La Polonia tra liberalismo conservatore e conservatorismo nazionale
- 20 Febbraio 2017

La Polonia tra liberalismo conservatore e conservatorismo nazionale

Scritto da Carla Tonini

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I governi di Diritto e Giustizia

Nel 2005, l’ondata di scandali che avevano travolto l’allora governo a guida socialdemocratica, aveva portato Diritto e Giustizia al potere. La crescita dei consensi al PiS, sino a quel momento un partito marginale sulla scena politica, fu merito soprattutto di Lech Kaczyński, che durante l’incarico di sindaco di Varsavia, si era distinto per le campagne contro la corruzione, per i divieti imposti alle manifestazioni in favore dei diritti degli omosessuali, per il sostegno alla “Parata della gente normale”. Nella campagna elettorale del 2005, Diritto e Giustizia introdusse importanti correzioni al programma. In campo economico sostenne il cosiddetto “interventismo moderno dello Stato”, un misto di controllo statale sulle imprese nazionali strategiche, soprattutto nel settore energetico, e libero mercato, unito a politiche sociali redistributive, ispirate al solidarismo di matrice cattolica e al socialismo, che includevano sussidi alle famiglie, ai giovani che volevano sposarsi, congedi di maternità molto lunghi, aumento del salario minimo per i lavoratori.

Il primo governo a guida PiS ebbe breve durata; anch’esso, come il precedente a guida SLD, fu travolto da scandali che colpirono gli alleati nella coalizione, la “Lega delle famiglie polacche” (LPR) e “Autodifesa” (Samobrona), due partiti della destra ultranazionalista e ultracattolica. Nei due anni in cui fu al potere il PiS introdusse una versione più radicale della “lustrazione” che fu estesa a tutti i dipendenti dell’amministrazione statale- circa 700.000 persone nate prima del 1972 – attuò una parte del programma clericale e nazionalista sostenuto dall’alleato della “Lega delle famiglie polacche”, come l’esclusione dai curriculum scolastici di grandi scrittori come Joseph Conrad, Bruno Schulz, Franz Kafka e Fëdor Dostoevskij, in quanto detrattori dello spirito nazionale della Polonia e dei valori cristiani che ne sono alla base.

Negli anni successivi alla sconfitta elettorale del 2007, Diritto e Giustizia ha sostenuto la necessità di costruire, in Polonia, un nuovo modello di Stato, di tipo autoritario, nel quale, come spiegava un opuscolo del 2011 scritto da due ex membri del partito comunista polacco, le istituzioni statali – la magistratura, i servizi segreti e i media – avrebbero dovuto attuare la “volontà del centro di direzione politica”.  I due autori dell’opuscolo sono stati, dopo la vittoria elettorale del 2015, i principali artefici della riforma della Corte costituzionale che punta al suo totale controllo da parte dell’esecutivo.

Una volta tornato al potere, Kaczyński ha scelto un governo che riflette le varie anime di Diritto e Giustizia. Per rassicurare gli investitori stranieri e l’Unione Europea, gli affari economici sono stati affidati ai “pragmatici”, come Mateusz Morawiecki, ex presidente della Banca occidentale e Jarosław Szałamacha, ministro delle Finanze, ministri prudenti che dovrebbero dare nuovo slancio all’economia e sostenere il welfare senza aumentare il deficit di bilancio. All’inizio del 2016, Morawiecki ha lanciato l’ambizioso piano per lo “sviluppo consapevole”, che prevede grandi investimenti statali in imprese selezionate dal governo, da finanziare con i fondi dell’Unione Europea – ottantasei miliardi di euro fino al 2020.

Il piano di sviluppo economico previsto da Morawiecki è di importanza fondamentale considerata la spesa prevista per la politica sociale: nell’aprile del 2016 è stato avviato il piano “Famiglia 500 plus” che prevede, a prescindere dal reddito, un sussidio mensile di 500 złoty per il secondo e i successivi figli fino al compimento dei loro diciotto anni. Sino ad oggi sono state quasi tre milioni le famiglie beneficiarie del programma, molte di più di quanto previsto. In novembre il governo ha approvato le misure per abbassare l’età pensionabile a sessant’anni per le donne e a sessantacinque per gli uomini, ha innalzato il salario minimo dei lavoratori a tempo pieno e approvato l’elenco dei medicinali gratuiti per gli ultra sessantacinquenni.

