Contro la dialettica dello scontro tra Sciiti e Sunniti

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Nelle ultime settimane il Golfo Persico è prepotentemente tornato agli onori della cronaca internazionale. Il discorso del Presidente Donald Trump a Riad è stato l’inizio, la crisi diplomatica tra Arabia Saudita e Qatar l’intermezzo, l’attacco terroristico a Teheran prontamente rivendicato dall’ISIS, il culmine violento di un’escalation preoccupante ma tutt’altro che imprevedibile. La catastrofe siriana e il terrorismo in Europa avevano, infatti, semplicemente allontanato lo sguardo mediatico da un’area geografica, il Golfo Persico, che rappresenta, almeno dalla fine degli anni Settanta, il crescente e burrascoso baricentro politico ed ideologico del Medio Oriente.

La re-centralizzazione mediatica del Golfo e dei due attori che da quasi quarant’anni si sfidano per l’egemonia regionale, Iran e Arabia Saudita, ha fatto riemergere tra numerosi commentatori una lettura politica tanto potente e radicata quanto semplificatoria e fuorviante, secondo la quale il Medio Oriente sarebbe in preda ad un’atavica guerra di religione tra Sunniti e Sciiti. Ma c’è di più: questo scontro fratricida sarebbe oggetto di un disegno internazionale che vede l’Occidente, capitanato dagli Stati Uniti, parteggiare per il mondo sunnita con l’intento di detronizzare definitivamente la minoranza sciita in Medio Oriente.

Il percorso analitico che consente di criticare e auspicabilmente ridimensionare questa teoria, soprattutto nella sua interpretazione internazionalistica, si basa su almeno tre tappe fondamentali: la prima è quella di comprendere l’origine e il senso che viene dato alla totalizzante del confronto tra Sunniti e Sciiti. La seconda è assumere un punto di vista storico quanto più possibile slegato dalla sfera etica ed emotiva contingente. Il terzo e ultimo passaggio si concentra su un’interpretazione puramente politica delle relazioni intrattenute dagli stati mediorientali con i propri omologhi regionali e globali. Il risultato di questa analisi dovrebbe essere quello di uscire dalla trappola della semplificazione che, per quanto affascinante, è più che mai fuorviante.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La re-centralizzazione mediatica del Golfo

Pagina 2: Una lettura erronea della dialettica tra Sciiti e Sunniti

Pagina 3: Il punto di vista storico-politico: un sistema complesso di relazioni tra stati

Pagina 4: Tra Siria, crisi diplomatica nel Golfo e ricerca dell’egemonia: per una lettura politica


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Classe 1994. PhD candidate in Government and International Affairs alla Durham University. Le sue ricerche si concentrano principalmente sulla politica estera iraniana, il Golfo Persico e la questione nucleare in Medio Oriente.

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