Le sfide di un mondo multipolare. Intervista a Luigi Bonanate

Luigi Bonanate

Luigi Bonanate è professore emerito presso l’Università di Torino, dove ha insegnato per quarant’anni Relazioni Internazionali. Insegna Pace e ordine internazionale alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e Relazioni internazionali nella Struttura interdipartimentale di Scienze strategiche. È socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino. I suoi principali settori di studio sono la teoria delle relazioni internazionali, la teoria della democrazia e il terrorismo. Tra gli scritti più recenti, Anarchia o democrazia. La teoria politica internazionale del XXI secolo (Carocci 2015) e Dipinger guerre (Aragno 2016).


Partiamo da una domanda di rito. Ad oggi, qual è lo status delle relazioni internazionali come disciplina? Quali sono, se elaborati, i prodotti della teoria internazionale nel tentativo di inquadrare il mondo post guerra fredda?

Luigi Bonanate: Se parliamo dell’oggi le condizioni della disciplina sono pessime, il soggetto è gravemente malato. Dopo il 1989 la maggior parte degli studi internazionalistici, e quindi degli studiosi di relazioni internazionali, si sono ritrovati di fronte ad un mondo che non capivano e in rapido cambiamento. All’epoca vi fu un profeta di grande successo, Francis Fukuyama, il cui controverso libro La fine della storia purtroppo interpretò, erroneamente (poiché la storia ripartì ad una velocità incredibile), lo spirito dei tempi. La fine del comunismo e del socialismo come grandi sistemi di pensiero, simboleggiata dalla caduta del Muro ma anche, non dimentichiamolo, dalle proteste di Piazza Tienanmen. Eventi che vennero festeggiati e accolti senza, tuttavia, suscitare una vera riflessione dal momento che cambiarono totalmente l’inerzia della storia contemporanea. In meglio o in peggio, è difficile stabilirlo. Era l’inizio di un mondo nuovo. Un evento che a mio parere in futuro riscuoterà, nei libri di storia, la stessa importanza della Rivoluzione Francese duecento anni prima: quest’ultima liberò i sudditi, come individui, e li trasformò in cittadini nel nome dell’uguaglianza formale (è bene specificarlo poiché l’uguaglianza delle condizioni è tutt’altro), mentre la rivoluzione del 1989 trasformò gli Stati sudditi in Stati liberi, con le stesse criticità dell’omologa francese, laddove di formalmente liberi ve ne furono pochi rispetto ai reali rapporti di forza, alle strutture sussidiarie del potere tra l’ex Unione Sovietica e gli Stati ormai ex satelliti. Inoltre, analisi serie dopo l’Ottantanove furono davvero risicate, la maggior parte delle quali fuorviate da un perdurante clima trionfalistico. Gli eventi successivi furono influenzati in misura simile. La guerra in Jugoslavia fu interpretata come un mero conflitto di ripulitura di sistema in seguito alla dissoluzione dell’URSS, nonostante riproponesse modalità e tensioni ben radicate nella storia dei Balcani. Poi fu la volta del sanguinoso conflitto in Kosovo il quale, per la prima volta, vide stabilire una presenza significativa di Marines americani nella regione. Da allora in poi, un caposaldo statunitense nei Balcani è presente. Infine, alla fine del decennio, si arrivò all’evento spartiacque della storia più recente: l’11 Settembre. Come ha accolto la disciplina l’attacco alle Twin Towers? Semplicemente non ha prodotto contributi davvero categorizzanti. Vi fu un fiorire di analisi sull’oggetto, gli Stati Uniti, colpiti nel cuore finanziario, sullo shock che l’attentato provocò nell’opinione pubblica e nelle élite americane e in seguito sul supposto declino statunitense, ma tentativi di costruire una nuova teoria delle relazioni internazionali non ve ne furono. Questo vuoto teorico, oggi, torna ad essere riempito nel dibattito da categorie obsolete: sovranismo e nazionalismo. Concetti anacronistici che appartengono alla realtà primordiale dell’Occidente. Dal mio punto di vista, questo “ritorno della storia” mi lascia davvero perplesso e preoccupato, poiché a volte teoria e realtà vanno a braccetto. Se non siamo in grado di capire il mondo odierno, è facile non trovare ricette o correttivi per governarne le sue criticità.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Le relazioni internazionali oggi

Pagina 2: Il mondo dopo l’11 Settembre

Pagina 3: Bonanate: Anarchia o Democrazia?


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l’Università degli studi di Torino e in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ha svolto un periodo di ricerca al Liddell Hart Centre for Military Archives (LHCMA) presso il King’s College. Interessato di storia, politica e sicurezza americana e di geopolitica.

Comments are closed.