Roberto Alajmo e Marco Carapezza compongono una sorta di storia alternativa della modernità, raccontata attraverso le vicende dei corpi.
Mattia Salvia prova a leggere lo “spirito del tempo” a partire da quei dettagli virali che spesso anticipano e condensano mutamenti profondi.
Davide Piacenza affronta le forme del dibattito pubblico contemporaneo, ormai strutturalmente dominato dalle dinamiche dei social media.
Lorenzo Baravalle - autore e voce di podcast - riflette sulla produzione culturale e sulla divulgazione storica.
“Democrazia alla prova”: tre giorni di analisi e dialoghi organizzati da Forum Disuguaglianze e Diversità e da Palazzo Ducale Genova.
Martina Ardizzi indaga i meccanismi profondi della mente e il loro rapporto con le sfide poste da un presente sempre più digitalizzato.
Anna Maria Lorusso ci guida nelle trasformazioni profonde del nostro modo di percepire, raccontare e interpretare il reale.
Paolo Verri e Edoardo Colombo riflettono sul turismo come ecosistema sociale complesso che rivela le tensioni e le aspirazioni del presente.
Monsignor Vincenzo Paglia offre la prospettiva della Chiesa cattolica sull’IA e sulla necessità di un’etica in questo ambito.
Claudia Iormetti riflette sullo sviluppo digitale come un diritto comune e sull’integrazione dell’IA nei contesti cooperativi e sociali.
Luca Ferrari riflette su educazione digitale e didattica inclusiva a partire dall’esperienza del corso di alta formazione Coo.de.
Federico Bomba riflette sul rapporto tra intelligenza artificiale, arte e società, a partire dalla rassegna di Sineglossa “The Next Real”.
Con “Sguardi nel sottosuolo” Natalino Irti ci riporta all’intima natura del diritto, e dunque della realtà che ci circonda.
Raffaele Alberto Ventura prova a ragionare sulla “classe disagiata” al capolinea e sulle contraddizioni insanabili del vivere moderno.
Riccardo Gasperina Geroni affronta la narrativa italiana tra ‘39 e ’62, in cui si è misurata la necessità di ricominciare dopo la catastrofe.
Antonio Zoppetti riflette su cause e conseguenze di quello “tsunami degli anglicismi” che ha investito il nostro Paese e la nostra lingua.