All politics is local: la Turchia alle urne per le elezioni amministrative
- 29 Marzo 2019

All politics is local: la Turchia alle urne per le elezioni amministrative

Scritto da Federico Lanza

16 minuti di lettura

È doverosa, innanzitutto, una precisazione terminologica: in Turchia, le elezioni amministrative vengono indicate con il termine “locali” (yerel seçimler). Noi faremo fede al lessico politico a cui siamo abituati e le chiameremo, semplicemente, elezioni amministrative. Si voterà questa domenica, in un unico turno.

Queste elezioni sono “storiche” sotto diversi punti di vista: si tratta della prima tornata elettorale a livello locale in cui alla guida del paese c’è Recep Tayyip Erdoğan. Quelle precedenti, a marzo del 2014, anticiparono di pochi mesi la prima elezione diretta, tramite voto popolare, del capo dello stato. In secondo luogo, quelle di domenica 31 marzo saranno le prime elezioni amministrative organizzate sotto il sistema politico di stampo presidenziale esecutivo, approvato con il referendum del 2017 ed entrato in vigore a luglio 2018 con l’emanazione di 74 articoli per armonizzare l’apparato normativo al nuovo sistema. Terzo punto, e il più rilevante a parere di chi scrive, è che (salvo elezioni anticipate) i cittadini turchi non saranno più chiamati ai seggi fino al 2023, quando la Repubblica di Turchia festeggerà il centenario delle sua fondazione e Erdoğan cercherà la rielezione a Presidente della Repubblica, in una congiuntura storico-politica dall’alto valore simbolico, e non del tutto figlia del caso. Il periodo post-elettorale (e l’esito delle urne) sarà rilevante per le future mosse politiche di Erdoğan e la “normalizzazione” della vita politica dopo un ciclo elettorale iniziato nel 2017.

Questo articolo vuole essere, da un lato, una panoramica sulla storia professionale e politica dei candidati a guidare le tre principali città del paese (İstanbul, İzmir e Ankara) per i prossimi cinque anni e sulla loro macro area politico-culturale di provenienza Dall’altro, vuole spiegare come determinate istituzioni, pratiche e agenzie di socializzazione non siano scomparse nella transizione da un sistema statale imperiale ad uno stato-nazione moderno bensì il motivo per cui queste istituzioni, pratiche e agenzie di socializzazione “had succeeded in infiltrating the new national order[1]. Come è possibile spiegare la presenza di tradizioni locali e affiliazioni di tipo clanico all’interno di un progetto politico-sociale di modernità statale? In che modo queste istituzioni, pratiche e agenzie di socializzazione influenzano il funzionamento di elementi tipici della modernità, come i partiti politici e il processo elettorale? Cercare di rispondere a queste domande è un passaggio fondamentale per capire alcuni meccanismi di funzionamento della “informal politics” turca.

Prima di addentrarci in un’analisi più complessa, è utile fornire alcuni numeri per contestualizzare le elezioni e illustrare la complessa struttura amministrativa dello stato turco. Si voterà dalle 7:00 alle 16:00 nelle province di Adıyaman, Ağrı, Artvin, Bingöl, Bitlis, Diyarbakır, Elazığ, Erzincan, Erzurum, Antep, Giresun, Gümüşhane, Hakkari, Kars, Malatya, Maraş, Mardin, Muş, Ordu, Rize, Siirt, Sivas, Trabzon, Dersim, Urfa, Van, Bayburt, Batman, Şırnak, Ardahan, Iğdır e Kilis. A causa della notevole estensione territoriale del paese, è prassi abituale aprire e chiudere un’ora prima i seggi più ad Est (regione del Mar Nero orientale, Anatolia orientale, centrale e sud-orientale), mentre nel resto del paese le sezioni apriranno alle 8:00 e chiuderanno alle 17:00.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: L’atto finale di costruzione della Nuova Turchia?

Pagina 3: Il ruolo chiave di strumenti e relazioni informali


[1] M. E. Meeker, A Nation of Empire. The Ottoman Legacy of Turkish Modernity, London, University of California Press, 2001.


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Scritto da
Federico Lanza

Nato nel 1994. Frequenta il corso di laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici presso l'Università di Pavia. La sua area di studi è la Turchia: si interessa di nazionalismo, etnicità, processi politici e studi strategici.

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