GameStop: il populismo sbarca a Wall Street?
- 02 Febbraio 2021

GameStop: il populismo sbarca a Wall Street?

Scritto da Raffaele Danna e Gianluca Piovani

12 minuti di lettura

L’azienda di videogiochi americana GameStop è recentemente passata alla cronaca per un interessante fenomeno borsistico. GameStop è un’azienda americana quotata dal 2002. La settimana scorsa il suo valore è salito del 430% circa, arrivando a sorpassare anche alcune compagnie dell’indice SP500. Altre compagnie quotate hanno visto andamenti simili, tra cui AMC Entertainment (+300%, gestore di sale cinematografiche) e Koss (circa +1000%, produttore auricolari e cuffie).

Queste fluttuazioni rapide e violente hanno attratto l’attenzione dei media, della politica e dei commentatori, soprattutto perché sembra siano state causate da un’intensa attività degli investitori così detti retail, ovvero da piccoli risparmiatori. Si tratta in un certo senso di operatori nuovi, che hanno iniziato ad operare sui mercati finanziari grazie alla crescente diffusione di app di brokeraggio come Robinhood e eToro. La vicenda ha generato interpretazioni contrastanti. Il Wall Street Journal ha pubblicato articoli dai toni epocali come “the power dynamics are shifting on Wall Street.” Secondo il Financial Times, invece, si tratterebbe semplicemente di una nuova bolla finanziaria gonfiata da uno ‘short squeeze’, un fenomeno già visto in passato. Con questo articolo vorremmo offrire una possibile ricostruzione della vicenda, insieme ad alcuni spunti di riflessione critica.

Partiamo da un’analisi dell’azienda al centro della questione: GameStop. Tre indici che vengono comunemente usati per valutare lo stato di salute di un’azienda sono i suoi asset, il suo capitale, e il suo operating income. Gli asset sono il patrimonio di un’azienda, e in un certo senso misurano quanto essa è grande. Ad esempio, un capannone potrebbe non essere ‘propriamente’ di proprietà dell’azienda per la presenza di un mutuo, ma il suo valore viene comunque incluso nel calcolo degli asset. La misura di ciò che è ‘veramente’ di proprietà di un’azienda è il capitale. L’operating income misura l’andamento degli affari, ovvero i guadagni o le perdite annuali. L’andamento di queste misure dal 2017 al 2020 per GameStop suggerisce che l’azienda sia in forte difficoltà, dal momento che sono tutte in calo (dati in migliaia):

1/30/2020 1/30/2019 1/30/2018 1/30/2017
Assets 2.819.700 4.044.300 5.041.600 4.975.900
Capital 1.031.300 1.807.800 3.032.400 3.069.100
Operating Income -14.000 313.900 526.400 591.500

Non è infatti irragionevole pensare che il modello di business di GameStop sia entrato in crisi nel 2020. Si tratta di un’azienda che vende videogiochi in negozi fisici, e il passaggio agli acquisti online accelerato dai lockdown dovuti alla pandemia sta erodendo il suo mercato. Sulla base di analisi di questo tipo, diversi investitori istituzionali (ad esempio grandi banche ed Hedge funds) avevano scommesso che l’azienda sarebbe fallita presto, vendendo allo scoperto (short selling) le sue azioni. Tuttavia, una massiccia azione di acquisto di azioni GameStop da parte di investitori retail ha invertito l’andamento del titolo, facendolo schizzare verso l’alto. Questo ha colpito gli investitori istituzionali che hanno subito forti perdite e sono stati costretti a ritirarsi, amplificando i rialzi. La vicenda ha generato grande entusiasmo fra gli investitori retail, che hanno adottato le stesse operazioni anche su altri titoli, ad esempio le citate AMC Entertainment e Koss. Per dare un’impressione della frenesia generata da questi fenomeni, Il 30 gennaio una pagina di Yahoo Finance dedicata alla vicenda di GameStop riportava come titoli correlati: “Nine Investors Instantly Make $16 Billion On GameStop Stock ‘Squeeze’” e “Who’s the next GameStop? These are the 10 most shorted stocks”. Quello che stupisce è la dimensione dei rialzi dei titoli di queste aziende, nonostante l’analisi dei loro fondamentali economici suggerisca che si tratta di aziende in difficoltà. Anche un rapido sguardo agli andamenti dei titoli di GameStop, AMC Entertainment e Koss mostra chiaramente che ci troviamo davanti a investimenti altamente rischiosi e speculativi:

GameStop

 

 

Vale la pena di ricordare il contesto finanziario all’interno del quale sta avvenendo tutto questo. A partire dal 2008, sia la FED americana sia la BCE in Europa hanno introdotto molta liquidità nel sistema finanziario attraverso le loro politiche monetarie espansive. La quantità di denaro in circolazione è costantemente aumentata per supportare l’economia post crisi. Questo ha determinato una forte espansione dei bilanci delle banche centrali, ulteriormente accelerata dalla crisi del Covid-19.

