Un’analisi delle elezioni del 4 marzo: “Una nuova Italia” a cura di Cavallaro, Diamanti e Pregliasco
- 07 Agosto 2018

Un’analisi delle elezioni del 4 marzo: “Una nuova Italia” a cura di Cavallaro, Diamanti e Pregliasco

Scritto da Andrea Pareschi

10 minuti di lettura

Pagina 2 – Torna all’inizio

Geografia e demografia del voto, opinioni dell’elettorato

La seconda parte del volume mappa e illustra le preferenze dell’elettorato. Il quinto capitolo segnala dapprima come il calo di affluenza alle urne rispetto al 2013 sia stato più accentuato in particolare in Emilia-Romagna, con alcune aree del Sud in controtendenza. Mappe relative alla coalizione vincitrice e al partito di maggioranza relativa nei 232 collegi uninominali della Camera riflettono un’Italia quasi divisa in due, in cui la Lega è il primo partito in larga parte del Nord, il M5S si è aggiudicato 70 dei 73 seggi meridionali ed è arrivato al 46% nella metà di essi, mentre la coalizione del PD ha prevalso soltanto in 28 collegi. Ad un esame dettagliato dei risultati dei quattro partiti maggiori si aggiungono, inoltre, analisi del consenso delle varie forze politiche e dei tre schieramenti principali nei Comuni italiani, a seconda della loro dimensione, e nei Sistemi Locali del Lavoro identificati dall’ISTAT, a seconda della loro specializzazione produttiva[3].

Questa ricchezza di analisi empiriche relativamente dirette (tabulazioni incrociate) consente agli autori di mettere in luce specifici elementi di prova, usati acutamente come chiavi interpretative di più ampi fenomeni. Ad esempio, la triplicazione delle percentuali della Lega nel suo tradizionale bacino veneto-lombardo, unita alla breccia aperta nei collegi del Centro (17%) e di Sud e Isole (6%), mostra come il cambiamento di rotta di Salvini sia comunque riuscito a convincere “una base storica e identitaria, legata ai temi regionalisti che animavano la Lega Nord di Bossi, della bontà della svolta impressa al partito”. Sul versante opposto, dal 2013 il PD ha perso il 35% dei suoi elettori in Emilia-Romagna, conquistando soltanto 16 dei 40 seggi delle (ormai ex) “regioni rosse” contro i 33 di allora. Solo nei grandi centri urbani il PD guadagna terreno rispetto al 2013, sempre però in presenza di un cleavage che gli vale il favore dei quartieri benestanti ma non delle periferie: emblematicamente,

il profilo dei tre collegi urbani dove il centro-sinistra ottiene i suoi migliori risultati (Torino Centro, Roma-Trionfale, Milano-Porta Romana) è molto elevato: tra il 25 e il 34% di laureati, contro una media nazionale dell’11%, un imponibile medio superiore ai 30.000 euro nel 2016, contro i 20.000 nazionali.

Il sesto capitolo espone i parametri di un apposito sondaggio, realizzato da Quorum/YouTrend per mettere in relazione le scelte di voto con caratteristiche sociodemografiche quali:

  • genere (uomo, donna)
  • fascia d’età (18-24, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, over 65)
  • istruzione (licenza media o inferiore, diploma di scuola superiore, laurea)
  • occupazione (lavoratore autonomo o imprenditore, dipendente pubblico, dipendente privato, disoccupato, casalinga, studente, pensionato)[4].

Mentre il consenso dei partiti non sembra variare fra i sessi, l’analisi per età rivela come in tutte le fasce la Lega ottenga percentuali simili al suo 17% complessivo, il M5S raccolga un sostegno ampio nelle fasce più giovani (con un picco del 41% in quella 18-24) ma receda fra le due categorie over 55, verso le quali il PD è addirittura il partito più sbilanciato. PD, +Europa e LeU sono forti in particolare tra i laureati, mentre il consenso a FI e Lega decresce all’aumento del livello di studi raggiunto; il M5S tocca il massimo sostegno nella categoria intermedia, quella dei diplomati.

