Hard Pivot: Thornberry, il Pentagono e il teatro Indo-Pacifico
- 20 Aprile 2020

Hard Pivot: Thornberry, il Pentagono e il teatro Indo-Pacifico

Scritto da Alberto Prina Cerai

6 minuti di lettura

In mezzo alle tensioni sempre più incandescenti tra Stati Uniti e Cina sulla pandemia da coronavirus, a colpi di accuse reciproche sulle responsabilità della più grave crisi globale dal secondo dopoguerra, una proposta di legge introdotta al Congresso scuote l’establishment della Difesa. A presentarla il Senatore repubblicano William McClellan “Mac” Thornberry, membro influente dell’House Armed Services Committee, il comitato responsabile della supervisione delle politiche e dei programmi di spesa dei servizi militari e delle agenzie del Pentagono. “Put our money where our mouth is”. La proposta per un bilancio più consistente (circa 6 miliardi di dollari in più all’anno da destinare al Comando Indo-Pacifico) arriva in un momento in cui la drammatica crisi sanitaria sembrava aver monopolizzato il dibattito politico americano. Ma anche in tempi difficili, in cui shock improvvisi mettono in ginocchio le capacità di pianificazione e il capitale politico per uno sguardo di longue durée, le priorità strategico-militari degli USA non vengono dimenticate. Se il Dragone si appresta a ritornare ad una graduale normalità, è tempo che gli Stati Uniti “dimostrino la loro dedizione alla regione Indo-Pacifica e ai nostri partner e alleati laggiù”. Il piano riflette una “chiamata alle armi” bipartisan da tempo invocata per una risposta convenzionale immediata alla crescente assertività cinese nella regione.

 

LA GENESI STRATEGICA: IL PIANO ORIGINARIO DELLA MARINA

La proposta rappresenterebbe la concretizzazione di una riflessione strategica che ormai da anni anima i policymakers americani sulla centralità geopolitica della regione: proclamata con l’obamiano pivot to Asia nel 2011, nella sua versione fortemente multilaterale e votata all’engagement del colosso cinese contando su di una fitta rete di alleanze, implementata con il TPP (Trans Pacific Partnerships) ed infine scomunicata nella sua versione liberal dall’approccio dell’amministrazione Trump. Sia la National Security Strategy (NSS) che la National Defense Strategy (NDS) del 2018 enfatizzavano la regione come “teatro prioritario”, dal momento che i disegni della Cina, definita come un “peer-competitor” globale, puntano ad un’egemonia militare ed economica in un teatro vitale per gli interessi di sicurezza americani. Lo stesso Segretario della Difesa, Mark Esper, lo scorso dicembre aveva dichiarato la necessità di ridistribuire le forze armate nei teatri ora più significativi per la sicurezza nazionale, dal momento che “Cina e Russia, le potenze revisioniste di oggi, stanno modernizzando le loro forze armate mentre impongono il loro potere di veto sulle iniziative economiche e di sicurezza delle altre nazioni”.

Qualcosa si era già mosso a inizio aprile. Il comandante dell’USINDOPACOM – United States Pacific Command – l’ammiraglio Phil Davidson aveva riferito dinanzi al Congresso il suo programma di investimenti di 20 miliardi di dollari (tra il 2021 e il 2026) volto a fare della regione la massima priorità del Pentagono. Una versione declassificata del rapporto presentato da Davidson ai senatori il giorno della sua udienza a Capital Hill, raccolta da Breaking Defense, titolava “Regain the Advantage”: un chiaro messaggio al Congresso, e soprattutto all’amministrazione, dello stato di prontezza militare americana. Nella visione dell’Ammiraglio, il piano conta di “persuadere potenziali avversari che qualsiasi attacco preventivo [sarebbe] estremamente costoso e con molta probabilità destinato a fallire”. Il piano, nelle appropriazioni per il 2021, prevedrebbe una spesa ulteriore di 1.6 miliardi e di 18.4 miliardi tra il 2022 e il 2026. Lo scorso 10 febbraio Donald Trump aveva inoltrato al Congresso una proposta per il budget complessivo della sicurezza nazionale (FY 2021) di 740.5 miliardi di dollari, di cui 705.4 da destinare al Pentagono. Il che significa un incremento percentuale di un solo punto rispetto al bilancio della Difesa nell’anno corrente. In questo contesto di pressante urgenza per il rafforzamento delle forze armate nel Pacifico, sono i successi ottenuti in Europa negli ultimi anni a diventare un utile argomento negoziale. Come ha ricordato Davidson, le risorse richieste per il suo progetto rappresenterebbero soltanto l’80% di quanto Washington ha stanziato per l’European Defense Initiative dal 2014, quando l’invasione dell’Ucraina e l’annessione della Crimea da parte della Russia costrinsero il Pentagono ad un cospicuo aumento delle risorse per puntellare il fianco orientale della NATO. Ed è in questo iato, tra la retorica dell’amministrazione e quanto effettivamente implementato, che entra in gioco l’attivismo di Thornberry.