A seguire dimensione assets bilancio BCE:

E assets bilancio FED:

 

Il 2020 è stato un anno dai corsi borsistici molto volatili: volatilità vuol dire rischio, cioè forti variazioni dei prezzi. Alle forti perdite dovute alla crisi del Covid sono seguiti guadagni stellari dovuti alle politiche straordinarie di supporto e di stimolo all’economia da parte dei governi e delle banche centrali.

In passato, stampare troppa moneta diveniva inutile prima e deleterio poi a causa degli effetti dell’inflazione, cioè un aumento generalizzato dei prezzi. Ad oggi, per una serie di complesse circostanze, l’inflazione non si è ancora innescata. Si potrebbe affermare che le politiche espansive faticano ad arrivare all’‘economia reale’, che continua a essere depressa, comprimendo i prezzi. Allo stesso tempo, l’inflazione sta verificandosi nel settore finanziario. Questo significa che il denaro ‘stampato’ da FED e BCE, invece di essere reinvestito nell’economia reale dalle aziende, viene investito in borsa, e tali acquisti fanno aumentare i prezzi dei titoli quotati. Questo avviene a causa dell’implicito convincimento che le banche centrali non permetteranno alla borsa di crollare, perché questo innescherebbe una crisi simile al 2008, vale a dire uno scenario che i policy maker vogliono assolutamente evitare. Per questo motivo nel 2020, anno della crisi Covid in cui l’economia reale americana è andata in recessione, l’economia finanziaria è andata invece splendidamente: SP500 +13% e Nasdaq +43%.

Questa situazione genera il cosiddetto ‘azzardo morale’: un contesto in cui si pensa che i valori di borsa possano solamente aumentare, e si tende di conseguenza ad investire in titoli particolarmente rischiosi. Questa tendenza si è diffusa dai grandi investitori istituzionali (che beneficiano dell’aumento dei corsi borsistici) e dalle grandi aziende (che negli ultimi anni hanno sempre più aumentato le politiche di buyback) fino agli investitori retail, i quali progressivamente si stanno avventurando in operazioni finanziarie ad alto rischio che in passato erano appannaggio di investitori professionali. All’interno di questo quadro, durante il 2020 la crescita delle attività degli investitori retail è stata ulteriormente favorita dalla crescente diffusione di piattaforme di trading come Robinhood ed eToro. La sola Robinhood ha recentemente svolto un aumento di capitale di 1 miliardo. I sostenitori di queste piattaforme sostengono che si tratti di strumenti di democratizzazione della finanza, mentre gli scettici obiettano che attraverso queste organizzazioni milioni di investitori inesperti stanno avendo accesso a strumenti finanziari potenti e potenzialmente pericolosi, senza avere la consapevolezza necessaria. In più, queste piattaforme usano forme aggressive di promozione, targhettizzando soggetti potenzialmente interessati su piattaforme di consumo di massa, come YouTube. Entrambi gli autori di questo articolo sono stati selezionati ripetutamente dalla pubblicità di eToro, e incoraggiati a investire “on the world’s leading trading social network”. I lockdown hanno avuto un ruolo determinante nel far crescere il numero di utenti attivi su queste piattaforme, dal momento che le persone si sono trovate disoccupate, isolate, con molto tempo a disposizione, e in alcuni casi con del cash disponibile grazie ai piani di supporto dei governi.

Sembra che questo tipo di investitori sia riuscito a generare un impatto sull’andamento del titolo di GameStop che nessuno avrebbe potuto prevedere. Dal momento che si tratta di investitori che operano online, è online che bisogna cercarli. Reddit, un sito di condivisione di social news e forum che al 2018 contava 542 milioni di utenti al mese – il terzo sito più visitato negli USA – ha avuto un ruolo determinante in questa vicenda. Il canale Reddit r/wallstreetbets sta fornendo un luogo virtuale in cui gli investitori implicati nella vicenda GameStop si ritrovano, fomentandosi a vicenda ad acquistare titoli GameStop e a non cedere alla tentazione di venderli. R/WallStreetBets: raccoglie più di 4 milioni di utenti retail. Di che persone si tratta? Il Financial Times da l’esempio di un ingegnere dell’Ohio venticinquenne, che dopo aver venduto per 20.000$ si è detto pronto a perdere tutto il resto, affermando che il tipico utente di wallstreetbets disprezza i ricchi, e sarebbe dunque doppiamente soddisfatto se riuscisse a guadagnare dei soldi e allo stesso tempo rovinare le ricchezze dei grandi fondi di Wall Street.

