le risorse che avremo a disposizione e lo possiamo fare pienamente solo attivando le forze del territorio. Una parte importante delle linee di investimento, infatti, vede il coinvolgimento diretto degli enti locali e sarà fondamentale per colmare le disuguaglianze territoriali sia a livello di servizi che di infrastrutture. Molti progetti finanziati con le risorse europee, ad esempio, saranno affidati alle città. Regioni ed enti locali saranno responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di euro di investimenti (circa il 40 per cento del totale) nell’ambito dell’attuazione del PNRR, con particolare riferimento alla transizione ecologica, all’inclusione e coesione sociale e alla salute. È fondamentale l’alleanza con i territori per quanto riguarda i fondi per l’Istruzione, a partire dal piano per il potenziamento degli asili nido e delle scuole dell’infanzia fino alla creazione di nuove scuole e alla riqualificazione degli edifici esistenti, all’estensione del tempo pieno e al potenziamento di laboratori, palestre e mense. I territori giocano un ruolo importante anche per la creazione di patti di comunità attraverso cui creare quella rete di istituzioni, associazioni, professionalità e società civile di cui la scuola ha bisogno per garantire un’istruzione di qualità in ogni parte del Paese.

 

Una progettualità come il Patto per il Lavoro e per il Clima siglato nel 2020 della Regione Emilia-Romagna – che segue a un precedente Patto per il Lavoro che lei aveva direttamente curato – può rivestire un ruolo nel contesto dell’attuazione del PNRR? Vi è coerenza tra il Piano e gli obiettivi del Patto per il Lavoro e per il Clima?

Patrizio Bianchi: I patti territoriali – regionali, metropolitani, di area – giocano un ruolo significativo per trasformare le strategie in azioni e per far sì che le risorse vengano usate, valorizzate e anche moltiplicate attivando le forze del territorio. Rappresentano l’ultimo miglio della corsa: è qui, a livello locale e regionale, che i piani di investimento trovano il momento in cui le parole e i fondi si dovranno trasformare in interventi concreti. I patti sono un esempio di forma di governance partecipata e di un metodo che integra strategia e organizzazione, attiva coesione e partecipazione e consente l’effettiva realizzazione degli obiettivi. Un percorso comune che nasce dalla convinzione che da questa crisi il Paese debba uscire con un progetto di sviluppo nuovo con l’effettiva partecipazione di tutti. Il patto si fonda sulla qualità delle relazioni tra istituzioni, rappresentanze economiche e sociali.

 

Un elemento caratterizzante del Patto per il Lavoro e per il Clima è la metodologia improntata al coinvolgimento dei diversi attori del territorio (imprese, organizzazioni sindacali, enti locali, Università ecc.) nell’individuazione delle priorità e nell’attuazione delle politiche. Qual è l’importanza di questo elemento? Un tale intento può assumere significato anche a livelli istituzionali diversi?

Patrizio Bianchi: Il Patto per il Lavoro dell’Emilia-Romagna e quello per il Lavoro e per il Clima si sono dimostrati non solo una scelta vincente per il territorio di riferimento, ma anche un modello esportabile: al centro c’è l’importanza della progettazione condivisa e non calata dall’alto, capace quindi di intercettare e valorizzare le potenzialità di tutte le parti interessate e stimolare lo sviluppo e l’innovazione dal basso, creando il contesto adatto. Il valore sta proprio nella massima partecipazione degli attori del patto al fine di individuare insieme e in una visione comune le priorità e i bisogni del territorio con l’obiettivo di attuare politiche di intervento efficaci.

 

Conoscenza, saperi e competenze sono al centro del primo dei quattro obiettivi strategici del Patto. Ritiene che vi sia in questo una convergenza con l’impostazione del PNRR? Ci possono essere delle sinergie in ambiti specifici?

Patrizio Bianchi: L’Istruzione è al centro del Piano di rilancio del Paese: è un investimento senza precedenti sulla scuola. Come Governo abbiamo voluto cominciare il cammino del PNRR dalla scuola, dall’università e dalla ricerca per dare un segnale forte. L’istruzione ha il compito altissimo di migliorare la società e di guidare le comunità ad affrontare nuove sfide: un’educazione di qualità, già a partire dalla prima infanzia, è una delle precondizioni per contrastare le diseguaglianze e attivare un nuovo modello di sviluppo. Investire in educazione, formazione e ricerca è fondamentale per non subire il cambiamento ma determinarlo. Per questo, il percorso che abbiamo disegnato nel PNRR ha due componenti essenziali: riforme e investimenti.

 

L’esperienza del sistema dei Tecnopoli e della collaborazione tra Università, impresa e istituzioni in Emilia-Romagna può fornire indicazioni utili su come potenziare il trasferimento tecnologico e accrescere il contenuto di conoscenza del sistema produttivo?

Patrizio Bianchi: I tecnopoli ospitano e organizzano attività e servizi specializzati a supporto dell’innovazione delle imprese, delle persone e del territorio. Il loro punto di forza è il forte collegamento che c’è tra gli atenei e il mondo produttivo e la capacità di fare sistema e di generare valore mettendo in rete competenze e professionalità specifiche. La cooperazione tra università, enti di ricerca, mondo delle imprese, istituzioni è la strada migliore per affrontare le sfide globali che ci attendono e per essere competitivi a livello internazionale. Proprio come abbiamo dimostrato con il Tecnopolo di Bologna, che ospita il Centro europeo di Supercalcolo e il Centro di Calcolo dell’Agenzia europea di previsioni meteorologiche.


Crediti foto: Ministero dell’Istruzione.

Scritto da
Giacomo Bottos

Direttore di «Pandora Rivista». Ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto su diverse riviste cartacee e online.

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