 

L’INIZIATIVA DEL SENATORE THORNBERRY PER UN FRONTE COMUNE

Seguendo il solco tracciato da Davidson, l’influente senatore repubblicano è tornato alla carica nella giornata del 16 aprile, presentando una proposta iniziale di circa 6 miliardi da stanziare per l’anno fiscale 2021. “Oggi ho presentato una proposta di legge per finanziare una Indo-Pacific Deterrence Initiative”. Tra i destinatari, i programmi di difesa aerea e missilistica, il rinnovamento delle forze in campo, della logistica e un maggiore sforzo d’intelligence e di coordinamento con gli alleati della regione. Seppur il budget proposto sia meno di un terzo del piano originario, l’intento è condiviso: incentivare una Pacific Defense Initiative strutturata che rifletta l’enfasi strategica della NSS e NDS. “Se ha funzionato così bene là [in Europa, n.d.r], perché non dovremmo implementarla in quello che definiamo ‘teatro prioritario’?”, ha incalzato il Senatore come riporta Foreign Policy. Il riferimento alla EDI è tutt’altro che casuale e risuona come una strigliata d’orecchi alla Casa Bianca, soprattutto per “essere [stato] un importante barometro dell’impegno americano nella regione, mandando un chiaro segnale ai nostri partner e alleati”. Anche se, in misura e modalità differenti, Trump e Obama hanno enfatizzato la necessità di un focus militare prioritario nel Pacifico, alcune scelte di politica estera, vuoi in Medio Oriente o puntando su investimenti ingenti in settori high-tech nella competizione con Pechino, hanno indotto ad attingere in maniera più uniforme alle risorse degli ultimi bilanci. Tuttavia, come ha ricordato Davidson in una nota rilasciata dopo la seduta presso il Senate Armed Services Committee il 2 aprile, “la realtà è che l’equilibrio militare nell’Indo-Pacifico si sta alterando” e senza adeguati investimenti sarà difficile implementare la strategia di sicurezza nazionale in quella regione, dal momento che si tratta non solo di “dedicare attenzioni agli F-35 o alle armi ipersoniche” ma anche di “assicurare che le nostre forze siano nel posto giusto, al momento giusto”. A rincarare la dose, Thornberry ha puntualizzato come, nonostante l’approvazione del Congresso del Fiscal 2018 National Defense Authorization Act, “[sia] stato il Pentagono a non attivare i fondi per l’iniziativa nel Pacifico”. Da qui l’iniziativa di Davidson senza la mediazione del Dipartimento della Difesa. Un segnale di crescente frustrazione da parte di legislatori e funzionari che hanno lamentato l’incapacità e la mancanza di volontà del Pentagono di farsi carico dell’iniziativa che da tempo veniva invocata per far fronte alle attività crescenti della Cina nel Mar Cinese Meridionale e altrove. Alcuni hanno invece puntato il dito contro le scelte dell’amministrazione nel rinnovare gli sforzi in Medio Oriente per fronteggiare potenziali focolai terroristici e l’ostilità iraniana. Un’incoerenza strategica rispetto alle priorità geopolitiche che difficilmente può essere compresa agli alti livelli delle forze armate.

 

SCENARI FUTURI

Seppur persistano alcuni dubbi sulle reali capacità di spesa in un momento di forte intervento federale per fronteggiare la pandemia – ricordiamo che la spesa del governo per la Difesa è seconda solo al programma di Social Security – il concetto di “deterrenza Indo-Pacifica” è fortemente supportato non solo dai tradizionali “falchi” repubblicani, ma anche dai colleghi democratici al Senate Armed Services Committee. Dunque, come affermano Randall Schriver ed Eric Sayers, non è da escludersi “un allineamento del Pentagono, dei repubblicani e dei democratici a Capitol Hill” che possa essere la base per costruire “in Asia quanto si è realizzato in Europa negli ultimi sette anni”. Non solo dal punto di vista operativo e materiale, con il dispiegamento di sistemi d’armamento, un miglioramento del supporto logistico. La proposta di Thornberry è organica ed include una cooperazione rafforzata con Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam. “Qualsiasi chairman dei capi di stato maggiore direbbe che il nostro miglior vantaggio sono le nostre partnership, per questo dobbiamo promuoverle”. L’intraprendenza del Senatore, che ha annunciato che non si ricandiderà nelle elezioni di novembre dopo oltre quindici anni di servizio, rappresenta dunque un forte segnale, specialmente in uno scenario nuovamente e fortemente conflittuale tra Washington e Pechino per via della pandemia. “Gli eventi della regione Indo-Pacifica hanno una profonda influenza sugli Stati Uniti e sul resto del mondo, come la pandemia del covid-19 ci ricorda”. Dai momenti di crisi nascono potenziali opportunità, e più che consapevole ne è il senatore texano che ha avuto un ruolo significativo in altri momenti importanti nella storia legislativa del Paese, con la proposta di istituzione di un Department of Homeland Security, ben sei mesi prima dell’11 Settembre, e della National Nuclear Security Adiministration. Come ha sostenuto in un lungo articolo Joseph Nye, il covid-19 difficilmente rappresenterà “un turning point geopolitico” nel decidere il destino degli equilibri globali. Ciò nonostante, anche se gli Stati Uniti continueranno a possedere vantaggi strategici in numerosi campi, “decisioni politiche sbagliate potrebbero indurre a sprecarli”, come “l’abbandono di alleanze o di istituzioni internazionali”. Nella sua dimensione militare, la proposta di Thornberry ben si configura in quel solco geostrategico che vede spostare molte delle priorità della Difesa verso il Pacifico. Quale potrà essere il suo reale sostegno politico al Congresso lo vedremo nei prossimi mesi, specialmente in una più che probabile ristrutturazione del budget per la Difesa per mitigare l’impatto della pandemia negli Stati Uniti.

Scritto da
Alberto Prina Cerai

Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l’Università degli studi di Torino e in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ha svolto un periodo di ricerca al Liddell Hart Centre for Military Archives (LHCMA) presso il King’s College. Attualmente iscritto al Master in Strategic Business presso la LUISS School of Government. Interessato di politica estera, sicurezza americana e tecnologia.

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