Per una geopolitica dell’antichità: la Grecia nord-occidentale nelle guerre per l’egemonia (435-424 a.C.)

Grecia

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La Grecia nord-occidentale prima della guerra archidamica: Corinto, Corcira e… Atene.

Gli antichisti usano l’espressione ‘Grecia nord-occidentale’ per indicare le regioni della Grecia affacciate su Ionio e Adriatico, a nord del golfo di Corinto e fino all’isola di Corcira (Corfù). Per comodità, si può estendere l’uso dell’etichetta fino alla costa dalmata. In età classica, questa regione – pur occupata da genti di stirpe greca, almeno fino all’attuale Albania meridionale – è considerata ‘barbara’ e non urbanizzata[1]: poche sono le poleis proprie, vale a dire le città-stato le cui istituzioni sono i tratti distintivi della grecità ‘civile’. Si parla semmai di ethne, di popoli organizzati in lasse federazioni, fra cui spiccano Etoli, Acarnani ed Epiroti. Man mano che si procede verso nord, la grecità cede il passo alle popolazioni anelleniche, in primis gli Illiri, finendo per manifestarsi in isolati centri costieri circondati da barbari, come Epidamno[2] (Durazzo) o in insediamenti insulari, come ‘Corcira nera’ (Curzola).

Fin dalla metà dell’VIII secolo a.C., l’area è interessata dall’azione coloniale di Corinto: la prima fondazione corinzia nella regione è Corcira (735 ca.[3]). Secondo alcuni, Corinto è l’unica polis greca (eccetto Atene) che in età arcaica e classica produca una vera e propria politica coloniale, assai diversa dalle tipiche relazioni fra metropolis e apoikia, centrate su una rilassata dimensione simbolico-religiosa[4]: da tale politica deriva la creazione di una rete di centri sulle coste del golfo di Corinto e della Grecia nord-occidentale, finalizzati sia all’insediamento di una popolazione non sostenibile da un limitato e poco fertile territorio metropolitano, sia al consolidamento di traffici – forse si può parlare di approvvigionamento di legname[5] e di metalli – proiettati verso l’Adriatico e l’Occidente (con particolare attenzione alle poleis d’Italia e Sicilia, fra cui primeggia Siracusa, anch’essa colonia corinzia). La politica ionico-adriatica dei Corinzi, coercitiva solo verso le colonie più deboli[6], sarebbe molto precocemente osteggiata dalla stessa Corcira[7], capace di sviluppare a propria volta un notevole potenziale demografico, economico e militare[8], nonché di crearsi una propria sfera egemonica regionale. Questo il quadro fino alla metà del V secolo.

È in tale scenario che Atene, foriera di un nuovo dinamismo imperiale che supera il limitato orizzonte egemonico della polis, si affaccia sui mari della Grecia occidentale, in uno scacchiere geopolitico alquanto distante dal consueto cortile di casa attico, che guarda all’Egeo, al Ponto Eusino (Mar Nero), e al Mediterraneo orientale. L’interesse ateniese per la regione è proclamato per la prima volta con certezza nel 433 (ma molti lo anticipano, in alcuni casi a data assai precoce[9]), quando la polis attica si inserisce nella querelle corinzio-corcirese alleandosi con Corcira[10]. L’opinione tradizionale è che Atene guardi alla Grecia nord-occidentale come a una tappa verso l’Occidente: in tal senso testimonierebbero le stesse fonti, che parlano dell’isola come di una necessaria base d’appoggio sulla rotta per Italia e Sicilia[11].

In realtà, pare ormai evidente che l’avvicinamento a Corcira sia parte di un’organica strategia di molto più ampio respiro[12], volta innanzitutto a sottrarre l’isola al pericoloso espansionismo di Corinto, ‘terza forza’ dell’equilibrio interstatale greco e tradizionale alleata di Sparta, ma anche a indebolire e controllare qualunque potenziale rivale nell’equilibrio di potenza regionale, fra cui la stessa Corcira[13]. Atene integra senza soluzione di continuità strategie ‘occidentali’ e ‘nord-occidentali’, esprimendo dinamiche applicazioni di tali prospettive già nel 431 (allo scoppio della guerra del Peloponneso), e saldando scacchieri solo apparentemente distinti[14]. Ovviamente, l’interesse occidentale ateniese aumenta le tensioni interstatali, ed è fra i catalizzatori del grande conflitto con Sparta e la Lega peloponnesiaca.