R/Wallstreetbets è dominato da una retorica di ‘popolo vs élite’, di rivalsa contro la finanza corrotta di Wall Street e contro il sistema. Abbondano le metafore di Davide contro Golia, e in poco tempo gli utenti (identificati solo da un nickname) hanno sviluppato un gergo proprio, mischiando elementi di cultura di massa e forme tipiche della rete. Si incoraggiano a vicenda dicendosi ‘This is the way’ da The Mandalorian della Disney. Sviluppano meme sofisticati in cui si esaltano le ‘diamond hands’ (cioè chi resiste alla tentazione di vendere) e si insultano i ‘paper hands’ (cioè i crumiri che vendono), in una sorta di battaglia contro il male, identificato nel sistema finanziario tradizionale. Usano un linguaggio cameratesco, a tratti insultante e discriminatorio nei confronti di persone LGBT. Vengono postati screenshots di account di trading che contengono cifre importanti, corredate da incitazioni a non vendere. Altri riportano notifiche delle perdite subite da grandi fondi di investimento. È un linguaggio che ricorda le chat fra utenti di videogiochi di ruolo che si sfidano online. È anche il caso di osservare che il tipo di azienda oggetto di questa operazione favorisce questa narrazione. GameStop è a suo modo un’icona per gli appassionati di elettronica e videogame, ed è fin troppo facile presentare la vicenda a questo pubblico come una battaglia degli appassionati contro i malvagi di Wall Street che vogliono distruggere i loro simboli. In più, Reddit ha un algoritmo che mette in evidenza i post che generano più engagement, il che naturalmente favorisce l’effetto valanga. A questo si sono aggiunti gli endorsement di personaggi influenti, fra cui spicca il sempre puntuale Elon Musk, che ha rilanciato il canale r/WallStreetBets su Twitter, aumentandone ulteriormente la notorietà. Come normale in un quadro così composito, ci sono anche utenti che affermano di essere entrati in questa vicenda per puro divertimento, e chi per semplice guadagno.

Quello che è certo è che l’aggregato delle operazioni di questa community sta generando effetti macroscopici. E lo sta facendo perché, nelle modalità poco istituzionali che abbiamo accennato, questa comunità discute pubblicamente di strategie di investimento, e riesce a generare consenso e coordinamento fra numeri alti di utenti. L’utente che ha fatto partire la corsa su Reddit – nickname DeepFuckingValue – ha avuto una tale influenza che il Wall Street Journal è corso a intervistarlo per capire chi si trovasse dietro a queste operazioni, e ci restituisce l’immagine di uno stereotipico nerd il quale, naturalmente, ha affermato di essere solo una persona normale, e di non essersi mai aspettato un riscontro del genere. Tuttavia, le analisi condivise sul canale Reddit sono, a detta di osservatori qualificati, corrette e anche abbastanza sofisticate. Analisti professionali descrivono la strategia di DeepFuckingValue come rischiosa e aggressiva, ma anche consapevole e correttamente pianificata. Gli investitori istituzionali hanno cercato di argomentare che questi utenti producono manipolazioni del mercato, ma, quand’anche accettassimo la premessa, è anche vero che lo farebbero sulla base di informazioni pubbliche.

La notizia è esplosa quando, in seguito al fortissimo rialzo dei titoli GameStop, la piattaforma di trading Robinhood ha sospeso il trading di GameStop. Questo ha implicato che, durante la sospensione degli scambi, agli utenti retail è stato impedito di (o hanno ricevuto forti limitazioni a) comprare titoli GameStop, mentre veniva mantenuta la possibilità di venderli (cioè l’opzione che questi utenti aborrono). Al contrario i grandi investitori istituzionali, che operano direttamente sui mercati senza avvalersi di piattaforme, hanno potuto continuare la loro operatività. Questo è avvenuto prima di tutto per motivi tecnici.

