Proporzionale e Mitbestimmung: alcune note sulla democrazia tedesca
- 31 Maggio 2017

Proporzionale e Mitbestimmung: alcune note sulla democrazia tedesca

Scritto da Lorenzo Cattani

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Democrazia non-maggioritaria e complementarietà istituzionali

Il motivo per cui la legge elettorale tedesca è largamente vista come un successo è perché fondamentalmente racchiude al suo interno le caratteristiche del capitalismo e della democrazia tedeschi, cosa che la rende la miglior legge elettorale possibile per l’intero sistema.

Ogni studente di scienze politiche ha incontrato, durante il suo percorso di studi, il lavoro di Arend Lijphart sulle democrazie maggioritarie e consensuali. Nel caso tedesco, per quanto non si possa parlare di democrazia consensuale “pura” (i casi di studio principali sono il Belgio e la Svizzera), si può fare rifermento ad un modello “non maggioritario”, in cui le decisioni sono prese a maggioranza qualificata, che può variare dal “50 percento più due” all’unanimità, mentre le minoranze hanno potere di veto e possono essere molto ristrette o anche ampie quasi come la maggioranza. Ciò che comunque distingue il modello tedesco da altri casi è il forte mix fra elementi maggioritari e proporzionali che formula però esiti più simili a quelli di una democrazia consociativa. All’interno del modello “non maggioritario”, Lijphart evidenzia otto elementi distintivi

  1. Condivisione di potere all’interno dell’esecutivo
  2. Equilibrio di potere fra governo e parlamento
  3. Bicameralismo forte
  4. Sistema multipartitico
  5. Sistema partitico multidimensionale, basato non solo sulle differenze socio-economiche
  6. Rappresentanza proporzionale
  7. Federalismo e decentralizzazione
  8. Costituzione scritta e minority veto

In Germania non ci sono mai stati governi monopartitici, ma si sono sempre alternate delle coalizioni. Fino al 1998, le coalizioni di governo erano formate da CDU-CSU e FDP (cristiano-democratici e liberali), SPD e FDP (socialdemocratici e liberali) e, qualora le opzioni coalizionali standard non permettessero il raggiungimento della maggioranza, SPD e CDU-CSU, la cosiddetta “Große Koalition”. Dal 1998 in poi, a queste coalizioni di governo si è aggiunta anche la coalizione “rosso-verde”, fra SPD e i Verdi, che ha governato il paese fino al 2005. Nonostante ciò, la grande coalizione fra SPD e CDU-CSU continua ad essere scelta quando non vi sono altre soluzioni per formare una maggioranza: da questo punto di vista è importante segnalare che negli ultimi anni la grande coalizione è stata formata molto spesso (più precisamente dal 2005 al 2009 e dal 2013 al 2017, a fronte di un solo precedente dal 1966 al 1969).

Nonostante venga spesso definita “democrazia del cancelliere” per via della posizione ricoperta dal primo ministro, tale posizione è soggetta a molti vincoli, fra cui il forte potere di agenda-setting di cui gode il parlamento. Se il governo e una maggioranza della camera alta possono presentare progetti di legge da discutere, alla camera bassa (il Bundestag) è sufficiente un gruppo parlamentare con almeno il 5% dei membri del Bundestag per poter presentare un progetto di legge. Il governo è anche molto vincolato sugli emendamenti, che possono essere proposti solo da singoli parlamentari o da gruppi parlamentari; è però giusto specificare che tali emendamenti sono in gran parte avanzati su aspetti tecnici che non cambiano l’impostazione generale della legge. Il governo può a sua volta porre il veto su emendamenti o leggi in materia finanziaria, in particolare su leggi che aumenterebbero il livello di spesa oltre il budget proposto.

Grazie al ruolo centrale svolto dalla camera alta, rappresentativa dei Lander e non eletta dai cittadini (Bundesrat), la Germania rientra a pieno titolo tra i casi di forte bicameralismo simmetrico (Schmidt 2003, 58). Le modifiche costituzionali richiedono una maggioranza dei due terzi di entrambe le camere, cosa che conferisce al Bundesrat un potere di veto sulle modifiche costituzionali richieste dal governo o dal Bundestag (ibidem, 58). Anche la legislazione federale che influenza direttamente gli interessi dei Lander è soggetta al consenso del Bundesrat; ad oggi, è stato necessario il voto del Bundesrat per un numero di leggi tra il 50% e il 60%; il Bundesrat, detiene quindi un potere di veto di grande importanza (ibidem, 58). Infine, potendo chiedere un processo di riconciliazione su leggi controverse, a prescindere dal consenso richiesto per l’approvazione delle stesse, il Bundesrat ha la possibilità di influenzare anche la legislazione che non ne richiederebbe l’approvazione (ibidem, 58). Il governo federale deve quindi contrattare molto spesso con la camera alta, contrattazione che può inasprirsi qualora la maggioranza alla camera alta non sia la stessa della camera bassa, scenario tutt’altro che raro nella storia tedesca (Schmidt 2003, 59).

