Lo Stato Islamico a est di Raqqa: “A Oriente del Califfo” di Emanuele Giordana

Stato Islamico

Recensione a: Emanuele Giordana (a cura di), A Oriente del Califfo. A est di Raqqa: il progetto dello Stato Islamico per la conquista dei musulmani non arabi, Rosenberg & Sellier, Torino 2017, pp. 188, 15 euro (scheda libro).


Il lavoro collettaneo curato da Emanuele Giordana è un libro necessario e soprattutto originale nell’approccio e negli argomenti discussi. Se infatti la pubblicistica italiana non ha evitato l’urgenza di occuparsi dell’ISIS, trattandone principalmente la dimensione storico-ideologica, A Oriente del Califfo sceglie una strada diversa, concentrandosi sul tentativo di penetrazione dello Stato Islamico in Asia, «un mondo variegato e disomogeneo che comprende i paesi musulmani più popolosi del pianeta» (p.11). I 15 saggi raccolti, dunque, si articolano seguendo la parabola jihadista che abbraccia le repubbliche dell’ex URSS, l’Afghanistan, il Pakistan e l’India, la Cina e il Sud-Est Asiatico.

La forma del collettaneo è certamente tipica dell’accademia anglosassone, meno di quella italiana. Il lavoro organizzato da Giordana si unisce a L’ultimo califfato curato da Massimiliano Trentin a formare una (ancora) piccola biblioteca di saggi sullo Stato Islamico che si propone di seguire un approccio esplorativo moderno e rigoroso, capace di utilizzare fonti in lingua inglese –non a caso la maggior parte delle opere citate nei saggi di A Oriente del Califfo sono internazionali- e non limitato alla descrizione fattuale e giornalistica del fenomeno.

Di conseguenza, la vera forza dell’opera è quella di rispettare l’intento fondamentale, chiaramente espresso nella prefazione, di tentare di comprendere le ragioni che rendono il messaggio radicale dello Stato Islamico attraente, non in senso assoluto ma specificamente legato alle condizioni sociali e politiche delle singole entità statali che compongono l’Asia centro-orientale.

Nella prima parte delle sei in cui si divido i saggi raccolti da Giordana il focus è sull’impalcatura storica e strategica sviluppata dall’ISIS. Giuliano Battiston, dunque, riflette sul “parricidio” che è prima momento fondante nell’affrancamento dello Stato Islamico da al-Qaeda, poi origine di un programma politico che ambisce ad allargare il proprio abbraccio a est del Levante. Il veicolo, o meglio i veicoli, attraverso cui questo messaggio viene esportato non si limitano alla manu militari, articolandosi in una rete comunicativa estremamente moderna e dotata di una precisa dimensione estetica.

La riflessione di Tiziana Guerrisi sulla macchina comunicativa dello Stato Islamico è il ponte perfetto per inoltrarsi nella sezione successiva del testo, quella in cui Lucia Sgueglia e lo stesso Giordana approcciano l’ex Unione Sovietica e l’Asia centrale. La consecutio è chiara: il vulnus trasmesso dalla propaganda dell’ISIS aderisce con sorprendente vigore in una regione che è «uno dei centri storici di elaborazione in materia di giurisprudenza islamica (fiqh), di irradiazione del pensiero sufi (tasavvuf) e di produzione libresca» (p.55), trovando terreno fertile nella variegata massa di emarginati economici prodotta dalla non ancora completamente assorbita disgregazione dell’URSS.

Il processo di radicalizzazione in Asia centrale, dunque, segue un binario peculiare, forse più simile a quello europeo, di matrice per lo più economico-sociale e non prettamente ideologica (p.63). Va segnalato che da questa sezione emerge chiaramente la linea editoriale promossa da Giordana: de-costruire il soggetto Stato Islamico attraverso le specificità dell’azione locale, portando alla luce la plasticità di Daesh e del messaggio da esso diffuso.

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Classe 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna – Campus di Forlì. Attualmente (estate 2017) sta scrivendo una tesi sulle Relazioni Internazionali dell’Iran come conclusione dell’MSc in Middle East Politics presso la SOAS, University of London.

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