Alberto Mario Banti in "Wonderland" analizza l’assetto culturale che l’Occidente ha espresso dagli anni '30 agli anni '80. Un cinquantennio di storia culturale affrontato nel suo cuore - la produzione culturale di massa - e tenendo conto soprattutto della penetrazione dei nuovi media: cinema, radio, televisione.
Internet, i social network, gli smartphone non hanno cambiato i rapporti umani ma hanno livellato i rapporti tra classi dirigenti e cittadino comune innescando cambiamenti che, seppur con ritardo, anche la politica ha seguito.
L'analisi economica del settore riguardante le concessionarie di autostrade consente di valutare gli intrecci tra interessi statali e locali, tra interessi pubblici e privati ed i vari modi in cui i privati riescono ad accaparrarsi rendite a scapito della collettività.
Un’analisi del cosiddetto “Internet delle cose” per capire che cosa ci aspetta e quanto sarà potente l’impatto di questa rete di connessioni.
Un'intervista a Peppe Provenzano, vicedirettore della Svimez, per approfondire il complesso di questioni legate alla frattura Nord/Sud e alla “questione meridionale” che ha accompagnato la storia unitaria del nostro Paese.
A cura dei cofondatori di Quorum, agenzia che si occupa di ricerca e di comunicazione politica, e di YouTrend, webmagazine incentrato sui trend sociopolitici, "Una nuova Italia: Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo" offre mezzi per leggere premesse, esito e significati del voto.
Una riflessione - a partire dal ruolo fondamentale dello Stato come innovatore tecnologico - sul tema dell'innovazione “organizzativa” e sul ruolo che lo Stato può avere anche nel ripensare i modi con cui organizzare il lavoro nelle imprese.
Mario Pireddu in “Algoritmi” analizza la complessa realtà della Rete e i suoi meccanismi: l’odierna infrastruttura della conoscenza.
Protagonista attiva delle vicende politiche e sociali degli ultimi anni, come è raro che accada in molti altri paesi della regione, la società civile rappresenta per l'Iran un attore tutt’altro che immobile ed omogeneo.
Regolare il finanziamento della politica è una sfida ardua e vasta, che pone molteplici interrogativi, a partire dal tema del finanziamento dei partiti: uno degli strumenti principali che le democrazie moderne si sono date per favorire la partecipazione e il concorso di tutti i cittadini alla vita politica.
Giovanni Orsina in “La democrazia del narcisismo” propone una interpretazione “controcorrente” della decomposizione del politico.
Sin dalla sua costituzione, la Comunità Europea ha compiuto numerosi tentavi al fine di armonizzare la materia tributaria ma non si sono ancora raggiunti risultati concreti. Alcuni governi europei, inoltre, conducono politiche fiscali che portano ad una sempre più chiara e agguerrita "competizione fiscale".
Sunstein analizza il modo in cui i social network influenzano i comportamenti elettorali e la partecipazione dei cittadini alla democrazia.
Il problema non è revisionare le conoscenze storiche consolidate, ma l’uso strumentale che si desidera compiere con tali revisioni come nel caso dell'idea di "morte della patria", l’idea in forza della quale proprio con l’armistizio del 1943 è venuta meno dall’animo degli italiani l’idea stessa di patria.
Saranno le corporazioni multinazionali, in concerto con le istituzioni internazionali, a salvare il capitalismo neoliberale da disuguaglianze e neo-nazionalismo come auspicato da Colin Crouch nel suo ultimo libro? O, invece, andremo incontro a nuove forme di nazionalismo con caratteri neoliberali?
Il finanziamento pubblico ai partiti è uno degli strumenti principali che le democrazie si sono date per favorire la partecipazione e il concorso dei cittadini alla determinazione degli indirizzi politici collettivi. Il presente articolo affronta il tema illustrando la situazione normativa italiana.