Mario Giro in "Global Africa" invita ad andare oltre le semplificazioni e i luoghi comuni e ad approfondire la storia e l’attualità africana.
Laura Pennacchi invita a costruire una “teoria dei valori” e un “quadro di possibilità delle idealità” sottraendoli all'esclusività della sfera privata.
Éric Sadin esama i presupposti per evitare che lo stesso strumento che può garantirci prosperità e sviluppo si tramuti in macchinario di oppressione.
"Basta salari da fame!" di Marta Fana e Simone Fana, è un contributo fondamentale per la comprensione del un fenomeno del lavoro precario e povero.
Golini e Lo Prete mostrano come la crisi demografica costringa a ripensare tutto: sviluppo economico, lavoro, welfare e politica estera.
Il “progetto editoriale” di Giorgio La Malfa su John Maynard Keynes è una delle grandi imprese culturali italiane del nostro tempo.
Yves Mény offre una riflessione sulla crisi della democrazia liberale, colta dalla prospettiva del “popolo”, la sua chimera più fruttuosa e problematica.
Fiocco contribuisce ad una piena storicizzazione della figura di Togliatti, evidenziando i suoi lasciti principali e i nervi più scoperti della sua azione.
Emanuele Felice in “Il Sud, l’Italia e l’Europa” propone una preziosa lettura sia dei problemi storici dell’Italia che di quelli più recenti.
Per Pombeni è tempo di rivendicare una funzione alta della buona politica come arte del possibile e riconoscimento di una «comunità di destini».
Christian Blasberg ripercorre la storia della sinistra europea e dei suoi partiti alle prese con la nuova sfida delle forze populiste e con antichi problemi
Germano Dottori analizza gli obiettivi perseguiti da Donald Trump sulla scena internazionale, inquadrandone le scelte in una prospettiva di lungo periodo.
Massimo Baldini e Leonzio Rizzo ilustramo con chiarezza caratteristiche, posta in gioco, limiti ed esperienze di applicazione in altri paesi della flat tax.
A cinquant’anni dai fatti, Paolo Morando in “Prima di Piazza Fontana” affronta la “prova generale della strategia della tensione”.
Per Jonathan Wolff la grandezza di Marx è da ravvisarsi nell’originalità e nella capacità d’intuizione e di visione sistematica.