Sono però le categorie occupazionali ad evidenziare le differenze più emblematiche tra i blocchi sociali dei partiti. Rispetto al 19% ottenuto su base nazionale, il PD raggiunge il 21% fra gli studenti e addirittura il 26% tra i pensionati, “tiene” fra lavoratori autonomi e imprenditori (18%), ma cessa di avere fra i dipendenti pubblici (19%) un bacino privilegiato, addirittura scendendo al 9% tra i disoccupati. Quasi un disoccupato su due sostiene il M5S (47%), che convince anche ampie porzioni di casalinghe (46%), studenti (38%) e dipendenti privati (37%). Il partito di Berlusconi conferma una discreta presa fra i pensionati (20%), ma il suo consenso scende rispetto al passato tra le casalinghe (14%) e nell’influente constituency dell’imprenditoria e del lavoro autonomo (13%). La Lega ottiene un consenso bilanciato fra tutti i gruppi sociali, tanto che, in linea con i propositi suggeriti dall’analisi del suo programma elettorale, “la [sua] penetrazione nell’ambito del lavoro dipendente appare consistente sia nel settore privato che in quello pubblico”.

Sulla base dello stesso sondaggio, il settimo capitolo illustra le attitudini dei cittadini italiani nei confronti di quattordici affermazioni legate ai temi della campagna elettorale, classificate come “condivise” se almeno il 65% esprime una stessa opinione (favorevole o contraria). Diritti degli omosessuali e istruzione universitaria gratuita appaiono dunque temi condivisi, così come, con maggioranze bulgare, il taglio dei costi della politica, l’obbligo di vaccinazione e l’idea che non si debba andare in pensione più tardi anche se si vive più a lungo. Per converso, oltre il 50% degli intervistati approva le affermazioni “Un italiano deve avere la precedenza su un immigrato, a parità di condizioni”; “Penso che dovremmo riprenderci la sovranità che ci ha tolto l’Europa”; “Dentro casa mia devo potermi difendere, anche sparando, se posso”.

Un ulteriore tassello è dato dall’esame della distribuzione delle attitudini fra i sostenitori di PD, M5S, FI e Lega. Spaccato su temi legati a immigrazione e uscita dall’euro, sensibile al richiamo della sovranità e della difesa armata di casa propria, l’elettorato pentastellato mantiene comunque compattezza sulle tematiche anti-establishment tipiche del partito, con le quali anche l’opinione generale è in sintonia. La base del PD, relativamente unita su integrazione europea e accoglienza ai migranti, non è sorda ai cavalli di battaglia di Lega e M5S, anzi; e si mostra divisa sull’istruzione universitaria gratuita e molto meno che unanime nel sostegno al Jobs Act. Anche alla luce delle conclusioni dei capitoli precedenti, il partito

sembra rimasto così in mezzo al guado, tra i flutti di una deludente “corsa al centro” dell’ex segretario Renzi e le posizioni della sua base storica, risultando alla fine più vulnerabile e meno compatto. Da una parte, infatti, soffre l’attrazione verso una (seppur debolmente rappresentata) agenda di sinistra, legata al lavoro, al welfare e all’istruzione; dall’altro, si spacca su tematiche che arrivano da destra, come la flat tax, la legittima difesa, ma anche richiami a un certo tipo di nativismo, forse basato sulla convinzione che la coperta sia troppo corta per accontentare tutti.

Continua a leggere – Pagina seguente


[3] Nel testo i SLL sono definiti, citando Coppola e Mazzotta (2005), come “aggregazioni di unità territoriali che identificano mercati di lavoro omogenei”: omogenei in quanto corrispondenti a “raggruppamenti di comuni limitrofi tra di loro, al cui interno le persone tendono a spostarsi con maggiore frequenza e che possiedono un sistema produttivo simile”.

[4] Dati abbastanza simili, relativi alla geografia e alla demografia del voto, erano stati pubblicati da YouTrend già a marzo in un dossier scaricabile gratuitamente: http://www.youtrend.it/2018/03/16/il-dossier-sulle-politiche-2018/


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Andrea Pareschi

Policy officer responsabile delle politiche digitali nella Delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’UE. Professore a contratto di Sistema Politico Italiano all’Università di Bologna tra il 2020 e il 2022. Nel 2019 ha conseguito un dottorato di ricerca in Political Science, European Politics and International Relations presso la Scuola Superiore Sant’Anna e le università di Siena, Pisa e Firenze. Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, ha frequentato il Collegio Superiore di Bologna. Ha trascorso soggiorni di ricerca presso l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e il King’s College London.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici