“Il demone della politica. Antologia di scritti (1958-2015)” di Mario Tronti
- 18 Giugno 2019

“Il demone della politica. Antologia di scritti (1958-2015)” di Mario Tronti

Scritto da Giulio M. Cavalli

8 minuti di lettura

Recensione a: Mario Tronti, Il demone della politica. Antologia di scritti (1958-2015), a cura di Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila M. H. Mascat, Il Mulino, Bologna, 2017, pp. 656 (scheda libro).


La recensione che qui presentiamo inaugura una collaborazione con Prospettive italiane, gruppo di ricerca promosso da alcuni studenti di filosofia dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Questa recensione traccia, seguendo le diverse sezioni dell’antologia in questione, un profilo complessivo del percorso filosofico-politico di Mario Tronti. Sarà successivamente integrata da una serie di articoli che approfondiranno le diverse fasi del suo pensiero, qui delineate nelle loro linee generali.


Ospitata nella collana «XX secolo» diretta da Carlo Galli e Alberto De Bernardi per i tipi del Mulino, Il demone della politica è la prima antologia ragionata e sistematica degli scritti di Mario Tronti (Roma, 1931), uno tra i maggiori intellettuali italiani del secondo Novecento. L’antologia, curata da Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila M. H. Mascat, dal punto di vista editoriale ha il grande merito di fornire per la prima volta una panoramica completa dell’evoluzione del pensiero trontiano fin dai primi interventi nel dibattito marxista italiano (1958-1959), raccogliendo in tutto ventinove testi, molti dei quali difficilmente reperibili perché sparsi in riviste e collettanee, attentamente annotati e preceduti da un’utilissima introduzione a sei mani.

I curatori hanno opportunamente suddiviso gli scritti in quattro sezioni, che seguono un ordine cronologico che è anche tematico, e che si configurano quindi come le quattro principali tappe evolutive del pensiero di Tronti. La sezione più ampia è dedicata agli scritti immediatamente successivi alla stagione operaista, quasi a voler ricordare al lettore che Tronti non è stato soltanto «il padre nobile dell’operaismo italiano» (p. 11), ma un filosofo a tutto tondo, tanto radicale – come si vedrà – da mettere più volte in questione le sue stesse idee con estrema lucidità. Quando ci si trova davanti a un percorso intellettuale così complesso e tortuoso è allora quanto mai opportuno, come dichiarano in apertura i curatori, «offrire un’immagine quanto più completa possibile dell’itinerario dell’autore, segnalandone continuità e discontinuità, senza per questo pretendere una coerenza assoluta della traiettoria trontiana o, inversamente, sviluppare una critica serrata di ogni suo passaggio» (p. 11).

Nella prima fase del suo pensiero (1958-1967), coincidente con la stagione operaista e culminata nella chiusura della rivista «Classe operaia» (1964-1967), Tronti muove dalla critica a una certa ricezione del marxismo in Italia: l’obiettivo polemico è, sul piano teorico, la ricezione idealistica, e sul piano pratico il «gramscismo incarnato dal gruppo dirigente del Pci» (p. 12). Nel saggio Tra materialismo dialettico e filosofia della prassi. Gramsci e Labriola (1959), Tronti ricostruisce la ricezione italiana di Marx nei suoi momenti salienti, notando che «per la filosofia italiana, Marx è stato il punto d’appoggio per arrivare a Hegel. […] Marx ha introdotto Hegel in Italia» (p. 84) ed «è dunque alle origini dell’idealismo italiano» (p. 87). Gramsci è invece voluto tornare a Marx attraverso una serrata critica all’idealismo italiano: se per Croce e Gentile il Marx di Labriola fu il mezzo per arrivare a Hegel, al contrario per Gramsci lo Hegel degli idealisti italiani fu il mezzo per arrivare a una più profonda comprensione del marxismo. Tronti riconosce perciò a Gramsci «il merito di rivendicare l’autonomia e l’autosufficienza filosofica del marxismo» (p. 13); tuttavia, il carattere aperto e problematico del marxismo gramsciano, inteso come filosofia della praxis, cioè dell’atto impuro, rimanendo vincolato a una critica del pensiero borghese si dimostra incapace di «investire l’intera realtà della società capitalistica. Per essere originale e autonomo rispetto a tutte le filosofie precedenti, il marxismo deve quindi presentarsi come scienza» (p. 13).

Negli sviluppi successivi Tronti combina l’interpretazione “scientista” del marxismo con il carattere soggettivo e parziale dell’azione storica concreta della classe operaia. Decisivo a tal proposito è l’incontro con Raniero Panzieri e la nascita dei «Quaderni rossi» (1961-1963), a cui egli contribuisce con alcuni articoli nei quali viene definitivamente compiuta l’identificazione della classe operaia con la forza propulsiva soggettiva del capitalismo. Negli articoli La fabbrica e la società (1962) e Il piano del capitale (1963), poi inclusi in Operai e capitale (1966), Tronti analizza le trasformazioni della società di massa e dei rapporti di classe, che propendono verso politiche d’integrazione della classe operaia (perseguite peraltro dallo stesso Pci), contro le quali il pensatore romano rivendica il radicalismo «di chi si rifiuta di collaborare allo sviluppo per bloccare la riproduzione del sistema. Viene quindi tracciata un’alternativa tra “classe operaia organizzata dal capitale” e classe operaia come “sua interna contraddizione”» (p. 17).

L’inversione del rapporto tra operai e capitale compiuta da Tronti in quegli anni segna la rottura con Panzieri e la nascita di «Classe operaia», esperienza che, negli ultimi due anni, dovrà convivere con una situazione politica bloccata, nella quale falliscono sia i tentativi riformisti del centrosinistra, sia le spinte operaistiche interne al Pci. Gli inediti di Operai e capitale, e in particolare il saggio su Marx, forza lavoro, classe operaia, contengono già alcuni ripensamenti relativi alla distinzione tra teoria e prassi, forza-lavoro e classe operaia, tattica e strategia, partito e classe, che si tradurranno, nella fase successiva, nel riavvicinamento di Tronti al Pci, nella misura in cui la lotta di classe dovrà essere condotta anche su un piano eminentemente politico e istituzionale.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La stagione operaista

Pagina 2: Tronti e l’autonomia del politico

Pagina 3: Tentare il possibile per raggiungere l’impossibile


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Scritto da
Giulio M. Cavalli

Laureato in Scienze filosofiche presso l'Università di Bologna con una tesi in filosofia teoretica. È membro di Prospettive italiane (Bologna) e socio fondatore del Centro Studi Giorgio Colli (Torino). Ha al suo attivo pubblicazioni e partecipazioni a convegni nazionali e internazionali.

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