Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel

Braudel

Quest’opera, pubblicata per la prima volta nel 1949, ha rappresentato un vero e proprio momento di rottura nella storiografia contemporanea. Poco conosciuto al pubblico italiano, Fernand Braudel è stato il principale rappresentante della cosiddetta seconda generazione dell’École des Annales, fondata da Lucien Febvre e Marc Bloch alla fine degli anni Venti a partire dalla rivista Annales d’histoire économique et sociale, una rivista dalla quale nascerà un modo totalmente nuovo di studiare la storia, probabilmente il più rivoluzionario di tutto il Novecento.

Quali sono dunque i tratti distintivi di questo approccio storiografico? Perché il libro di Braudel sul Mediterraneo fornisce ancora oggi molti spunti interessanti, non solo per leggere la storia, ma anche per riflettere ad esempio sulla geopolitica di questo spazio? Perché la storia è necessaria a immaginare un futuro aperto e potenziale?

Andiamo con ordine, per quanto riguarda la prima domanda si può rispondere affermando che sono almeno quattro le caratteristiche peculiari dell’École des Annales:

  • L’interdisciplinarietà, ovvero, l’idea che la storia debba fuoriuscire dal suo «immobilismo accademico» aprendosi alle altre discipline, e lo stesso titolo della prima rivista Annales d’histoire économique et sociale mostra chiaramente come essa venga fin da subito pensata nelle sue strette correlazioni che la legano all’economia e al sociale. Non a caso infatti, soprattutto Febvre e Bloch guardano con interesse al marxismo e alla psicanalisi intendendoli entrambi come nuove modalità di presentare la pluralità dell’esperienza umana. Da qui poi l’interesse storico per le «dimensioni viventi della persona», come il lavoro o gli stili di vita, segni di una pratica storiografica radicalmente differente rispetto a quella ottocentesca classica.
  • Oggetto della storia può così diventare lo stesso mondo contemporaneo e non solo ciò che è temporalmente lontano. Lo storico può finalmente cominciare a occuparsi anche di fatti che lo coinvolgono in prima persona, e rispetto ai quali non vi deve essere per forza quel distacco solitamente richiesto in nome di un presunto oggettivismo epistemologico.
  • Nasce allora il desiderio di scrivere una «storia totale», non limitandosi più ai meri aspetti politici, militari o diplomatici.
  • Il racconto storiografico passa dunque dallo studio degli ‘eventi’ (l’histoire événementielle come la chiamano Bloch e Febvre che schiaccia la storia sulla storia-politica) a quello delle strutture, delle ricorrenze, delle interconnessioni, guardando al passato come ad un «flusso» e non come ad una somma di epoche o manifestazioni di qualche Spirito. 

Diventa inoltre chiaro il perché nel 1946 la rivista cambi il proprio nome in Annales. Economies, Sociètès, Civilisation; come afferma Marc Bloch: «Abbiamo riconosciuto che, in una società, qualunque essa sia, tutto si lega e si condiziona vicendevolmente: la struttura politica e sociale, l’economia, le credenze, le manifestazioni più elementari come le più sottili della mentalità umana»[1].

Nasce infatti un’attenzione alla psicologia collettiva, alla sensibilità e quotidianità degli uomini comuni che permette il recupero di alcuni soggetti, spesso relegati ai margini della storia, quali ad esempio le donne, i contadini o i poveri. Si crea insomma uno sguardo storico attento ai diversi livelli della realtà sociale e intenzionato a osservare, senza creare separazioni, la complessità dei processi che contemporaneamente scorrono e plasmano un determinato spazio di vita.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La nascita dell’École des Annales

Pagina 2: Una nuova geografia per la storia

Pagina 3: Il Mediterraneo di Braudel


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Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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