“Polizie speciali. Dal fascismo alla repubblica” di Vittorio Coco

Vittorio Coco Polizie

Recensione a: Vittorio Coco, Polizie speciali. Dal fascismo alla repubblica, Laterza, Roma-Bari 2017, pp. 234, 22 euro (scheda libro).


Durante la seconda guerra mondiale, a Trieste, c’era un edificio conosciuto con il nome di «villa Triste», un luogo appartenuto inizialmente a una famiglia di imprenditori ebrei e successivamente divenuto sede dell’Ispettorato generale di pubblica sicurezza per la Venezia Giulia. Con questa funzione divenne una baluardo dell’antifascismo nel nord est italiano e, più in generale, nell’area nord adriatica, con evidenti ricadute sulle realtà croate e slovene.

La “villa” divenne tristemente famosa, già durante il conflitto, non soltanto per la pervicace azione di controllo del territorio e di repressione del movimento resistenziale, ma soprattutto per l’efferatezza, la violenza e la brutalità dell’azione condotta. A farne le spese furono soprattutto gli antifascisti catturati e sottoposti a ripetute e sistematiche torture. Queste, in ordine a una ben definita politica del terrore, dovevano rappresentare un mezzo di dissuasione e di pedagogia brutale per la popolazione, ancor prima che un sistema per ottenere informazioni. Il valore dell’azione dell’Ispettorato venne apprezzato dai nazifascisti che lo inserirono, dopo l’8 settembre 1943, in un sistema fondamentale per la repressione dei gruppi resistenziali dell’area.

Con questa vicenda ha inizio il libro che Vittorio Coco, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, ha dedicato al tema dei variegati corpi di polizia speciali creati dal fascismo, già negli anni trenta, per reprimere fenomeni sociali diversi come la mafia, il banditismo sardo, “grassatori” e gruppi di rapinatori che infestavano diverse zone dell’Italia. La genealogia di questi gruppi viene rintracciata dall’autore dapprima nelle strutture di indagine e repressione politica, come l’Ovra, e ancora prima nelle forze create durante la fase liberale e post-bellica per controllare il territorio, il rientro dei reduci, le fasi violente del “biennio rosso” e della stessa ascesa del fascismo.

Quest’ultimo elemento pone sul campo uno dei tanti paradossi che innervano la storia di queste “polizie speciali”, più nello specifico quello che vede il fascismo essere inizialmente oggetto dell’azione di controllo di alcuni di questi gruppi e poi patrocinatore di una loro declinazione in senso totalitario e fascista. In particolare ciò si iscrive nell’esigenza di avere a disposizione delle forze di polizia, libere da limiti territoriali e segmentazioni istituzionali, dipendenti dagli organismi centrali di governo, necessarie per compiti diversi quali la raccolta delle informazioni e lo spionaggio, ma anche il controllo e la repressione del dissenso. Tutto ciò senza dover subordinare tali azioni agli ingranaggi dell’amministrazione pubblica. In tal senso potremmo parlare non solo di “polizie speciali”, ma soprattutto di “polizie libere” e, fino a un certo punto, indipendenti e a disposizione delle esigenze più diverse, politiche ma non solo.

Il volume di Coco affronta la storia di queste “polizie speciali” attraverso le vicende dei dirigenti che le hanno dirette. La scelta ermeneutica si spiega alla luce del dato relativo al costituirsi di un gruppo tutto sommato omogeneo di funzionari che, pur nelle diverse esperienze politiche, vengono chiamati a svolgere il compito di direttori di questi gruppi. Quasi un ceto speciale a disposizione delle esigenze di polizia asimmetrica necessarie ai diversi gruppi di governo. Ed è interessante sottolineare, in ragione di ciò, come il personale degli ispettorati non provenisse anzitutto dal partito, ma dall’amministrazione statale. Tutto ciò segna una delle specificità, ma anche degli snodi più interessanti e ancora poco sviluppati, della situazione totalitaria italiana. In relazione a questo ceto di professionisti della “pubblica sicurezza” sono paradigmatiche le figure di Giuseppe Gueli, a capo dell’ispettorato triestino, ma soprattutto del celebre Cesare Mori, il “prefetto di ferro”, la cui anarchica libertà d’azione nella lotta alla mafia assume un valore tutto diverso alla luce delle esigenze di polizia di cui fu espressione.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: Le polizie e il mantenimento del nuovo ordine


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Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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