Che cos’è la politica di coesione europea?
- 22 Marzo 2019

Che cos’è la politica di coesione europea?

Scritto da Riccardo Ottaviani

9 minuti di lettura

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Politica di Coesione e Fondi strutturali

Da questa breve rappresentazione del cammino della Politica di Coesione emerge un primo elemento, ovvero la centralità dei Fondi strutturali e di Investimento dell’Unione, meglio noti come Fondi strutturali. Attraverso questi passa la volontà politica di dirigere finanziamenti europei e nazionali verso obiettivi tematici prestabiliti. È bene chiarire che i progetti europei finanziati con i Fondi strutturali non vengono mai coperti interamente con risorse Ue: si parla infatti di co-finanziamenti, che non vanno quindi a sostituire la spesa pubblica o privata dei singoli Paesi. I finanziamenti legati ai Fondi strutturali e alla Politica di Coesione sono detti indiretti, in quanto enti pubblici quali Regioni, Ministeri e Segretariati fungono da intermediari tra gli attuatori dei progetti e la Commissione europea – a differenza dei cosiddetti finanziamenti diretti, quali ad esempio quelli legati al programma LIFE, (acronimo francese di L’Instrument financier pour l’environnement, il programma dell’Unione mirato all’attuazione delle politiche ambientali) gestiti appunto direttamente dagli attuatori e dalla Commissione europea –. Vengono dunque redatti Piani operativi nazionali (PON) e Piani operativi regionali (POR) per ogni Fondo strutturale, con quest’ultimi che variano anche in maniera sensibile da regione a regione. Questo lavoro burocratico è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati in quanto permette di stabilire lo stanziamento delle varie risorse. Di grande importanza è la dimensione strategica degli investimenti, vale a dire un coordinamento fra i vari livelli di governance per il raggiungimento sia dei macro-obiettivi europei che di quelli specifici delle regioni.

Ad oggi i Fondi strutturali attraverso i quali co-finanziare progetti sul territorio europeo sono cinque: Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE), Fondo di Coesione (FC), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Per la Politica di Coesione si fa generalmente riferimento ai primi tre Fondi strutturali, in quanto FEASR e FEAMP agiscono – seppur in maniera concertata con la Politica di Coesione – nell’ambito delle politiche agricole e quelle marittime dell’Unione.

Il FESR è il principale fondo dell’Unione e mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea, correggendo gli squilibri fra le regioni e muovendosi su diverse aree prioritarie attraverso il cosiddetto approccio di “concentrazione tematica”[4]. Le aree tematiche su cui opera nel periodo di programmazione 2014-2020 sono quelle dell’innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese, attività economiche a basse emissioni di carbonio. L’obiettivo generale della Politica di Coesione del periodo 2014-2020, vale a dire “crescita e occupazione”, viene perseguito preminentemente attraverso il FESR. Con una dotazione di risorse Ue pari a 187,4 miliardi di euro, di cui 20,7 destinati al nostro Paese[5], il Fondo europeo di sviluppo regionale finanzia milioni di progetti in tutta Europa, soprattutto nelle aree economicamente svantaggiate, mirati principalmente a realizzazioni fisiche quali nuove infrastrutture, riqualificazione di edifici e spazi pubblici.

Il Fondo sociale europeo è il secondo pilastro della Politica di Coesione ed è attivo in tutti i Paesi membri Ue, al pari del FESR. Esso sostiene progetti mirati alla crescita del capitale umano, investendo quindi in formazione e istruzione. Un ulteriore obiettivo a cui il FSE fa riferimento è il finanziamento di iniziative atte ad avvantaggiare le persone in condizione di maggiore vulnerabilità e a rischio povertà[6], in linea tra l’altro con quello che rappresenta uno dei principali obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Le risorse da bilancio Ue destinate al FSE per il 2014-2020 sono circa 84 miliardi di euro, ai quali vanno poi aggiunti altri 37 miliardi stanziati dai singoli Stati membri[7]. La tematica dell’occupazione è generalmente la più attenzionata nell’ambito di progetti cofinanziati dal FSE: l’implementazione di progetti inerenti al re-inserimento nel mondo del lavoro o alla formazione giovanile ricopre un ruolo chiave in tal senso.

Il Fondo di coesione è il più recente tra i Fondi strutturali ed è frutto della necessità di ridurre le disparità tra le regioni più ricche e quelle più povere dell’Unione, in particolar modo nella fase post-Maastricht. Si tratta dell’unico tra i Fondi strutturali ad essere attivo solo per alcuni Stati membri e, pur essendo il meno corposo nel dato aggregato – circa 63 miliardi di euro –, offre un importante aiuto economico ai Paesi che ne possono usufruire per progetti legati a infrastrutture e sviluppo sostenibile. Spesso viene indicato come il fondo destinato alla convergenza fra Paesi dell’Est Europa e membri “storici” dell’Unione, ma si tratta di una imprecisione: nonostante gli Stati ex-sovietici entrati a far parte dell’Ue beneficino massicciamene delle risorse messe a disposizione con il FC, i Paesi che hanno accesso alle risorse appartengono anche all’Europa meridionale. Il criterio stabilito per usufruire del Fondo di coesione è quello del reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media europea. In questo modo gli Stati membri ammissibili al Fondo di coesione nel periodo 2014-2020 sono: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria[8]. L’Italia è quindi esclusa da questo fondo, ma è interessante notare che l’intero Sud Italia rientrerebbe nel Fondo di coesione se il criterio di ammissibilità fosse calcolato su base regionale utilizzando le NUTS1 di Eurostat[9] e  non il reddito nazionale lordo. Questa anomalia si verifica nel solo caso italiano, a testimonianza di un divario fra Nord e Sud dello stesso Paese unico in Europa e sempre più inaccettabile[10].

Politica di Coesione

 

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[4] Rimando al seguente link per un approfondimento: ec.europa.eu/regional_policy

[5] Per un ulteriore inquadramento delle risorse: www.guidaeuroprogettazione.eu/categorie-di-finanziamento-2014-2020/fondi-strutturali/

[6] ec.europa.eu/regional_policy/it/funding

[7] cohesiondata.ec.europa.eu/

[8] Ulteriori dettagli al seguente link: regional_policy/it/funding/cohesion-fund/

[9] Per una mappa delle classificazioni regionali di Eurostat: ec.europa.eu/eurostat/web/nuts/nuts-maps-.pdf-

[10] Per un approfondimento sulle ragioni di tale divario consiglio la lettura di Perché il Sud è rimasto indietro, E. Felice, Il Mulino, Bologna 2012.


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Scritto da
Riccardo Ottaviani

Nato a Cesena nel 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, dove attualmente studia Sviluppo Locale e Globale. Si interessa politica europea e Nord Europa.

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