La regolazione della compravendita (in inglese clearing) con “soldi veri” avviene a due giorni dalla contrattazione. Prendiamo il caso di un utente x che inserisce un ordine di 100€ in acquisto per azioni GameStop attraverso Robinhood. Robinhood non possiede quelle azioni ma deve inoltrare l’ordine a suo nome ad una controparte centrale chiamata DTC. Per tutelarsi dal rischio che Robinhood non paghi le azioni prenotate, la DTC richiede il deposito di una caparra, la quale è proporzionata ad una misura quantitativa che rappresenta il rischio di un’azione. Considerato che GameStop è stato un titolo dalle fluttuazioni molto forti, la caparra richiesta a Robinhood diventa molto rilevante e Robinhood non può più permettersi di versarla. Di conseguenza Robinhood interrompe il trading sulle azioni GameStop attirando le critiche della massa di investitori retail, che interpretano la sospensione delle contrattazioni come un’operazione oscurantista di Wall Street. A questo punto l’ente regolatore, la SEC, ha iniziato ad analizzare la situazione, e ad avviare indagini sull’attività di Robinhood senza escludere la possibilità che le piattaforme potrebbero avere limitato la possibilità di fare trading indebitamente. Da un lato, infatti, è naturalmente nell’interesse di Robinhood non sospendere le contrattazioni, dal momento che costituiscono la sua fonte di reddito. Dall’altra, tuttavia, bisogna osservare che Robinhood ha fra i suoi principali investitori dei fondi di investimento che stanno subendo forti perdite in questi giorni, il che fa sorgere sospetti non del tutto infondati che non ci siano solo ragioni tecniche dietro la sospensione delle contrattazioni.

Questa vicenda straordinaria ha suscitato anche reazioni bipartisan da parte della politica. La nota deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez ha sottolineato il paradosso di una situazione in cui Wall Street si lamenta di manipolazione indebita dei mercati finanziari:

GameStop

Donald Trump Jr. ha interpretato la vicenda come un tentativo oppressivo del sistema e dei poteri forti, sempre puntando il dito contro Wall Street:

GameStop

In una paradossale convergenza, il deputato Ted Cruz, appartenente all’ala destra del partito repubblicano, si è detto d’accordo con le critiche di Ocasio-Cortez alla sospensione del trading di GameStop, generando un acceso dibattito. In un commento più articolato, il deputato democratico Ro Khanna, rappresentante di un distretto della California, ha affermato che: “This entire episode has demonstrated the power of technology to democratize access to American financial institutions, ultimately giving far more people a say in our economic structures. This also showed how the cards are stacked against the little guy in favor of billionaire Wall Street Traders. While retail trading in some cases, like on Robinhood, blocked the purchasing of GameStop, hedge funds were still allowed to trade the stock”.

Khanna ha ragione nel sottolineare il ruolo fondamentale della digitalizzazione nell’ampliare la platea delle persone che hanno accesso ai mercati finanziari. Ma non è scontato che questo debba portare necessariamente ad esiti positivi. La vicenda di GameStop è infatti un caso interessante in cui si possono osservare processi caratteristici della fase di transizione che stiamo vivendo e la cui portata stiamo di volta in volta scoprendo. Si tratta, da un lato, dello scontro fra le reti e le gerarchie, in cui strutture consolidate reagiscono bruscamente a fenomeni all’apparenza ingovernabili generati da logiche di rete. La supposta “democratizzazione” della finanza avviene secondo uno schema che fa riflettere. Molti investitori retail accusano la piattaforma RobinHood di avere loro sottratto lauti guadagni, che invece resterebbero appananggio di un’élite. Se da un lato è auspicabile che l’accesso ai mercati finanziari possa permettere anche al piccolo risparmiatore di investire, dall’altro è sbagliato pensare che accedere al sistema finanziario diventi sinonimo di azzeccare la scommessa giusta. GameStop è l’ultimo esempio dei cosiddetti unicorni (dopo Bitcoin, Tesla, e altri): la mosca bianca che da un giorno all’altro permette di ottenere guadagni straordinari. La grande visibilità data a questi esempi rischia di trasmettere il messaggio che la finanza sia un casinò, un luogo in cui non si investe ma si scommette. Al contrario la funzione sociale della finanza dovrebbe essere quella di convogliare i risparmi verso l’economia produttiva e supportare investimenti e produzione di ricchezza “reale”. Garantire l’accesso a un simile processo di arricchimento anche ai piccoli investitori è auspicabile, ma si tratta di un processo meno spettacolare e mediatico degli unicorni e delle scommesse, e che non ha come scopo o risultato quello di creare una massa di miliardari. Dall’altro lato, la vicenda di GameStop mostra come la digitalizzazione, più che disintermediare relazioni – come ancora troppo spesso sentiamo ripetere –, produce nuove intermediazioni in modi e contesti diversi[1]. Queste nuove intermediazioni, inoltre, non agiscono necessariamente secondo logiche diverse da quelle tradizionali.

