“Toward a New Social Contract”: uno studio della Banca Mondiale sulle diseguaglianze

“Toward a New Social Contract” uno studio della Banca Mondiale sulle diseguaglianze

La Banca Mondiale (d’ora innanzi BM) ha recentemente pubblicato uno studio intitolato Verso un nuovo contratto sociale: contrastare le disuguaglianze in Europa ed Asia centrale (Toward a New Social Contract: Taking on Distributional Tensions in Europe and Central Asia). Il presente articolo si propone di riportare i contenuti ed i pareri formulati in questo studio, i quali possono aiutare il lettore a comprendere le basi del dibattito riguardo le diseguaglianze, dibattito sempre più importante a livello di istituzioni internazionali e di policy maker. Come spiegato dalla stessa BM, l’aumento delle diseguaglianze sembra essere un fenomeno intimamente collegato a quello dell’aumento delle tensioni sociali e dell’ascesa dei populismi. La comprensione della società e della realtà politica attuali non possono prescindere da una riflessione sulla diseguaglianza e sulla sua percezione da parte dei cittadini. La BM fu una delle istituzioni create nel 1944 insieme all’FMI come risultato del rafforzamento delle correnti di pensiero internazionalista. Il principale obiettivo di questa istituzione è quello di contrastare e ridurre la povertà; la BM finanzia inoltre ricerche in tema economico tra cui quella oggetto di questo articolo che non si limita allo studio del fenomeno ma fornisce anche alcuni suggerimenti pratici di policy da adottare.

L’area europea è una delle più avanzate in termini di eguaglianza e politica a contrasto delle diseguaglianze a livello mondiale. Ben 23 dei 30 paesi con coefficiente di Gini (una delle più accreditate misure quantitative della diseguaglianza) più basso a livello mondiale appartengono infatti a quest’area. Una misura rilevante dell’intervento dello stato per appianare le diseguaglianze è misurata dalla differenza di coefficiente di Gini prima e dopo le politiche di redistribuzione dei redditi (basate sulla tassazione ed i sussidi). In Europa le politiche statali a contrasto della diseguaglianza diminuiscono il coefficiente di Gini di 21 punti mentre in Giappone di 16, negli USA di 11. Un’altra misura rilevante dell’intervento dello Stato nell’economia per redistribuire le risorse in modo equo è il rapporto tra le tasse riscosse ed il PIL: questo è a 39% in Europa, 32% in Giappone e 27% negli USA.

L’andamento della diseguaglianza è in aumento in tutti i principali paesi europei e non. A livello OCSE, nel 1980 il 10% più ricco della popolazione guadagnava 7 volte il 10% più povero; nel 2018 il rapporto è aumentato fino a 9,6. In Europa nel 1995 la tassazione marginale più alta (media tra i vari paesi) era del 47% mentre nel 2008 è calata al 39%: questo dato è riferito agli scaglioni più alti della tassazione sui redditi da lavoro, in altre parole è l’aliquota che si applica solamente alla fascia più ricca della popolazione. Il netto calo del prelievo fiscale dalle coorti più benestanti, rende le politiche di redistribuzione degli stati meno efficaci. Di conseguenza le disuguaglianze sono in aumento come mostrato dal grafico che segue il quale mostra l’incremento dell’indice di Gini nei paesi europei tra il 2011 ed il 2018:

Diseguaglianze

La mancanza di crescita economica ha reso per la prima volta da tempo il futuro dei giovani più insicuro ed incerto di quello della generazione precedente. In Europa, la soglia di reddito per rendere la probabilità di divenire poveri (così come definito dai rispettivi enti statistici nazionali) inferiore all’8% è aumentata da 34 euro al giorno per il periodo 2005/8 a 40 del periodo 2011/14 mostrando come l’insicurezza della situazione economica individuale sia aumentata. Il dato riportato sopra significa che è in corso uno slittamento delle classi di reddito medie e medio basse verso quelle basse, rendendo la situazione dei percettori di redditi intermedi più insicura e fragile. Ciò contribuisce non solamente ad aumentare la diseguaglianza da un punto di vista quantitativo, ma a renderne reale e concreta la percezione da parte dei cittadini; nelle intenzioni di voto è infatti rilevante non tanto la diseguaglianza misurata dagli indicatori macroeconomici quanto la percezione che di essa ha la cittadinanza. L’aumento della diseguaglianza e dell’incertezza economica dei cittadini ha pesato psicologicamente sulla coesione sociale e sulla legittimazione dei sistemi democratici, mettendo in dubbio la loro capacità di garantire prosperità e crescita economica al pari degli anni passati.

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: Suggerimenti di policy


Crediti immagine: da Bui Hoang Lien [CC0 Creative Commons], attraverso unsplash.com.


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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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