Che cos’è la politica di coesione europea?

Politica di Coesione europea

La Politica di Coesione ha assunto nel tempo un ruolo fondamentale nelle politiche regionali dell’Unione europea. Il suo percorso, avviato dal Trattato di Roma, si lega al processo di integrazione europea e vede un importante incremento di risorse nel corso degli ultimi decenni. Con i suoi 351,8 miliardi di euro, la Politica di Coesione assorbe oggi circa un terzo del bilancio europeo[1], risultando seconda solo alla Politica agricola comune (PAC) per quota di risorse stanziate.

Lo scopo principale della Politica di Coesione è quello di favorire la convergenza e la solidarietà tra gli Stati membri, riducendo così le disparità economico-sociali tra le diverse regioni europee. Gli investimenti messi in atto sono multisettoriali e interessano una molteplicità di attori nell’intera Unione. Ciò implica un certo grado di complessità per la Politica di Coesione. In questo articolo cercheremo di districarci tra i suoi meccanismi per comprenderne il funzionamento complessivo, cosicché da consentire una riflessione argomentata su questa importante politica comunitaria in vista del prossimo periodo di programmazione 2020-2027 e del dibattito che lo riguarda. In primo luogo, analizzeremo gli elementi principali della Politica di Coesione, considerando in particolare i suoi strumenti operativi: i Fondi strutturali. Ci soffermeremo poi sull’attuale periodo di programmazione 2014-2020 in Italia, cercando di cogliere gli aspetti principali e le criticità della Politica di Coesione nel nostro Paese.

Prima di riflettere sulla Politica di Coesione odierna è bene ripercorrere, sinteticamente, il cammino che l’ha portata a diventare una politica di investimento di grande rilievo per l’Unione europea.

Sebbene il principio di “coesione” emerga già dal Trattato di Roma del 1957, a ciò non corrispose da subito una politica di sviluppo regionale concertata: si demandò agli Stati il compito di farsi carico delle aree più deboli. La Banca europea degli investimenti era, in questa fase embrionale di unione, la sola istituzione europea preposta al finanziamento di progetti in aree economicamente svantaggiate, come accaduto ad esempio per le infrastrutture del Mezzogiorno[2]. La creazione del Fondo sociale europeo, già dal 1958, fu il primo passo verso una politica di coesione europea. L’allargamento della Comunità economica europea nel 1973 – il primo, con l’ingresso del Regno Unito – diede l’impulso alla successiva creazione del Fondo europeo di sviluppo regionale, strumento pensato per investimenti strutturali lungo l’intero territorio dell’Unione e di grande rilevanza nelle regioni arretrate europee, come vedremo in seguito. Bisogna però attendere il 1986, anno dell’Atto unico europeo, per parlare più propriamente di Politica di Coesione. Fu difatti l’Atto unico a introdurre, oltre al mercato unico, l’obiettivo della coesione economica e sociale, fornendo una base giuridica ripresa poi pochi anni dopo con il Trattato di Maastricht[3]. La riforma dei Fondi strutturali attuata nel 1988, la quale ha portato una riorganizzazione dei programmi di investimento estendendoli a 7 anni di durata e un massiccio aumento di risorse, indicò la via per la moderna Politica di Coesione dell’Unione europea. A completare il quadro si aggiunse, nel 1994, la creazione del Fondo di coesione, destinato ai Paesi dell’Unione caratterizzati da un reddito nazionale lordo sensibilmente inferiore alla media europea.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La struttura della politica di coesione

Pagina 2: Politica di Coesione e Fondi strutturali

Pagina 3: La Politica di Coesione in Italia


[1] https://ec.europa.eu/regional_policy/sources

[2] G. Vesti, F. Prota, Le nuove politiche regionali dell’Unione europea, Il Mulino, Bologna 2008, p. 11.

[3] www.ispionline.it/Coesione_economica


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Nato a Cesena nel 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, dove attualmente studia Sviluppo Locale e Globale. Si interessa politica europea e Nord Europa.

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