Raffaele Mauro illustra le possibili applicazioni dell’IA legate alla ricerca, in particolare nelle scienze della vita e nella medicina.
Gregorio Staglianò ricostruisce la storia del riconoscimento facciale, con le sue profonde implicazioni etiche e geopolitiche.
Federico Cugurullo riflette sul crescente numero di IA che contribuiscono ormai a scandire l’esperienza urbana di milioni di persone.
Andrea Venanzoni ricostruisce le figure di Peter Thiel e Alexander Karp e il milieu culturale della “tecnodestra”.
Chiara Lettieri riflette sulla cultura e sui meccanismi che danno forma alla Silicon Valley e alle sue grandi aziende tecnologiche.
Fabio Chiusi delinea criticamente i riferimenti culturali e la visione di futuro di Elon Musk, e le loro ricadute.
Irene Doda indaga le ideologie che permeano il capitalismo digitale e i suoi protagonisti, soffermandosi sul lungotermismo.
Migliorisi e Salvioli nel loro podcast hanno raccontato Sam Altman, ricostruendo le fratture che attraversano oggi il mondo dell’IA.
Luca Verzichelli riflette sull’allontanamento tra cittadini e istituzioni, a partire dal lavoro del progetto REDIRECT – REpresentative DIsconnect RECTification.
Massimo Chiriatti e Giuseppe Riva riflettono su come l’IA sta rimodellando il nostro modo di pensare e di prendere decisioni.
Lin Hsin-hui esplora i confini sempre più labili tra ciò che è autenticamente umano e ciò che è frutto di un algoritmo.
Andrea Venanzoni racconta i protagonisti, le idee, i riferimenti culturali, gli intrecci politici e finanziari della tecnodestra americana.
Antonio Padoa-Schioppa ripercorre i destini incrociati dell’evoluzione delle organizzazioni internazionali e di quella dell’Unione Europea.
Kōhei Saitō in “Il capitale nell’Antropocene” riflette su come sopravvivere ai mutamenti che l’umanità e il pianeta stanno affrontando.
Kieran Fox in “Sono parte dell’Infinito” (Egea 2025) offre la prima esplorazione approfondita della spiritualità di Albert Einstein.
Mattia Diletti riflette sulla polarizzazione della democrazia statunitense e sui rischi di una “guerra civile fredda”.