Gli utenti di r/WallStreetBets non ripudiano affatto la logica dei mercati finanziari, e infatti cercano di influenzarli dall’interno attraverso strategie di coordinamento. Il Financial Times ha scritto esplicitamente che quello a cui stiamo assistendo è lo sbarcare del populismo a Wall Street, ma è anche vero che i sentimenti di sospetto nei confronti della finanza sono profondamente radicati nella nostra storia. In modo analogo, è naïve pensare che Wall Street stia perdendo mentre gli utenti retail stanno vincendo. Se è vero che alcuni grandi fondi hanno subito forti perdite, è anche certo che sicuramente c’è chi a Wall Street sta riuscendo a guadagnare da questa volatilità. Un evidente elemento di novità è che le nuove piattaforme di trading hanno permesso a sempre più utenti di entrare in un mercato precedentemente dominato da investitori professionisti, e che questo sta avvenendo in un contesto finanziario espansivo che favorisce la volatilità. La domanda inquietante è cosa succederà a tutti questi utenti retail nel momento in cui il coordinamento smetterà di funzionare e il mercato inizierà ad andare nella direzione opposta. Dal momento che questi utenti stanno utilizzando strumenti, come i derivati, a forte leva finanziaria, ci troviamo di fronte a una vasta platea di privati potenzialmente esposti a forti rischi finanziari. Sarebbe interessante sapere quali siano state le scelte dei vecchi azionisti di GameStop, che ne possedevano le azioni prima del rialzo, magari con un occhio ai fondamentali dell’azienda. Avranno tenuto come diamond hands, o, forse consapevoli dei fondamentali economici, avranno ceduto alla tentazione e venduto tutto?

Il problema della volatilità dei mercati non è una novità ed in molti mercati esistono già regolamenti che sospendono le contrattazioni nel caso di sbalzi eccessivi del livello dei prezzi. Questi regolamenti servono a proteggere il mercato come luogo di contrattazioni ordinate ed in ultima analisi gli investitori stessi da situazioni di mercato che possono talvolta degenerare. L’approccio della politica così come della SEC rischia di fomentare la retorica populista che sta portando molti investitori retail ad assumersi alti rischi. D’altra parte, considerato che le aziende in questione sono in difficoltà, prima o poi si può ragionevolmente attendersi un forte crollo di questi titoli. La sensazione – basata, di nuovo, su logiche vecchie e pre-digitali – è che i più furbi riusciranno ad avere grossi guadagni, mentre i più deboli e meno informati incorreranno in grosse perdite.

Chiudiamo con un aneddoto attribuito a Joe Kennedy, l’iniziatore della celebre dinastia americana. Si racconta che Joe decise di vendere tutte le sue azioni nel momento in cui il suo lustrascarpe rifiutò il solito pagamento di 1 dollaro per il suo servizio, dal momento che le sue scommesse in borsa l’avevano reso ricco. Era il 1929.


[1] Come discusso da Luciano Floridi nell’intervista Piattaforme digitali: una prospettiva filosofica. Intervista a Luciano Floridi, «Pandora Rivista» (2020), 3, 16-27, a cura di Raffaele Danna e Chiara Visentin.

Scritto da
Raffaele Danna e Gianluca Piovani

Raffaele Danna: Dottorando in Storia all’Università di Cambridge, Pembroke College. Laureato in Scienze Filosofiche al Collegio Superiore di Bologna. È stato collaboratore di una delle principali aziende tedesche coinvolte nei processi di innovazione legati a Industria 4.0 e si occupa dell’interazione fra cambiamenti scientifico-tecnologici e socio-economici. Gianluca Piovani: Nato nel 1991 a Bologna, ha conseguito la laurea magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica «Il Chiasmo». La sua esperienza lavorativa inizia con ricerca economica in Prometeia e prosegue in Banca di Bologna con la gestione patrimoniale. Attualmente lavora per la multinazionale Crif e si occupa di servizi informatici per banche.

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