La questione della legittimità. Intervista ad Alberto Negri. Estratto da “Il trono di sabbia”

Alberto Negri

L’intervista che pubblichiamo è un estratto dal volume Il trono di sabbia. Stato, nazione e potere in medio oriente edito da Rosenberg & Sellier e a cura dei redattori di Pandora. Si tratta di un volume di interviste ad importanti esperti italiani di Medio Oriente e un esperimento editoriale che muove dal desiderio di capire e approfondire un tema cruciale come quello del concetto di Stato nei paesi mediorientali. Il volume è disponibile nelle librerie delle città italiane e nei principali store online (tra cui Amazon e IBS). Alberto Negri è giornalista esperto di Medio Oriente, analista dell’Ispi; per decenni inviato in vari teatri di guerra in Asia, nei Balcani e in Africa. Ha pubblicato Il musulmano errante nel 2017 per i tipi di Rosenberg & Sellier. 


Il concetto di legittimità è centrale nella teoria dello stato. Legittimo è, in senso giuridico, quel potere che agisce – quando presenti – in piena conformità alle norme costituzionali, oppure, in ottemperanza di un diritto che può essere divino o di successione dinastica. Tuttavia, questa dimensione, per così dire formale, non risolve una questione più profonda che è tanto tipica delle democrazie, quanto dei regimi di tipo autoritario: il potere ha sempre la necessità di legittimarsi di fronte al proprio popolo, perché è solo attraverso la costruzione (o l’imposizione) di una traiettoria comune tra governanti e governati che i regimi trovano la propria stabilità.

In Medio Oriente la saldatura tra i regimi, spesso di tipo autoritario, e i cittadini è avvenuta e tuttora avviene tramite il ricorso alla violenza e al controllo orwelliano della popolazione, tramite narrative e strutture settarie, ma anche attraverso la forza, talvolta dirompente, delle ideologie, siano esse nazionalistiche, di stampo socialista o di origine religiosa. Tuttavia, la storia, anche quella più recente, ha mostrato come questa saldatura sia generalmente precaria, spesso viziata dall’incapacità propria dei regimi autoritari di crearsi uno spazio di legittimità che resista all’evolversi delle contingenze storiche e che, soprattutto, riesca a rispondere in modo elastico dalle richieste socioeconomiche e politiche dei cittadini. Dall’intervista che segue emerge chiaramente quello che forse è il peccato originale dello stato mediorientale: i confini e le strutture di potere che in larga parte definiscono ancora oggi la regione sono il frutto artificiale dell’azione delle potenze coloniali, potenze che hanno disegnato la mappa del Medio Oriente del Nordafrica secondo logiche di convenienza e interesse; le stesse logiche che, in forma diversa, spingono ancora oggi attori esterni a invischiarsi nelle dinamiche politiche regionali. In sostanza, per i regimi mediorientali la questione della legittimità si pone su almeno due piani diversi ma coincidenti: quello domestico, rappresentato dalla lotta per il mantenimento del potere, e quello esterno che si manifesta nella necessità di sfruttare a proprio favore o di respingere attivamente le pressioni ricevute dagli attori regionali e dalle potenze globali.

Per tutte queste ragioni, quando si parla di legittimità in riferimento ai regimi mediorientali e nordafricani si apre un vaso di Pandora che, abbracciando le più importanti tappe di evoluzione storica, politica e sociale della regione, contiene si sé stesso le caratteristiche peculiari e le criticità assunte dalla forma stato in Medio Oriente.


Quando si parla dell’intersezione tra stato e potere, il tema della legittimità è centrale. Questo è ancora più evidente in una regione, il Medio Oriente, in cui la somma di turbolenze politiche, economiche, sociali e religiose impone ai detentori del potere la continua sfida di dover legittimare – spesso attraverso l’uso della violenza – il proprio regime. A suo giudizio esiste oggi, nella regione, un regime che può dirsi veramente e completamente legittimo e dunque stabile?

Alberto Negri: Direi nessuno. E direi nessuno per un motivo legato alla storia della regione: praticamente tutti gli stati del Medio Oriente e del Nordafrica nascono dall’occupazione coloniale e poi attraversano l’epoca della decolonizzazione. Prima la disgregazione dell’Impero Ottomano, che è fondamentale perché dà luogo a entità territoriali che non erano storicamente mai esistite, e in secondo luogo gli stati coloniali che si consolidano dopo la spartizione anglo-francese (celebre l’Accordo di Sykes-Picot del 1916) e la Seconda guerra mondiale. Quindi quello dell’epoca coloniale e della successiva decolonizzazione è un marchio di origine che il Medio Oriente si trascina ancora oggi. In questo senso gli esempi sono molteplici.

