D-Day. L’alba di un nuovo ordine mondiale

D-Day

«Soldati, marinai e aviatori delle forze di sbarco alleate. In questo momento voi vi impegnate nella grande crociata, alla quale ci siamo preparati per tanti mesi. Gli occhi del mondo intero sono appuntati su di voi; vi accompagnano le speranze e le preghiere degli uomini amanti della libertà in tutto il mondo. Insieme con i nostri valorosi alleati e fratelli d’arme combattenti su tutti i fronti, voi schiaccerete la macchina da guerra tedesca, libererete dalla tirannide nazista i popoli oppressi dell’Europa, dando vita a uno stato di sicurezza per tutti noi in un mondo libero. Il vostro compito non sarà certo facile. Il nemico che vi troverete di fronte è bene addestrato, bene armato ed ha una vasta esperienza di guerra. Questo nemico combatterà fanaticamente. Ma noi ci troviamo nel 1944! Molte cose sono cambiate dall’epoca delle vittorie naziste nel 1940-1941. Le Nazioni Unite hanno inflitto pesanti sconfitte ai tedeschi, anche nei combattimenti corpo a corpo. La nostra offensiva aerea ha grandemente minato le forze nemiche in cielo e in terra. Le industrie dei nostri paesi ci hanno permesso di avere una straordinaria superiorità di armi e di materiale bellico, senza contare che abbiamo a disposizione enormi riserve di combattenti bene addestrati. Il corso delle cose è mutato. I soldati del mondo libero marciano insieme verso la vittoria. Io ho piena fiducia nel vostro coraggio, nel vostro senso del dovere e nel vostro spirito combattivo. Solo una piena vittoria è degna di noi. Buona fortuna a tutti, e che la benedizione dell’Onnipotente scenda su di noi in questa grande e nobile impresa».

Fu con queste parole leggendarie che il generale Dwight “Ike” Eisenhower, Comandante Supremo del corpo d’invasione, annunciò e benedì l’inizio dell’Operazione Overlord: era il 6 Giugno 1944. Il fatidico D-Day era giunto, dopo mesi di preparativi e di incertezze sull’esito della più grande mobilitazione marittima e aviotrasportata della storia. La strada che condusse allo sbarco in Normandia, reso celebre anche grazie alla fortunatissima ricostruzione cinematografica e televisiva nota al grande pubblico, ha radici che risalgono sino alla seconda metà del 1943, l’anno che la maggior parte degli storici hanno identificato come lo spartiacque dell’intero conflitto mondiale, quando incominciarono a delinearsi le prime frizioni sulla visione del mondo da parte delle tre grandi potenze che avrebbero sconfitto il nazifascismo: Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica. Il tempo e la conduzione pressoché sovietico-americana delle ultime fasi del conflitto a partire proprio dall’invasione della Normandia avrebbero consegnato il mondo nelle mani delle due grandi superpotenze: la corsa verso Berlino, di fatto, da Est e da Ovest rappresenta la prima grande competizione, seppur mossa da un ideale condiviso – la sconfitta del nazifascismo – che sottese l’ambizione, taciuta, di imporsi sulle rovine di quello che fu, parafrasando Carl Schmitt, il primo nomos della terra: lo jus publicum Europaeum, sgretolatosi con la fine di quell’equilibrio di potenza che aveva condotto a due micidiali e distruttivi conflitti che avrebbero sancito il tramonto della civiltà e del dominio europeo sul mondo.