Le due principali dimensioni di conflitto della società tedesca sono, storicamente, quella socio-economica e quella religiosa. Il class-cleavage è stato parzialmente superato grazie allo sviluppo del welfare e all’aumento del benessere dopo il periodo bellico e ad oggi, la sola appartenenza sociale non è più una variabile affidabile per analizzare le preferenze elettorali. Questa frattura è stata accompagnata da un cleavage religioso, che vedeva contrapposte la SPD e la FDP (laici) da un lato e la CDU-CSU (cristiano-democratica) da un altro, quest’ultimo partito si è prefisso di costruire un ordine sociale basato su valori e norme cristiane, provando ad unire Cattolici e Protestanti in un moderno partito di centro. Questa frattura però ha perso importanza, in seguito all’apertura all’elettorato laico della CDU-CSU e ad una più generale secolarizzazione della società. A fronte di una perdita di rilevanza di queste fratture, vi è anche l’emergere di due nuovi cleavage: quello tra materialismo e post-materialismo e quello tra Est e. I Verdi e DIE LINKE sono i principali beneficiari di queste due nuove fratture. I Grünen mettono infatti al centro del loro programma concetti come lo sviluppo sostenibile e altre tematiche ambientali, mentre DIE LINKE, che raccoglie molti conensi nelle regioni orientali del paese, si è invece posta come alternativa a tutti i principali partiti di matrice “occidentale”, enfatizzandone le “promesse non mantenute”.

Partendo da questo punto non si possono non spendere delle parole sul sistema partitico tedesco, che negli anni è andato incontro ad una frammentazione crescente. Infatti, se fino agli anni ’80 poteva essere definito “triangolare”, oggi osserviamo un sistema decisamente multipartitico. La coesione del sistema è calata costantemente dopo le elezioni del 1987, anno in cui i Verdi raccolsero un importante risultato elettorale, raggiungendo l’8,3%[3]. L’indice Herfindal-Hirschman, che misura la frammentazione del sistema partitico e che varia fra 0 (totale frammentazione) e 1 (one party rule), conferma il calo significativo della coesione del sistema: dallo 0,40 del 1983 fino allo 0,25% del 2009[4]. Tale frammentazione è perlopiù l’esito dei successi elettorali dei Verdi e del PDS, che in seguito alla fusione col WASG ha dato origine a DIE LINKE. Con questo nuovo scenario ci si è spostati dalla triangolazione fra SPD, CDU-CSU e FDP, con quest’ultimo che esercitava ruolo di pivot, ad una “quadriglia bipolare”, che vede contrapposti SPD e i Verdi da un lato e la CDU-CSU e la FDP dall’altro. Infine, non è da escludere che in futuro anche DIE LINKE possa entrare a far parte delle coalizioni elettorali a livello federale, dopo alcune alleanze strette a livello locale su cui Pandora ha pubblicato altri articoli .

Il raggiungimento di questo nuovo settaggio del “mercato elettorale” tedesco è stato reso possibile da una legge elettorale che, al pari della stessa democrazia tedesca, tende a rappresentare la frammentazione del sistema politico in parlamento, fornendo però dei correttivi che incentivino la stabilità di governo. Il sistema elettorale consiste in due voti, il primo è dato ad un candidato, il secondo è dato ad un partito. Il secondo voto è quello più importante (alcune forze politiche come i Verdi, nei loro spot elettorali molto spesso menzionano solo il secondo voto e non il primo), poiché determina la suddivisione dei seggi al Bundestag fra i vari partiti. Per entrare in parlamento, i partiti devono superare una soglia di sbarramento fissata al 5%, che rappresenta uno dei principali elementi di “disproporzionalità” di voti e seggi, che comunque registra valori molto bassi in generale. È infatti importante sottolineare come la soglia del 5% non abbia impedito a nuovi attori politici come i Verdi e DIE LINKE di entrare nel Bundestag, cambiando significativamente le dinamiche coalizioni, nel corso del tempo.

La Germania è una repubblica federale e, come altri sistemi federali, la sua struttura è più complessa rispetto a quella di uno stato unitario come lo era il Regno Unito prima della devolution. È un paese con 17 governi, di cui uno federale con sede a Berlino e 16 governi regionali, uno per ogni Bundesland. Ogni Bundesland è guidato da un governo composto da presidente e ministri eletti dal parlamento statale e possiede una propria corte costituzionale. Nonostante i loro poteri possano sembrare limitati, gli stati svolgono un ruolo chiave nella politica e nel policy making del paese, al punto che è stato affermato che la Germania sia una “repubblica di stati principi”. Questo riflette l’importanza degli stati nella legislazione federale, il loro predominio nell’amministrazione e l’importanza di molte elezioni dei parlamenti statali, cosa che segna il ruolo centrale dei governi statali e dei partiti, sia a livello federale che statale.

La Germania possiede una costituzione scritta che, a differenza di quella degli Stati Uniti, non mira solo a servire come “sistema di governance, ma anche per garantire uno stile di vita sicuro”. Al fine di poter apportare modifiche costituzionali è necessaria, come abbiamo accennato precedentemente, una maggioranza qualificata di due terzi in entrambe le camere, cosa che rende indispensabile la collaborazione tra governo e opposizione, dal momento che in Germania le coalizioni di norma non superano mai il 60%. Infine, a differenza del Regno Unito, l’esistenza di una costituzione scritta comporta che la legislazione possa essere vincolata dall’attività della Corte Costituzionale, la quale detiene ampi poteri che vanno oltre alla semplice dichiarazione di incostituzionalità di una legge. Alla Corte possono appellarsi giudici, governi statali e federali, un terzo dei membri del Bundestag e, in caso di dubbi di costituzionalità, anche tutti i cittadini del paese; la corte può inoltre emettere decisioni vincolanti in caso di contenziosi tra organi costituzionali, può bandire i partiti giudicati incostituzionali e può indire l’impeachment per il presidente della repubblica.

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Scritto da
Lorenzo Cattani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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