La Turchia stessa è un moncone di quello che era l’Impero Ottomano e che, nell’ideologia di Mustafa Kemal detto Atatürk[1], deve ricomprendere la popolazione di etnia turca dell’Impero. Tuttavia, proprio la realtà multietnica impone ad Atatürk di inventarsi la nozione stessa di turco: la popolazione turca era formata da componenti diverse, da quella armena a quella curda, da quella circassa ai vari gruppi linguistici, per non parlare poi delle diverse declinazioni dell’islam presenti nell’Impero, di cui la più evidente di tutti era quella degli Aleviti. Mustafa Kemal si trova, quindi, a costruire sotto l’ideologia nazionalista turca uno stato composto da etnie e religioni differenti: è la stessa storia che si trovano ad affrontate l’Iraq, la Siria, il Libano – che è forse l’esempio più chiaro – e che poi è alla base della questione israelo-palestinese. Ci troviamo di fronte a territori spesso e volentieri ricompresi entro confini, i cosiddetti stati-nazionali, che in realtà di “nazionale” hanno poco perché sono entità multietniche, multi-religiose e multinazionali, unite da confini molto spesso studiati a tavolino e stabiliti artificialmente attraverso i trattati che seguirono quello di Versailles del 1919, dalla Conferenza di Sanremo (1920) al Trattato di Losanna (1923).

Questo processo vale anche per l’area araba nordafricana. Lo stato che ha, probabilmente, la componente etnica più omogenea è l’Egitto, ma già lo stato tunisino presenta una forte componente berbera, per non parlare poi dell’Algeria e del Marocco, il quale può essere considerato, in qualche modo, lo stato più legittimato del Nordafrica vista la continuità monarchica che affonda nella tradizione secolare della monarchia alawide. La storia algerina, invece, è particolarmente singolare: si tratta dell’unico stato dell’area nato da un conflitto coloniale, quello contro la Francia che costa all’Algeria un milione di morti e che porterà agli Accordi di Évian del 1962 e all’indipendenza della Repubblica socialista algerina. La storia dell’Algeria è singolare anche vista la lunghissima eredità coloniale francese che comincia nel 1832 e che ne fa un territorio metropolitano: chi nasceva in Algeria otteneva direttamente il passaporto francese e questo diede origine a una serie di paradossi, il cui esempio più tipico è quello dei capi della rivolta anticoloniale, incluso il famosissimo Ahmed Ben Bella[2], che, in virtù della cittadinanza francese avevano combattuto per Parigi nella Seconda guerra mondiale.

La Giordania è poi un altro caso molto interessante: la nazione nasce come stato cuscinetto nell’area della Transgiordania voluto da Winston Churchill per dare un regno a quella monarchia hashemita che era stata sconfitta ed espulsa dall’Arabia Saudita, partecipando alla rivolta di Lawrence d’Arabia[3] che aveva dato il via alle rivolte arabe del 1916-1918.

La stessa Arabia Saudita, la cui unità territoriale ci può sembra- re di lunga data, in realtà è anch’essa uno spezzone dell’Impero Ottomano da dove i custodi della Mecca e Medina, ovvero gli hashemiti, vennero espulsi a favore della famiglia degli al-Saud e della dinastia wahabita. Lo stesso Wahabismo ha, proprio nella Arabia Saudita e soprattutto nella penisola araba, declinazioni molto diverse che sono arrivate finanche a esplodere, come nel caso del recente contrasto tra Riyad e Doha. In Arabia Saudita non va poi dimenticata la presenza di una forte componente sciita che occupa la zona nord del paese.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Legittimità e stabilità

Pagina 2: Dal colonialismo alle grandi ideologie sovranazionali

Pagina 3: Gli stati mediorientali al centro della politica internazionale


[1] Mustafa Kemal (1881-1938) è stato un militare e politico turco, unanimemente considerato il fondatore della Turchia moderna, tanto da guadagnarsi il soprannome di Atatürk, letteralmente il padre dei turchi.

[2] Ahmed Ben Bella (1916-2012) è stato un importante esponente del Fnl, il fronte di liberazione nazionale algerino, nonché primo presidente eletto in Algeria.

[3] Lawrence d’Arabia, pseudonimo di Thomas Edward Lawrence (1888-1935), è stato un militare britannico divenuto famoso per aver guidato la Rivolta Araba del 1916-1918 e per questo riconosciuto come uno dei simboli del nazionalismo arabo.


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Classe 1994. PhD candidate in Government and International Affairs alla Durham University. Le sue ricerche si concentrano principalmente sulla politica estera iraniana, il Golfo Persico e la questione nucleare in Medio Oriente.

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