“Psicopolitica” di Byung-Chul Han

Byung-Chul Han

Recensione a: Byung-Chul Han, Psicopolitica, traduzione di Federica Buongiorno, nottetempo, Milano 2016, pp. 120, 12 euro (scheda libro).


Quando si parla di big data, intendiamo un fenomeno di portata enorme e in continua evoluzione. I big data sono grandi sistemi di aggregazione di informazioni, che superano di molto le capacità di raccolta dei tradizionali hardware. Con il progresso e lo sviluppo degli algoritmi che governano internet, i social network e soprattutto le grandi piattaforme di e-commerce, i big data vengono considerati il “petrolio”, la nuova fonte di ricchezza della nostra epoca. E questo, perché le informazioni che i big data raccolgono riguardano la vita, le preferenze, i gusti di noi come “cittadini del Web”. Informazioni, che possono essere scambiate, vendute e acquisite.

I prodotti consigliati “che ti potrebbero interessare” su Amazon; le playlist automaticamente modellate sui gusti musicali degli utenti prodotte dall’algoritmo di Spotify; la codificazione da parte di Netflix di centinaia e centinaia di “micro-generi” cinematografici sulla base delle scelte degli stessi utenti. Tutti questi sono esempi di utilizzo dei big data da parte dei colossi del Web. Il meccanismo è molto semplice: gli algoritmi regolano il funzionamento di queste piattaforme ed estraggono informazioni dall’attività dei singoli soggetti che usufruiscono della loro offerta. Tale aspetto presenta risvolti particolarmente spinosi in termini di controllo e omologazione.

Ed è proprio del controllo sociale al tempo dei big data, della sorveglianza digitale nell’epoca della società dell’informazione, che parla un saggio pubblicato per la prima volta nel 2014 – ma ora quanto mai attuale – intitolato Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere (Nottetempo, 2016) ed è opera del filosofo e teorico della cultura sudcoreano Byung-Chul Han[1].

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In Psicopolitica, Han ha condotto un grande, ma allo stesso tempo arduo e rischioso, tentativo di condensare e attualizzare il pensiero di Michel Foucault e della Scuola di Francoforte riguardo la critica del “potere”. Il tutto, in un saggio di cento pagine, una sorta di breviario del pensiero critico contemporaneo.

In fondo, la domanda che attraversa tutto il saggio di Han è semplice: nella società dell’iper-connessione, di un internet senza barriere, siamo veramente liberi?

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Dai big data alla sorveglianza digitale

Pagina 2: Dal “potere disciplinare” al “potere intelligente”

Pagina 3: I big data. Una nuova dialettica dell’illuminismo


[1] Classe ’59, Byung-Chul Han è docente di filosofia e studi culturali all’Universität der Künste di Berlino. Prima di trasferirsi in Germania negli anni ’80, Han studia metallurgia. Arrivato a Berlino si dedica allo studio della letteratura tedesca e della teologia cristiana. Nel 1994 ottiene il dottorato di ricerca con una tesi su Martin Heidegger. I suoi interessi spaziano dallo studio dei fenomeni comunicativi nelle società contemporanee, allo studio della filosofia orientale e all’estetica. Tra le sue ultime pubblicazioni troviamo Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, 2017), Filosofia del buddhismo zen, (Nottetempo, 2018) e il più recente La salvezza del bello (Nottetempo, 2019), dedicato interamente alla concezione del “bello” nell’incrocio tra arte e la nuova società digitale.


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Laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, sta concludendo la laurea magistrale in Mass Media e Politica all'Università di Bologna - Campus di Forlì. Interessato alla Sociologia dei processi culturali e comunicativi, sta scrivendo una tesi sulla teoria del potere di Michel Foucault in relazione ai nuovi sviluppi della società nell'epoca dei Big Data.

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