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[1] Thuc. I 5, 3.

[2] Cfr. Thuc. I 24, 1; Strabo VII 5, 8.

[3] Cfr. Thuc. I 25, 3; Strab. VI 2, 4.

[4] Cfr. È. Will, Korinthiaka. Recherches sur l’histoire et la civilisation de Corinthe des origines aux guerres médiques, Éditions de Boccard, Paris 1955, p. 517; A.J. Graham, Colony and Mother City in Ancient Greece, Manchester Univ., Manchester 1964, pp. 118-153.

[5] L’argomento è dibattuto: cfr. R. Meiggs, Trees and Timber in the Ancient Mediterranean World, Clarendon, Oxford 1982, pp. 356, 424-425, 492-493; J.B. Salmon, Wealthy Corinth: A History of the City to 338 B.C., Clarendon, Oxford 1984, pp. 29-30, 122-126, 129; M. Intrieri, Autarkeia. Osservazioni sull’economia corcirese fra V e IV sec. a.C., in Lo spazio ionico e le comunità della Grecia nord-occidentale. Territorio, società, istituzioni. Atti del Convegno Internazionale, Venezia, 7-9 gennaio 2010 (a cura di C. Antonetti), ETS, Pisa 2010, p. 190.

[6] A.J. Graham, cit., pp. 142-149.

[7] Cfr. Thuc. I 13, 4; 25, 3; 38, 1. Cfr. L. Piccirilli, Questioni tucididee II, «Quaderni di storia», LXII (1995), pp. 65-72; L. Antonelli, Κερκυραικά. Ricerche su Corcira alto-arcaica tra Ionio e Adriatico, L’Erma di Bretschneider, Roma 2000, pp. 62-63; M. Intrieri, Βίαιος διδάσκαλος. Guerra e stasis a Corcira fra storia e storiografia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, p. 14; J.F. Lazenby, The Peloponnesian War: A Military Study, Routledge, London-New York 2004, p. 22.

[8] Cfr. Thuc. I 25, 4; 36, 3; 44, 2.

[9] Plutarchus, Themistocles 24, 1.

[10] Thuc. I 44, 1-2.

[11] Thuc. I 36, 2; 44, 3. Cfr. C. Marangio, Kerkyra nelle linee di rotta di età greca e romana tra la Grecia e l’Italia, in Porti, approdi e linee di rotta nel Mediterraneo antico. Atti del seminario di studi (Lecce, 29-30 novembre 1996) (a cura di G. Laudizi – C. Marangio), Congedo, Galatina 1998, pp. 79-104.

[12] J.B. Wilson, Athens and Corcyra. Strategy and Tactics in the Peloponnesian War, Bristol Classical, Bristol 1987.

[13] E. Foster, Thucydides, Pericles, and Periclean Imperialism, Cambridge Univ., Cambridge 2010, pp. 62-63.

[14] Cfr. Silvio Cataldi, Prospettive occidentali allo scoppio della guerra del Peloponneso, ETS, Pisa 1990; Id., Atene e l’Occidente: trattati e alleanze dal 433 al 424, in Atene e l’Occidente. I grandi temi. Le premesse, i protagonisti, le forme della comunicazione e dell’interazione, i modi dell’intervento ateniese in Occidente. Atti del Convegno Internazionale, Atene 25-27 maggio 2006 (a cura di E. Greco – M. Lombardo), Scuola Archeologica Italiana di Atene, Atene 2007, p. 432.


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Nato nel 1982, torinese, dal 2014 è dottore di ricerca in Storia antica, Università degli Studi di Torino: qui è stato cultore della materia tra 2015 e 2018. Si è occupato principalmente di polemologia, relazioni interstatali e storia politico-militare della Grecia arcaica e classica; oggi si interessa di divulgazione storica (con la pagina FB “La Paleoteca”, https://www.facebook.com/lapaleotecagcilenti/). Socio dell’associazione “Storie in Movimento” dal 2016, scrive e collabora attivamente con la rivista “Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale”.

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