Che ne sarà di Cuba?

Cuba

Cuba alle porte del 2020 è sotto la pressione di numerosi fattori, esterni ed interni. A 60 anni dalla vittoria dell’esercito ribelle di Fidel Castro, resisterà la rivoluzione alle forze che spingono per un cambiamento? Lo stato socialista sarà in grado di governare una transizione graduale, come avvenuto in Cina negli anni Ottanta, o ci sarà una normalizzazione rapida al modello di mercato del vicino nordamericano? Quella che segue è una riflessione sul possibile futuro dell’isola caraibica, mentre un nuovo attore si presenta sulla scena: la “classe media” cubana.

Cuba nel secolo XXI: luci e ombre di 60 anni di castrismo

Il 2019 è un anno di ricorrenze e novità per l’isola caraibica: a gennaio si è celebrato il sessantesimo anniversario della vittoria dell’esercito ribelle di Fidel Castro sulla dittatura di Fulgencio Batista.

A febbraio, poi, è stata ratificata da referendum popolare la nuova costituzione, che sostituisce quella del 1976. Il voto è stato accompagnato da una tenace campagna social dell’opposizione, illegale a Cuba, la quale tradizionalmente manifesta il suo disaccordo astenendosi o votando bianco. L’86% degli elettori ha votato a favore, con un’affluenza del 84%.

Nella nuova costituzione, benché si dichiari che Cuba non tornerà mai al capitalismo, si riconoscono le forme di proprietà privata, cooperativa e mista, ratificando così il processo di apertura dell’economia socialista iniziato negli anni Novanta. La salute pubblica è definita responsabilità dello Stato, l’educazione un diritto per tutti; nel diritto di famiglia si riconosce il matrimonio egualitario, i minori sono soggetti di diritto, si afferma la responsabilità dei figli nella cura dei padri e dei nonni. Le spiagge e i giacimenti naturali sono proprietà pubblica, propriedad socialista de todo el pueblo, i mezzi di comunicazione non possono essere proprietà privata, riconfermando quindi il controllo statale sulla stampa ufficiale.

Cuba

Si ringrazia l’artista cubano Julio César García per la concessione della foto Armando, appartenente alla serie “El reino de este mundo”, 2018.

 

Inoltre, dall’aprile del 2018, il presidente cubano è Miguel Díaz-Canel, il primo che non porta il cognome Castro dal 1959. Ma soprattutto rappresenta una nuova generazione politica, che non avendo combattuto nella rivoluzione non ha la stessa legittimazione delle armi della generazione precedente. Una legittimazione che dovrà guadagnarsi con l’azione di governo, attraverso la soluzione dei vari e urgenti problemi dell’isola. Innanzitutto, quelli economici.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Cuba nel secolo XXI

Pagina 2: Cuba: paese in via di sviluppo, problemi da paese sviluppato

Pagina 3: L’alternativa è dentro Cuba


La foto di copertina dell’articolo, scattata a L’Avana Vecchia, è di Giacomo Buzzao – [CC0 Creative Commons], attraverso unsplash.com


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Siciliano classe 1988, dottorando in Economia a La Sapienza. Ha studiato e vissuto in Francia, Italia e America Latina. L’economia di quest’area del mondo è anche oggetto della sua ricerca accademica. Allo studio ha affiancato un’intensa esperienza politica, prima nell’Onda studentesca e poi nei Giovani Democratici. Coltiva passioni per letteratura di viaggio, bicicletta e scrittura.

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