Verso un ritorno al fascismo? Note su un fenomeno attuale
- 27 Ottobre 2017

Verso un ritorno al fascismo? Note su un fenomeno attuale

Scritto da Diletta Alese e Giulio Saputo

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Che fare? Qualche risposta al diffondersi del fascismo

In estrema sintesi, abbiamo una società senza memoria, specchio di un sistema istituzionale e di valori in crisi, che attraverso i social e i media vede legittimare spesso un imbarbarimento delle soluzioni e delle proposte da parte di una classe dirigente incapace di uno “sforzo creativo” (Schuman) per uscire dall’impasse.

In questo contesto qualsiasi narrazione che promette di essere “antisistema”, come quella sovranista o quella fascista, rischia di avere una forte presa su una cittadinanza senza fiducia. Occorre, dunque, invertire questa tendenza e stimolare i cittadini a partecipare e a credere ancora nella democrazia e nelle istituzioni nazionali e sovranazionali. Dobbiamo pensare che lo stesso percorso di costruzione dell’Europa rappresentava proprio una risposta alle degenerazioni del nazionalismo in totalitarismo per favorire invece l’«unità nella diversità» di un continente come esempio e promessa di pace per il mondo. Dal sostanziale stallo che ha vissuto dopo il 2007, l’Unione ha perso la rotta, ribaltando spesso l’inventario ideologico che la Resistenza aveva posto a fondamento del processo di integrazione: le soluzioni intergovernative e non democratiche, l’approccio securitario-tecnico all’immigrazione e le misure di austerity hanno creato una seria perdita di legittimità delle istituzioni europee. A questo si aggiungano gli attacchi indecenti di numerose forze politiche che hanno indicato l’Ue come capro espiatorio dei propri fallimenti o di tutti i mali dei nostri tempi.

Tutto questo deve finire. L’Europa deve tornare ad essere un’occasione per tutti, non solo per una ristretta élite o perché rappresenta “il male minore” di un mondo senza futuro. Non basta più il solo rifiuto di una cultura e una pratica politica obsoleta ormai normalizzata, ma è essenziale ricostituire l’impegno per la costruzione di un nuovo ordine democratico a livello sovranazionale fondato sui principi dell’anti-fascismo. Allo stesso modo, non basta la mera opposizione al revanscismo nazionalista, ma diventa sempre più urgente un cambiamento istituzionale e costituzionale dell’Unione Europea.

In sintesi, non è più sufficiente la mera negazione e decostruzione delle idee illusorie e menzognere del fascismo e del nazionalismo, ma è necessaria una campagna di contenuto istituzionale e politico, una battaglia di civiltà sul piano continentale.

Da un lato, è necessario lo sforzo di tutte le forze progressiste per costruire un’egemonia “gramsciana” sul piano culturale e del dibattito pubblico, elevando il livello dell’analisi e degli obiettivi, lasciando in un angolo chi si ostina a rimanere schiavo del nazionalismo metodologico (Beck), parlando direttamente ai cittadini che hanno un disperato bisogno di risposte. Dall’altro, per uscire dal pericolo reale di una «guerra tra poveri» tra migranti ed emarginati, sarebbe necessario smettere di scontrarsi sullo “zero virgola” per quanto riguarda le possibilità di fare deficit sul piano nazionale. Il problema non è il dito, ma la luna: il rilancio dello sviluppo per uscire dalla crisi economica va fatto sul piano continentale attraverso un serio cambiamento istituzionale. È in Europa che deve essere pensata la tutela del lavoratore e non solo del capitale. Per avere dei risultati concreti servirebbe però un’Unione in grado di superare i suoi dissidi interni, politicamente forte, dotata di una politica estera, economica e fiscale unica e non ostaggio di alcuni governi colti da una deriva sempre più autoritaria. Per questo possiamo solo sperare in una riforma del meccanismo istituzionale dell’area euro che crei gli strumenti necessari per far fronte a queste sfide politiche. In questo senso lasciano aperta una finestra di opportunità il discorso di Juncker (SOTEU) e quello di Macron (Sorbona) solo se indirizzati in un processo democratico che stimoli la reale partecipazione dei cittadini europei alla definizione del futuro della loro comunità di destino e se accompagnati da significative politiche incentrate sulla solidarietà.

L’obiettivo è quello di completare il sogno della Resistenza, realizzare un’Europa unita e democratica. Fino ad allora la lotta non sarà finita ed ognuno di noi sarà responsabile individualmente delle proprie scelte: non ci resta che decidere che mondo lasciare alle prossime generazioni. Questa forse è la grande narrazione, “lo sforzo creativo” che ci permette ancora di avere fiducia nella politica, nelle istituzioni ma soprattutto, nel futuro.

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Scritto da
Diletta Alese e Giulio Saputo

Diletta Alese è laureata in Sociologia presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, specializzata nell’analisi e nello studio dei fenomeni migratori, dei processi di securitizzazione e delle discriminazioni di genere. Giulio Saputo è laureato in Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli studi di Firenze, già Segretario Generale della GFE, è attualmente nel consiglio di presidenza del CIME e uno dei responsabili dell’UD del MFE.

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