La componente nazionalista e conservatrice nel governo è rappresentata dai ministri della Difesa, della Giustizia e degli Interni, rispettivamente Antoni Macierewicz, Zbigniew Ziobro e Mariusz Błaszczak, che avevano fatto parte del governo a guida PiS nel 2005-2007. Macierewicz, simpatizzante del partito di estrema destra “Movimento Nazionale” (RN) e dell’emittente cattolica Radio Maria, nota per le sue posizioni xenofobe e antisemite, è uno dei principali sostenitori della tesi del complotto russo che, nel 2010, avrebbe portato all’abbattimento dell’aereo presidenziale e alla morte di Lech Kaczynski, a quel tempo presidente della Repubblica. Una volta insediati, tutti e tre i ministri hanno iniziato estese epurazioni nei rispettivi settori: dall’esercito sono stati allontanati oltre mille alti ufficiali, dalla Procura e dalle forze di polizia centinaia di funzionari, sostituiti con persone senza le qualifiche necessarie ma fedeli all’esecutivo.

Grazie alla maggioranza assoluta in parlamento, il governo ha realizzato alcuni importanti punti del proprio programma. In campo istituzionale, ha aumentato il numero dei giudici della Corte costituzionale nominati dal governo e introdotto l’ordine cronologico nella revisione dei casi sottoposti alla Corte, a prescindere dalla loro importanza, il che implica che le riforme introdotte dal governo siano giudicate per ultime. Nello stesso tempo ha assunto il controllo totale dei media e, se fosse approvata, la nuova legge sulla “decomunistizzazione” dell’amministrazione statale, porterebbe alla resa dei conti con ciò che resta dei veri o presunti collaboratori con il passato regime comunista.

L’intensità con cui il governo introduce provvedimenti o ne annuncia di nuovi e la violenza verbale usata contro chiunque osi contrastarli, sono difficili da comprendere se non consideriamo il sentimento di rivalsa che anima Jarosław Kaczyński e i politici che lo sostengono. Per tutti costoro, la vittoria del 2015 è stata la rivincita dopo tutte le umiliazioni inflitte loro da parte delle élite liberali, che essi accusano di avere firmato l’accordo con i comunisti nel 1989, permettendo loro di riciclarsi nel nuovo sistema democratico, di avere portato alla caduta del loro primo governo e di avere causato l’incidente aereo che portato alla morte di Lech Kaczyński. Il desiderio di vendetta è alla base sia dei tentativi di processare molti degli ex colleghi di Solidarność, tra i quali l’ex presidente della Repubblica Lech Wałęsa e l’ex primo ministro Donald Tusk, sia della frenesia con cui vengono annullati i cambiamenti introdotti durante i governi della PO. Un buon esempio di tutto ciò è la decisione di annullare la riforma della scuola, che aveva innalzato l’inizio dell’età scolare a sei anni, secondo le regole europee, e introdotto il ginnasio dopo le scuole primarie, per tornare al modello in vigore durante il regime comunista, con inizio della scuola elementare a sette anni e prolungamento della stessa fino a quindici anni.

Molte delle decisioni prese dal governo PiS hanno sollevato proteste sia nel paese che all’estero. La Commissione Europea ha, a più riprese, chiesto alla Polonia di revocare i cambiamenti introdotti nel funzionamento della Corte costituzionale, mentre nel paese il Comitato in difesa della Democrazia (KOD) ha organizzato manifestazioni di protesta contro le politiche restrittive del governo nel campo dei media e della giustizia. In alcuni casi il governo si è arreso di fronte alle proteste sociali, come è successo a seguito della massiccia mobilitazione delle donne polacche contro un ulteriore inasprimento della legge sull’interruzione di gravidanza, già ora una delle più restrittive del mondo occidentale.

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Scritto da
Carla Tonini

Docente di Storia dell'Europa orientale presso l'Università degli Studi di Bologna. Specialista di storia della Polonia su cui ha scritto e curato numerose pubblicazioni

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