D-Day. L’alba di un nuovo ordine mondiale
- 05 Giugno 2017

D-Day. L’alba di un nuovo ordine mondiale

Scritto da Alberto Prina Cerai

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Al via le preparazioni di Overlord: le difese tedesche affidate all’ispezione di Erwin Rommel

A pochi mesi dallo sbarco alleato la situazione della Wehrmacht destava particolari preoccupazioni, soprattutto lungo il fronte orientale: nel solo 1943 furono messi fuori combattimento 2.086.000 soldati tedeschi. A Occidente, nonostante Hitler avesse udito alcune voci sull’imminente invasione dell’Europa da parte delle forze anglo-americane, tutto taceva e ogni preoccupazione era messa in discussione dalla – apparente più che confermata – solidità delle postazioni difensive del Vallo Atlantico, un muro di cemento che si estendeva dalla Norvegia ai Pirenei. Il mito sorto intorno all’invulnerabilità del Vallo, ben propagandato dal ministro Goebbels, finì per contagiare tutto l’Alto Comando tedesco, fino allo stesso Führer. Gli Alleati dovevano soltanto stabilire con precisione quale zona delle Francia sarebbe stata interessata dall’operazione. Scartata l’ipotesi di Calais, ritenuta troppo ovvia per una serie di ragioni climatiche e geografiche, la scelta doveva ricadere fra l’alta o la bassa Normandia. Sbarcare in Occidente significava affrontare il nemico nel suo punto di maggiore preparazione difensiva e dove si aspettava con più probabilità un eventuale attacco: Hitler era convinto che gli alleati avrebbero compiuto un tentativo contro il Vallo, non altrove, per risolvere definitivamente il conflitto. Ciò comportava enormi problemi, dalla pianificazione logistica, all’assicurarsi che si creassero condizioni metereologiche favorevoli, allestire un imponente forza d’invasione che includesse la Marina, l’Aviazione e l’Esercito, il tutto mantenendo la massima segretezza. Un tentativo di tal genere inoltre, mai sperimentato prima, poteva anche risolversi in un enorme insuccesso dalle conseguenze inimmaginabili. Chi avrebbe condotto una simile operazione? Nel Natale del 1943 il Comando Supremo di Overlord era così composto: Dwight Eisenhower Comandante Supremo; vice comandante A. W. Tedder, maresciallo dell’aria; capo delle forze d’invasione, maresciallo B. L. Montgomery; capo delle forze della Marina, ammiraglio Bertram Ramsay; capo delle forze aeree, il maresciallo dell’aria Strafford Leigh-Mallory. Al momento della nomina il nuovo Comandante Supremo, Eisenhower, aveva 54 anni e una carriera non particolarmente brillante. Tutti erano convinti che la scelta ricadesse sul generale George Marshall, il più abile stratega delle forze armate americane; in realtà fu quest’ultimo, impegnato nelle operazioni nel Pacifico, ad indicare la figura di Eisenhower, come scrisse lo storico David Howarth[1]. A differenza di “Ike”, il maresciallo Montgomery era al culmine della sua popolarità quando lasciò il comando della 8º Armata britannica per raggiungere il nuovo comando di Overlord. Era stato il vincitore dell’altro comandante mitologico che avrebbe assunto l’incarico di ispezionare le difese costiere del Vallo Atlantico: Erwin Rommel, meglio conosciuto all’apice della sua leggenda come la «volpe del deserto» nella campagna in Nord Africa. Tale nomina, in sottordine al maresciallo von Rundstedt, Comandante Supremo sul fronte occidentale, lo aveva profondamente deluso; una delusione accompagnata però da un razionale disappunto, fin dalla sua prima visita, alle difese schierate lungo la costa atlantica. Completamente esposte ai bombardamenti aerei alleati, con la Lutfwaffe completamente inutilizzabile per controllare lo spazio aereo nel nord della Francia, le coste erano sì disseminate di campi minati, casematte e altre diaboliche fortificazioni, ma le batterie costiere non erano in grado di rispondere al fuoco di sbarramento che si sarebbe scatenato dalle corazzate anglo-americane in supporto alle forze di sbarco. Era la costa francese che più preoccupava Rommel; divenuto comandante del Gruppo di Armate B dell’Ovest nel gennaio del 1944, con il compito di stroncare l’invasione qualora si fosse verificata tra l’Olanda e la Loira, si scontrò da subito con il suo superiore von Rundstedt sulla strategia difensiva: il primo proponeva una resistenza rigida, per bloccare sulle spiagge le forze d’invasione, il secondo propendeva per una difesa elastica, permettendo gli sbarchi per poi opporre un’azione tattica controffensiva in punti più idonei. Nonostante si fosse scatenata una diatriba negli alti comandi tedeschi, che mal vedevano la figura di Rommel in un ruolo così decisivo, la situazione generale del Vallo non era così drammatica. Le fortificazioni erano tutto fuorché una finzione.

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Scritto da
Alberto Prina Cerai

Dopo le lauree all’Università di Torino e all’Università di Bologna, ha svolto un periodo di ricerca presso il King’s College di Londra. Ha completato in seguito un Corso Executive in Affari Strategici presso la LUISS School of Government, una PhD Summer School con Politecnico di Milano-EIT Raw Materials su materiali critici ed economia circolare ed un Master con la Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI). Attualmente svolge attività di consulenza e analisi, oltre a collaborare con Luiss University Press. Si interessa dell’intersezione tra materie prime, tecnologia, ambiente e geopolitica.

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