I Tre Grandi si incontrano a Teheran: si decide l’apertura di un secondo fronte

Con la definitiva disfatta e capitolazione della 6º Armata tedesca in quella che fu l’epopea di Stalingrado, il corso della guerra aveva finalmente arriso alle forze sovietiche, dopo mesi di totale assedio. Nonostante fosse appena iniziata la riconquista dei territori orientali in una poderosa marcia verso Berlino, Stalin si ostinava a lanciare pressanti appelli per l’apertura di un secondo fronte in Europa, soprattutto per sgravare l’Unione Sovietica dal fardello della guerra che, fino ad allora, aveva nel complesso sorretto nella battaglia contro il nazismo sul suolo europeo. Gli anglo-americani, secondo il leader sovietico, avrebbero dovuto attaccare dalla Manica giacché soltanto un attacco in forze nel nord dell’Europa avrebbe costretto l’Alto Comando tedesco a distogliere dal fronte russo un numero considerevole di divisioni. Lo sbarco alleato in Sicilia e la conseguente caduta del regime mussoliniano non aveva di fatto scosso le certezze difensive sull’impenetrabilità della cosiddetta “Fortezza Europa”, in quanto la linea del fronte italiano si era di fatto stabilizzata e nulla faceva temere uno sfondamento imminente da parte delle forze anglo-americane. Oltre a motivazioni prettamente strategico-militari, ciò che più preoccupava i sovietici erano le possibili trattative che gli alleati occidentali avrebbero potuto condurre con la Germania, tentati di poter accettare una pace separata e in prospettiva, in rispetto dei principi della Carta Atlantica alla cui formulazione Stalin era stato escluso, sulla costruzione dell’ordine mondiale post-bellico. Una visione che era profondamente in contraddizione con gli obiettivi sovietici, i quali erano intenzionati ad impadronirsi dei territori dell’Europa orientale occupati dai nazisti e così facendo mettere sul tavolo la propria visione nella ricostruzione della cartina europea. Lo stesso Winston Churchill, scongiurato il pericolo di una vittoria nazifascista, ambiva a mantenere intatto l’impero britannico; una visione anacronistica che avrebbe rappresentato un grave freno alla creazione di un ordine mondiale che collimasse con le idee del Presidente statunitense, Roosevelt. Gli ostacoli politici erano quindi dietro l’angolo ed avrebbero potuto inquinare la collaborazione per fissare gli obiettivi più imminenti, legati alle esigenze belliche. La necessità di accantonare tali ostinazioni di lungo periodo per non infrangere l’alleanza contro il nemico comune, spinse alla ricerca di un compromesso; la conferenza di Teheran, fissata per il 28 Novembre del 1943, avrebbe dovuto ambire proprio a conciliare le posizioni dei «Tre Grandi». Sin da subito l’atteggiamento di Roosevelt fu molto conciliante nei confronti di Stalin, soprattutto per la disponibilità di quest’ultimo ad impegnarsi ad entrare in guerra contro l’Impero nipponico – contro il quale gli Stati Uniti stavano conducendo una campagna di riconquista, isola dopo isola, atollo dopo atollo, dei territori del Pacifico occupati dal Giappone – una volta che la Germania fosse capitolata. Quanto all’Europa, il presidente americano era convinto che un’invasione sarebbe stata impossibile da intraprendere prima del maggio del 1944. La scelta sul luogo dello sbarco rappresentò un altro punto di contrasto; come detto Stalin era assolutamente convinto della necessità di attraversare il Vallo Atlantico tramite un’operazione da condurre sulle coste francesi. Churchill aveva più volte manifestato, invece, la necessità di condurre un’operazione del genere lungo le coste balcaniche; una tale presa di posizione era assolutamente giustificabile rispetto alle paure di un eventuale e plausibile controllo sovietico della regione, dove i russi avevano interessi diretti, dunque per inserire i paesi balcanici nella zona d’influenza occidentale. L’apertura di un secondo fronte avrebbe dovuto così concentrarsi nel «ventre molle» dell’Europa, dando continuità allo sfondamento del quadrante meridionale del fronte continentale già aperto con l’invasione della Sicilia. Nella visione del premier britannico in ogni caso la formazione del secondo fronte avrebbe dovuto dare – nella coalizione – alle potenze occidentali la possibilità di far valere maggiormente il loro punto di vista. Di converso la preoccupazione maggiore di Stalin era ottenere un preciso impegno da parte di Churchill e Roosevelt, evidenziando che l’Armata Rossa avrebbe potuto trovarsi in un pericoloso isolamento se non fosse stato aperto un secondo fronte; in questo senso concentrare le forze in altre direzioni se non lungo la Manica sarebbe stato, secondo il leader georgiano, un errore fatale. In conclusione, la Conferenza stabilì, in seguito all’accordo tra Stalin e Roosevelt e respingendo le proposte di Churchill, la decisione di portare a compimento il protocollo militare “Overlord”: l’invasione avrebbe avuto luogo nel maggio del 1944 lungo la costa atlantica a partire dall’Inghilterra, in combinazione con il lancio di un’offensiva lungo il fronte orientale. Per gli altri argomenti affrontati, dalla divisione della Germania al nuovo assetto del mondo post-bellico, tutte le soluzioni erano ancora possibili.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: I Tre Grandi si incontrano a Teheran: si decide l’apertura di un secondo fronte

Pagina 2: Al via le preparazioni di Overlord: le difese tedesche affidate all’ispezione di Erwin Rommel

Pagina 3: La grande vigilia. Tutto è pronto per lo sbarco

Pagina 4: D-Day: il «giorno più lungo» è arrivato


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Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l'Universita degli Studi di Torino nel 2015. Studia Storia Contemporanea a Bologna, interessato di Storia della politica estera americana, geopolitica e storia militare.

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