La questione del finanziamento pubblico ai partiti politici: il caso dell’Italia

finanziamento pubblico ai partiti italia

La questione del finanziamento pubblico ai partiti politici anima da lungo tempo il dibattito pubblico nel nostro Paese, costituendo oggetto di battaglie elettorali ben note.

Tuttavia, mettendo da parte la querelle politico-ideologica, il finanziamento pubblico della politica, preso in considerazione all’interno del complesso degli istituti che disciplinano il funzionamento della macchina statale, è stato giudiziosamente valutato come «uno degli strumenti principali che le democrazie moderne si sono date per allargare e dispiegare tutte le potenzialità e le tecnicalità per favorire la partecipazione e il concorso di tutti i cittadini, tanto uti singuli quanto collettivamente attraverso i partiti, alla determinazione delle scelte e degli indirizzi politici collettivi». In un recente articolo pubblicato su Pandora sono stati analizzati i profili normativi più rilevanti relativi alle modalità con cui i principali ordinamenti europei si sono dotati una disciplina giuridica del fenomeno dei partiti politici. Il presente contributo approfondisce ulteriormente l’argomento e intende illustrare al lettore la situazione normativa italiana.


Il Sole 24 Ore ha segnalato che nella legislatura appena trascorsa sono stati liquidati ai partiti politici, tra le due Camere, circa 52 milioni di Euro l’anno, per un totale di circa 260 milioni nell’arco dei cinque anni[1]. Una cifra certamente elevata ma che, al netto delle discussioni sulla necessità o meno che lo Stato spenda tali somme per sostenere i costi della classe politica, riporta alla luce il mai sopito dibattito sulla normativa inerente il finanziamento pubblico dei partiti politici, il quale, a discapito di una sua abolizione formale, tuttora sopravvive in forme indirette tra le pieghe dell’ordinamento giuridico italiano.

Come è risaputo, i partiti necessitano di una rilevante quantità di denaro, per poter finanziare le strutture locali e nazionali, organizzare le campagne elettorali e per poter svolgere tutte quelle attività funzionali al loro scopo politico.

Le varie soluzioni giuridiche elaborate nel tempo dal legislatore italiano alla questione del finanziamento dei costi della politica evidenziano la continua necessità per lo Stato di fornire delle risposte istituzionali capaci di arginare il fenomeno dell’influenza finanziaria dei privati sulle élite politiche.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il finanziamento pubblico ai partiti

Pagina 2: Il finanziamento pubblico ai partiti politici tra Prima e Seconda Repubblica

Pagina 3: Finanziamento pubblico ai partiti e principio democratico


[1] R. Ferrazza, Il finanziamento pubblico ai partiti esiste ancora: 260 milioni nella legislatura, in Il Sole 24 Ore, 07 febbraio 2018.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Classe 1993. Laureato in giurisprudenza all'Università di Roma Tor Vergata e praticante avvocato nella stessa città, dove si occupa di diritto penale di impresa e tributario. Interessato di politica, economia ed istituzioni italiane ed europee.

Comments are closed.